Il Corpus Domini tra Repubblica Romana e Stato Pontificio

La cronaca della processione del 1849, a Macerata, voluta dal vescovo Luigi Clementi

Processione del Corpus Domini, Macerata 1920, foto Alfonso Balelli, Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti Macerata

Nel giugno del 1849, Macerata era presidiata dalle truppe austriache del generale Wimpffen accorse insieme alle forze dei Regni Cattolici di Francia, Spagna e Napoli a porre fine all’avventura della Repubblica Romana e a ristabilire il governo pontificio in tutto lo Stato della Chiesa. Abbandonata Roma, Pio IX aveva trovato rifugio a Gaeta e ritornerà nell’aprile 1850. Due Compagnie tedesche e un drappello di cavalleggieri erano giunti a Villa Potenza la sera del 31 maggio 1849 ed il giorno successivo quattrocento fanti e sessanta dragoni austriaci si accamparono nei pressi di Porton Pio, mentre una delegazione entrava in città.

L’ufficiale al comando, presentatosi al Gonfaloniere Chiappini, lo rimproverò per l’avversione dei maceratesi al legittimo sovrano e ordinò l’abbattimento dell’albero della libertà con il conseguente ripristino dello stemma pontificio. L’operazione si svolse nello stesso pomeriggio ad opera dei soldati austriaci che, tolte le bandiere tricolori con i fasci consolari, atterrarono il simbolo della Repubblica Romana nel silenzio dei cittadini presenti.

Macerata - Cattedrale miracolo eucaristico
Macerata – Cattedrale miracolo eucaristico

Nonostante questo clima carico di tensione, il vescovo Luigi Clementi (1846 – 1851) non volle rinunciare il 7 giugno alla tradizionale processione del Corpus Domini nella quale furono coinvolte anche le truppe austriache, che la resero solenne e straordinaria, come si legge nella cronaca tramandataci da Antonio Natali (1781 – 1855) memorialista e segretario della Venerabile Confraternita delle Sacre Stimmate in S. Filippo di Macerata.

Così annotava:

«Devota funzione ebbe principio dopo celebrata la Messa letta da monsignor Vescovo defilando per le consuete strade della città le Confraternite con molti ascritti alle teste, cioè quelle di S. Giuseppe degli Agonizzanti, S. Croce, S. Maria del Monte, S. Maria delle Vergini, S. Michele, S. Stefano, la Trinità e il Sagramento.

Quindi venivano gli orfani, i RR. PP. Cappuccini, i Domenicani, e Minori Osservanti, poscia le parrocchie di S. Giorgio, S. Maria della Porta, Collegiata di S. Giovanni, Mansionari, Beneficiari e Canonici della Cattedrale, e quindi S. Ecc. Mons. Vescovo, che sotto nobile ricco baldacchino, circondato da molti lampioni e torcie, portava l’ostensorio con la Venerata Ostia Consacrata.

Processione del Copus Domini, Macerata 1920, foto Alfonso Balelli, Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti, Macerata
Processione del Corpus Domini, Macerata 1920, foto Alfonso Balelli, Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti Macerata

Era di seguito la Magistratura con alla testa il Gonfaloniere con abiti senatorii di lama d’oro accompagnati dagli impiegati in abiti di costume, dai Professori dell’Università e membri dei Collegi con in fine gli Alunni di questo Collegio. Ornavano la processione stessa quattro Corpi Armonici, cioè il Concerto Hercolani dei corni, che apriva la processione. Innanzi la Confraternita del Sagramento era situata la Banda Civica guidata da Gianfelici e Aloè. Dopo la Collegiata di S. Giovanni veniva la numerosa Banda Austriaca seguita da otto Plotoni Tedeschi di Granatieri nobilmente montati.

Finalmente di seguito al Magistrato era il Concerto delle trombe tirolesi con cui si allegravano i dodici plotoni austriaci che chiudevano questa decorosa processione. Fu in questa circostanza osservato con sorpresa che il Cappellano della Truppa Tedesca che non avea alcun posto in questo Clero, fu collocato nel primo stallo del Capitolo della Cattedrale, vestito di aurea pianeta incedeva in processione a spalla dell’Arcidiacono, come fosse stato un gran dignitario, tanto produce l’effetto del fanatismo, e dello spirito di parte, che domina specialmente il Ceto ecclesiastico di questa città».

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Processione del Corpus Domini, Macerata 1920, foto Alfonso Balelli, Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti Macerata

La festa del Corpus Domini ha origini remote con lo sviluppo del culto dell’Eucarestia nel Medioevo e fu inclusa nel calendario liturgico da Urbano IV (1261 – 1264) con la bolla Transiturus de hoc mundo dell’11 agosto 1264. Si stabilì la celebrazione per il giovedì dopo l’Ottava di Pentecoste, mettendola in relazione al Giovedì Santo.

Scrive Benedetto XVI nell’omelia in occasione del Corpus Domini del 2005 (leggi qui il documento completo):

«Macerata ha un motivo in più per rendere solenne questo avvenimento per la presenza del prezioso Corporale, insigne e venerata reliquia, che ricorda il fatto miracoloso accaduto nel 1356».

Nell’Italia Sacra, dello storico Ferdinando Ughelli si legge:

«Il Corporale era portato in solenne processione per la città, chiuso in un’urna di cristallo e d’argento, con il concorso di tutto il Piceno».

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Processione del Corpus Domini, Macerata 1920, foto Alfonso Balelli, Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti Macerata

Fonti archivistiche e bibliografiche:
Archivio Diocesi Macerata: Archivio Venerabile Confraternita Sacre Stimmate, Antonio Natali, Memorie, 1852.
S. D’Amico, “Un conveniente simbolo della Repubblica Romana”. L’albero della libertà a Macerata (10 febbraio, 1 giugno 1849), Macerata, SIMPLE, 2012
O. Gentili, Macerata Sacra, Roma, Casa Editrice Herder, 1967, pp. 383-386.

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