Padre Tuveri: «L’esempio attuale di s. Maria Maddalena de’ Pazzi»

Lo studioso presenterà il suo ultimo volume sulla Santa a Macerata sabato 28 maggio, alle ore 17.30, presso la chiesa delle Vergini

“La Santa Fiamma. Sulle orme di S. Maria Maddalena de’ Pazzi” (Editore Nerbini) è la nuova opera di padre Gianfranco Tuveri dedicata alla mistica carmelitana nata a Firenze il 2 aprile 1566. A 450 anni da questo evento, Tuveri ha realizzato un volume che ripercorre la storia di una “figura emblematica” ancora attuale. Sabato 28 maggio, alle ore 17.30, l’autore presenterà il libro presso la chiesa delle Vergini di Macerata (leggi qui la presentazione dell’incontro). Emmausonline lo ha intervistato per conoscere meglio alcuni aspetti ancora inediti della vita della Santa fiorentina.

Padre Tuveri, a cosa deve il suo interessamento a s. Maria Maddalena?
Ho conosciuto s. Maria Maddalena nel 1993, quando ho dovuto affrontare l’esperienza della malattia ed è stata la mia compagna di viaggio. A partire da quel momento ho approfondito la lettura dei testi di questa Santa  e mi sono impegnato in nella traduzione in francese delle sue opere, affinché in molti potessero leggere e amare questa figura della spiritualità carmelitana e della Chiesa.

Quali aspetti ha approfondito all’interno de “La Santa Fiamma”?
In quest’ultima opera c’è naturalmente la biografia, la sua storia e ci sono alcuni richiami antichi alla famiglia Pazzi. Qui si radica anche il titolo del libro che fa riferimento alla reliquia del Santo Sepolcro, alla tradizione fiorentina dello scoppio del carro, che è legata proprio alla tradizione dei Pazzi. Il fuoco, simbolo di questa famiglia nobiliare, si vede in alcuni palazzi fiorentini di loro costruzione ed è diventata in Maria Maddalena de’ Pazzi, non solo un rito esteriore della tradizione fiorentina, ma un elemento interiore: il fuoco divino, la fiamma dell’amore che ha riempito e trasfigurato pienamente la vita di questa Santa. Inoltre, ho voluto dare la parola alla stessa Maria Maddalena: ci sono tanti passaggi delle sue estasi, delle sue visioni, delle sue contemplazioni, della Parola di Dio, del Mistero di Dio, del suo Amore, sulla Trinità e sulla Madonna eccetera, ovvero un primo approccio alla spiritualità di questa Santa in modo da conoscere la sua esperienza spirituale profonda.

Il volume è pubblicato in occasione del 450° anniversario della nascita della Santa…

Si tratta di una celebrazione molto importate. Tutto il Carmelo sta proponendo diverse iniziative proprio per celebrare questo avvenimento e per farla conoscere meglio. La Santa Sede ha concesso a tutti i monasteri carmelitani un anno giubilare particolare, anche le monache che non possono uscire per l’Anno Santo hanno, nel loro monastero, la possibilità di partecipare alle indulgenze plenarie. Dopo tanti anni di lavoro, poi, sarà pubblicato il 31 maggio il volume “Cantico per l’amore non amato”, la trascrizione in italiano corrente delle opere di santa Maria Maddalena de’ Pazzi.

Un’altra data importante è il 27 novembre del 1582, quando a sedici anni la Santa entrò nel Carmelo. Si è trattato di una scelta matura?
Molto giovane, ma non troppo giovane per il tempo. Una scelta davvero matura, decisa nel profondo del suo cuore e, infine, accettata da tutta la famiglia dopo i primi contrasti. Una decisione che ha rallegrato tutto il monastero di Santa Maria degli Angeli, perché conosceva già la vita di questa giovane, che era di esempio anche per le monache del monastero.

In alcune biografie si parla di Maria Maddalena coma una figura che è voluta essere partecipe nella rinnovazione della Chiesa del tempo. Lei è d’accordo con questa definizione e, se sì, cosa può essere messo in risalto della sua opera?
Maria Maddalena de’ Pazzi ha scritto dodici lettere sulla rinnovazione della Chiesa e in questo senso il suo messaggio è attualissimo. La Santa è vissuta in un’epoca in cui la riforma della Chiesa significava soprattutto l’attuazione dei decreti del Concilio di Trento, che si concluse quando lei aveva pochi anni. Nelle sue lettere utilizza il termine “rinnovazione” come sinonimo di “conversione”: la rinnovazione della Chiesa si deve fare con il sangue di Cristo, con un ritorno ad una vita intima di unione con Cristo, con la fedeltà ai sacramenti e, per i religiosi e le religiose, soprattutto con la fedeltà ai voti, cioè quella consacrazione fatta al Signore che è l’elemento fondamentale, ma anche la testimonianza più bella della vita cristiana.

Ascolta l’intervista completa per Radio Nuova Macerata:

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