“Quanto hanno vissuto i discepoli di Emmaus, per una singolare e imperscrutabile elezione divina, oggi può essere sperimentato anche da voi chiamati ad assumere il ministero diaconale”, affermava il vescovo Giuliodori cinque anni fa, il 7 maggio del 2011, giorno in cui cinque Salvatore Bitonto, Valentino Morotti, Marino Foresi, Stefano Paoloni e Stefano Spernanzoni sono stati ordinati diaconi permanenti.

“Nella sua infinita bontà il Signore Gesù si è messo a camminare con ciascuno di voi, anche se magari non lo avete subito riconosciuto – continuava il Vescovo –, ha camminato con te Salvatore, attraverso lo sguardo tenerissimo della Vergine di Loreto patrona degli avieri; ha camminato con te Marino attraverso i volti delle coppie di fidanzati e delle tante persone anziane e bisognose che hai servito; ha camminato con te Valentino accompagnandoti dai ritmi alienanti delle discoteche a servire le solenni armonie liturgiche; ha camminato con te Stefano Paoloni facendosi piccolo ed emarginato per dilatare il tuo cuore sulle orme di don Oreste Benzi; ha camminato con te Stefano, sulle strade del Brasile, affidandoti migliaia di suoi bambini a cui far incontrare la speranza. Sì, il Signore ha camminato con voi, molto più a lungo di quanto possiate immaginare”.

Lo scorso 7 maggio ricorreva il quinto anniversario di questo evento, apice raggiunto dopo un lungo percorso di preparazione avviato da monsignor Luigi Conti già nel 2000 con un anno propedeutico, per verificare l’idoneità dei cinque. È seguita la scuola di teologia con gli anni di perfezionamento, anni in cui lo stesso Conti una volta ogni due settimane si riuniva con loro per spiegare ed approfondire alcune tematiche riguardanti i Padri della chiesa o quanto detto dall’allora Santo Padre Giovanni Paolo II.

In occasione della ricorrenza, abbiamo voluto ascoltare l’esperienza vissuta dai diaconi in questi cinque anni, cosa per loro è stato rilevante e come si sentono oggi.

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“Dall’ordinazione si è aperto un mondo nuovo, ciascuno di noi ha ricevuto una serie di piccolissimi incarichi all’interno della curia -ha affermato Marino Foresi; questo ci ha permesso di osservare più attentamente la chiesa come popolo di Dio in cammino. Ci siamo quindi calati all’interno delle realtà e delle necessità che ci sono all’interno della diocesi. Io personalmente seguo i corsi di preparazione al matrimonio e le persone anziane della casa di riposo di Porto Recanati. In questo compito scopro ogni giorno che abbiamo ancora tanto da imparare, e che il racconto è la cosa più importante: per gli anziani è importante raccontare, e noi abbiamo bisogno di capire come le cose si curino attraverso l’attesa. Bisogna avere la pazienza di ascoltare lo Spirito di Dio, perché mentre lo ascolti lui opera in te e anche quando sei nel dubbio ti permette di scegliere la via più giusta”.

“L’ordinazione ha portato in famiglia grande gioia e riconoscenza vero il Signore nostro Gesù Cristo – ha invece detto Salvatore Bitonto -, che ci ha chiamato, ci ha fermato e cammina con noi. Ci ha sostenuto nei momenti difficili in cui il nemico ha minato l’unità della nostra famiglia, situazioni accettate e sopportate grazie alla vicinanza di Dio padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. Penso che la chiamata sia stata un rinnovato Battesimo da riscoprire, cercando di vivere secondo lo Spirito, così già gratificato dalla grazia del Sacramento del Matrimonio il Signore si è ripresentato e, come pane spezzato, si è donato a me e alla mia famiglia per farci operai della sua vigna. In comunione con la mia sposa, possiamo affermare che davvero grandi cose opera l’Onnipotente.

“Dall’ordinazione ho ricevuto l’incarico di essere responsabile della casa d’accoglienza – ha dichiarato Stefano Spernanzoni -, bene o male ho continuato quello che già si faceva. Ho avuto tante fatiche, tanto lavoro concreto, ma anche tante grazie. È andata piuttosto bene, cinque anni sono volati, l’impegno qui sta continuando con alti e bassi, ma vado avanti, come un motto che il nostro vescovo Giuliodori ripeteva spesso, a maggior gloria di Dio. Tutto quello che noi facciamo deve essere in questo senso: se facessimo qualcosa per noi non faremmo niente di buono”.

“Per me questi sono stai cinque anni di grande grazia – ha confidato Stefano Paoloni -, che mi hanno aiutato a maturare nel cammino interiore, nel cercare di essere testimone credibile della fede nell’ambito in cui vivo, nel quotidiano, nell’essere marito, padre e fratello di comunità. Mi sento più responsabile nell’essere testimone di questa fede. Ovviamente l’ordinazione ti permette di fare una maggiore esperienza di chiesa, e questo mi ha aiutato a sentirmi più parte di un popolo in cammino, il popolo di Dio”.

“Sono stati cinque anni molto intensi – ha concluso Valentino Morotti -, sia a livello personale che spirituale. Si sono avvicinate tantissime persone, soprattutto ragazzi essendo io un insegnante, tutti molto curiosi riguardo al diaconato, che quasi nessuno di loro conosceva come realtà. Ognuno di noi ha una famiglia e molti compiti che richiedono grande responsabilità e molto lavoro, ma andiamo avanti giorno per giorno con la grazia di Dio”.

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