Slot Mob, capitalismo e Giubileo

L’azzardo di massa, incentivato dallo Stato, è l’atto di culto di un capitalismo che diventa una religione totalizzante che genera colpa e debito inestinguibili. Lo Slot Mob è un gesto di liberazione che risveglia la coscienza personale collettiva dentro le nostre città.

di Luigino Bruni*

Bisogna saper leggere il significato profondo dei tanti Slot Mob  che si sono svolti in diverse parti d’Italia (leggi l’articolo) nel primo sabato di maggio del 2016. La riscoperta festosa del legame sociale, che si esprime nel consumo collettivo in un bar senza azzardo, mette in evidenza ciò che manca oggi all’Europa e all’intero Occidente. Manca drammaticamente un grande progetto, perché è assente o affievolita una dimensione spirituale capace di sorreggere l’azione economica e civile.

Se, come ci ha mostrato Max Weber, il capitalismo è nato da uno spirito (quello della Riforma), che cosa diventa il capitalismo quando viene svuotato del suo spirito e al suo posto c’è solo materia e consumo? Quando, dopo la Seconda guerra mondiale nacque la prima comunità europea, le tragedie e l’enorme dolore di tutti e di ciascuno, crearono le pre-condizioni ideali e spirituali per immaginare e poi provare a realizzare una comune terra di pace e di prosperità. Quel grande progetto europeo si sta allontanando sempre più dal nostro orizzonte. E per capirne il perché dobbiamo compiere l’esercizio, ora molto arduo, di liberarci dalle cronache quotidiane e dalla logica del breve termine, e tornare all’origine, e riscoprire qui ed ora la nostra natura, vocazione, e destino.

L’Europa l’hanno fatta soprattutto mercanti e monaci, economia e spirito, e l’hanno fatta assieme. I mercanti, le grandi fiere, gli scambi, i trattati commerciali non avrebbero creato durante il Medioevo nessuna idea di Europa senza l’azione congiunta, complementare e co-essenziale del monachesimo, e poi di Francesco e di Domenico. Il cristianesimo e i suoi carismi (che hanno anche ereditato rielaborandola parte della cultura classica ed ebraica) hanno offerto quel soffio vitale e quel respiro che ha generato e nutrito l’Europa, inclusa la sua economia di mercato, il suo sistema di welfare (che è stato inventato dai carismi religiosi, non certamente dallo Stato), le sue banche.

Nella modernità a questo spirito originario si sono aggiunte, anche come sua parziale gemmazione, altre tradizioni ideali, che hanno continuato a nutrire e sviluppare l’Europa e la sua civiltà. Quando nel dopoguerra siamo arrivati all’attuale progetto europeo, le sue radici erano molto profonde: quella cattolica, quella socialista e quella liberale, tradizioni che ritroviamo, in proporzioni diverse, anche nella visione economico-sociale che sostiene la nostra Costituzione repubblicana, nata insieme al progetto europeo.

Questo spirito, uno e molteplice, dell’economia e della società europea è stato capace di alimentarla e di vivificarla, di farle raggiungere risultati straordinari. L’Europa oggi è in crisi non solo per la mancanza di una comune politica fiscale e per i debiti pubblici, ma soprattutto perché sono venute meno queste tradizioni ideali che hanno alimentato nei secoli il suo spirito. Tradizioni che nel sottosuolo sono ancora vive, sebbene con gradi diversi, ma le falde hanno perso contatto con i canali e gli acquedotti, e non dissetano più la terra né i suoi abitanti. Il suo spirito originale è sempre più fioco, né si vedono altri “spiriti” all’orizzonte capaci di svolgere la stessa funzione vitale e vivificante.

Quando una cultura perde il suo spirito (e noi lo stiamo perdendo completamente), si interrompe il suo soffio, anche quello civile ed economico. La carestia di spirito è oggi la prima forma di miseria che sta bloccando l’Europa, spegnendo nei suoi cittadini il sogno e l’idea stessa d’Europa.

All’Europa mancano soprattutto “nuovi monaci” e “nuovi monasteri”; manca l’«orare» per ricreare anche le precondizioni del «laborare». Spirituale vuol dire eccedenza, gratuità, libertà. E mancando monaci e spirito, il vuoto da loro lasciato nell’anima delle persone e dei popoli (che oggi non meno di ieri sono prima di tutto animali spirituali), lo stanno riempiendo i maghi, gli oroscopi, il gioco, le scommesse, i gratta-e-vinci, il bingo: cioè il nulla, che non è il «nada» di Giovanni della Croce, ma il nulla mortifero del niente dei culti idolatrici.

Chi promuove il movimento Slot Mob, come chiunque  partecipa ad uno dei momenti dove si premia la virtù  che sconfigge il destino, compie un’azione giubilare, un atto di liberazione.  

(*) Economista, editorialista di Avvenire,
ordinario di economia politica alla LUMSA


Per approndire:
La cronaca di Avvenire dello Slot Mob a Roma
Slot Mob propone un manifesto di democrazia economica
Il movimento dei Focolari aderisce a SlotMob

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