L’Alleanza contro la povertà sentinella del territorio marchigiano

Fabio Corradini spiega la proposta e l'importanza della logica del "fare rete" tra Pubblico e Privato

Nelle Marche, l’Alleanza contro la povertà è stata sottoscritta da Acli, Caritas, Cisl, Uil, Csv, Azione Cattolica, Confcooperative, Meic, Adiconsum, Gruppi di Volontariato Vincenziano, Banco Alimentare, Banca Etica, Actionaid, Lega Coop e Forum Terzo Settore (leggi qui l’articolo). Una rete di forze sociali e associazioni del Terzo settore impegnate a promuovere il Reis e le misure individuate dall’Alleanza contro la povertà a livello nazionale nonché a mettere a punto specifiche misure per contrastare l’esclusione economica e sociale nella nostra regione. Secondo il rapporto sulla povertà dell’Istat del 2015, in Italia tra le famiglie residenti che si trovano in condizione di povertà assoluta si contano più di 4 milioni di persone, circa il 6.8 % della popolazione residente (leggi qui l’articolo sulla disoccupazione). La povertà relativa è stabile nel 2014 al 10,3% del totale delle famiglie residenti, pari a 7.80315.000 persone. Nelle Marche la crisi ha fatto sentire i suoi effetti facendo salire la percentuale delle famiglie in condizione di povertà relativa da 5.4 % delle famiglie residenti del 2008 al 9.9 % del 2014.

Per comprendere meglio la proposta dell’Alleanza contro la povertà, Fabio Corradini ha affermato: «La logica che c’è dietro alle proposte dell’Alleanza è proprio quella di fare sistema e di fare ognuno al meglio la propria parte, ma con modalità di attuazione integrate evitando la sovrapposizione degli interventi, riducendo gli sprechi per accrescere efficienza ed efficacia delle politiche pubbliche per contrastare la povertà e favorire l’inclusione sociale! Siamo convinti che nelle Marche, grazie alla nostra “dote” (la storia, le capacità e la sensibilità di tutti gli attori pubblici e del privato sociale) – ha aggiunto Corradini -, si possa continuare a favorire politiche che coinvolgano i vari soggetti in una “sussidiarietà solidale” e operare per lo sviluppo qualitativo di un sistema a rete, che in questi anni ha garantito una tenuta significativa della coesione sociale nella nostra regione.

La sfida che abbiamo di fronte non è tanto capire”‘fin dove arriva il pubblico e dove inizia il privato sociale”, bensì se “il Pubblico ed il Privato Sociale nelle Marche sono in grado di fare sistema”, per creare una rete virtuosa che possa contrastare la povertà e migliorare la qualità della vita, costruendo un “modello d’intervento” condiviso. Quindi – ha concluso Corradini -, necessità sì di adeguare le risorse finanziarie e provare a sperimentare l’allargamento della platea dei possibili beneficiari, ma anche attivare nel migliore modo possibile la “rete di solidarietà” presente che coinvolga gli Enti Locali, le comunità, la società civile, capaci di essere ‘sentinelle del territorio’ e raccogliere le necessità che da esse emergono per dare risposte».

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