Un giallo in grado di scavare nelle verità della vita, lasciando parlare i sentimenti. C’erano tutti gli “ingredienti” capaci di rendere un romanzo davvero efficace ieri, 12 maggio, quando all’Università di Macerata, in un’Aula Magna gremita, il giornalista Rai e apprezzato scrittore Giancarlo Trapanese ha presentato la sua ultima creatura editoriale intitolata «Chi mi ha ucciso?», uscita nel dicembre scorso.

IMG_3875Per il professionista si è trattato di un emozionante ritorno nel capoluogo che l’ha visto protagonista, prima come studente alla facoltà di Giurisprudenza, poi come capo cronaca alla redazione del Corriere Adriatico e, infine, negli anni recenti come docente a contratto presso l’Unimc. Come sempre, sono stati l’originalità e la mai banale capacità di coinvolgere il pubblico ad appassionare la platea, accorsa numerosa all’invito di Trapanese in un ordinario giovedì pomeriggio.

L’incontro è stato introdotto dal rettore Luigi Lacchè, che si è detto entusiasta del dinamismo letterario del giornalista, in grado di far rivivere la sua figura nel personaggio del romanzo che porta il nome di Giorgio Catanese. «Apprezzo lo stile di un amico che abbiamo avuto il privilegio di avere anche come docente in Ateneo – ha esordito Lacchè – e che seguo anche in veste di narratore, che l’ha meritatamente portato ad una ribalta non solo marchigiana ma anche nazionale». Quindi, l’elogio del Rettore, che ha paragonato lo stile del giornalista anconetano ad un altro grande scrittore, Friedrich Dürrenmatt: «In quello che ritengo uno dei testi più riusciti, attraverso il detto imperituro “Omnia vincit amor”, ritroviamo nell’amore la soluzione di ogni mistero raccontato con una convincente e coinvolgente penna degna dei migliori gialli».

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Il rettore Luigi Lacchè nel suo intervento in Aula Magna

Per Trapanese l’esperienza editoriale si sta di fatto rivelando sempre più proficua, dopo gli ottimi consensi dei precedenti titoli editi nel tempo (ricordiamo, tra gli altri, l’esordio con «Luna traversa», «Da quanto tempo», «Sirena senza coda» e «Madre vendetta»). Come sempre, a far da collante alle parole dell’autore mai scontate e intrise di una verve lessicale accattivante, ci sono i sentimenti, vero motore dell’esistenza, oltre ogni calcolo umano.

Musei: apre al pubblico villa De Cordova di Sant'Isidoro a BagheriaNella trama di quello che è stato descritto come un «thriller metafisico» diciannove personaggi, uomini e donne, di età e provenienza diverse, si ritrovano in una misteriosa villa settecentesca, situata in un luogo indefinito; sono stati invitati a trascorrervi un breve soggiorno da un chimerico personaggio: «L’Autore». Nessuno di loro è riuscito a rifiutare l’invito, pur non conoscendone il motivo. Ma prima della cena rivelatrice di verità annunciate, in un clima ai confini della realtà, un delitto oscuro sconvolge le esistenze di tutti e provoca drammatici interrogativi.

Saranno il maresciallo Luigi Braschi e il suo amico giornalista Catanese a condurre le indagini, mentre gli altri personaggi intrecciano trame di passione e di risentimento: una lotta per la verità, che porta alla consapevolezza dell’inconsistenza e della mancanza di senso di ogni rigida distinzione tra realtà e irrealtà, e in generale tra piani dimensionali diversi (la villa stessa sembra essere una sorta di “stargate” tra universi paralleli).

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Sospesa tra reale e fantastico, tra confini incerti e un tempo adimensionale, priva di schemi ordinari e punti di riferimento, l’opera cattura l’attenzione del lettore, come sottolineato anche dagli interventi della professoressa Barbara Pojaghi, docente di Psicologia sociale, di Giorgio Iacobone, già questore di Ancona e Trento, nonchè capo della Mobile a Macerata ai tempi dell’incarico dello stesso Trapanese al quotidiano regionale.

Da parte di entrambi, sul versante psicologico la prima e sul fronte investigativo il secondo, il pieno plauso al romanzo in cui perdersi tra le parole equivale «ad andare oltre, ad abbracciare una sfida – come affermato dalla Pojaghi – per “allenarsi” a leggere la realtà al di là delle nostre strutture mentali, lasciandosi guidare dalla storia con una mente totalmente libera». A Iacobone, poi, il “compito” di allacciare la finzione alla realtà spiegando, attraverso ricordi e aneddoti personali, l’impegno della Polizia in fatto di indagini, agevolate oggi da moderni «servizi tecnici« e dal mai intramontabile fiuto che, anche nelle serie televisive, caratterizza le forze dell’ordine.

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Giancarlo Trapanese con, accanto, Giorgio Iacobone e Barbara Pojaghi

Animato dalle suggestive interpretazioni degli artisti Marco Di Stefano e Antonio Lucarini – ad impersonificare «L’Autore» – e accompagnato dal talento musicale, tutto marchigiano, del chitarrista Antonio Del Sordo e del violinista Marco Santini, che ha eseguito il brano «Il Cristo delle Marche» in omaggio alla scultura realizzata a Cingoli da Nazareno Rocchetti, l’incontro si è chiuso con la lettura, da parte dello stesso Giancarlo Trapanese, di una poesia di Pirandello, a testimoniare che è solo la potenza dell’amore e degli affetti la «chiave del futuro capace di superare ogni luogo e ogni tempo».

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L’esibizione di Del Sordo
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La voce recitante Antonio Lucarini

 

L'attore e regista Marco Di Stefano
L’attore e regista Marco Di Stefano
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Marco Santini

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