Ci siamo. La comunità diocesana di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia, e in particolare i suoi giovani è pronta per… «Abitare la Strada». Questo, infatti, il titolo scelto per l’evento in programma il prossimo venerdì 27 maggio, quando nelle piazze del centro di Macerata prenderà vita un’originale iniziativa nel segno della solidarietà attiva.

Come già preannunciato da Emmausonline (leggi Qui il servizio di presentazione) per voce di una degli incaricati dell’équipe di MissioGiovani, Annamaria Cacciamani, la giornata è stata organizzata «in collaborazione con tutte le associazioni missionarie e in sintonia con la Città, che in quegli stessi giorni vivrà un’esperienza di festa e di animazione. La manifestazione, inoltre, nasce anche per ricordare i 50 anni di presenza missionaria in Argentina e i 25 anni della fondazione del Seminario missionario diocesano «Redemptoris Mater».

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Saranno dunque i giovani ad essere autentici protagonisti “in strada”, consapevoli, come affermato dalla stessa Cacciamani «che essere missionari, prima di tutto, ha a che fare con la capacità di restare accanto alle situazioni che la vita ci propone, proprio nella nostra realtà. Abitare la strada significa allora saper camminare per le vie, senza paura, con coraggio, col desiderio di incontrare ogni volto che può illuminare sentieri in ombra della nostra esistenza».

Un primo piano di Alex Zappalà
Un primo piano di Alex Zappalà

A sancire uno dei momenti più significativi dell’iniziativa sarà, anzitutto, l’incontro-riflessione con Alex Zappalà, responsabile nazionale di Missio Giovani, e l’équipe nazionale, che si terrà nel pomeriggio al Centro di Ascolto di Rampa. Da non perdere, inoltre, il concerto «La strada si fa sentire», realizzato da diversi gruppi musicali e artistici giovanili della città, in programma la sera stessa in piazza della Libertà.

«Abitare la strada, per una chiesa che vive il Vangelo, dovrebbe essere talmente ovvio da non aver bisogno di specifiche ed esortazioni apostoliche del Papa», afferma ai nostri microfoni Zappalà. «Evidentemente, però, questa nostra Chiesa ha perso, nel corso dei secoli, sempre più presenza e impatto sul territorio. Noi cristiani preferiamo più abitare le sagrestie, le processioni, le liturgie spente e vuote, che la strada. Ci piace di più fare cristianesimo in salotto che in piazza. Crediamo che basti “timbrare” il cartellino a messa la domenica per essere nitidi agli occhi di Dio». Dei poveri e di povertà si parla volentieri nei convegni, aggiunge inoltre il giovane referente, «ma con i poveri e con la loro povertà parliamo poco, non ci facciamo nemmeno avvicinare da essi. Per loro, abbiamo sempre tante soluzioni: “Aiutiamoli a casa loro”, “restino nei loro Paesi”, ecc ecc. Ma siamo certi che questo è il modo più evangelico di essere cristiani?».

Quindi, un riferimento alle origini della vera missionarietà, nei primissimi anni dopo la morte e risurrezione di Gesù, con «la comunità dei suoi discepoli che predicavano il Vangelo e che erano chiamati “quelli della Via”, cioè quelli della strada. Lo stile di quella Chiesa era, di fatto, d’essere “senza fissa dimora”. Non occorreva un tempio, un luogo dove rinchiudersi e aspettare che glia altri entrassero. La Chiesa era in strada e loro erano i senza fissa dimora che abitavano la strada per predicare la Buona Notizia», spiega Zappalà.

«Noi cristiani preferiamo più abitare le sagrestie che la strada. Ci piace di più fare cristianesimo in salotto che in piazza. Crediamo che basti “timbrare” il cartellino a messa la domenica per essere nitidi agli occhi di Dio», afferma Alex Zappalà

Questo, allora, è l’orizzonte che si profila, da raggiungere e recuperare: «La strada, le piazze, i pub, le discoteche, le scuole, le università, lì dove la gente vive è possibile essere ChiesaL’evento che ci attende per le vie di Macerata nei prossimi giorni vuole avere proprio questo sapore e questa prospettiva».

abitare la strada

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