«Pregare sempre, senza stancarsi mai». Anche quando la nostra preghiera “sembra inefficace” o diventiamo preda della stanchezza o dello scoraggiamento. Anche quando la nostra preghiera “non è corrisposta”. È questo il significato della parabola evangelica della vedova e del giudice, al centro dell’udienza di mercoledì 25 maggio, che Papa Francesco ha cominciato salutando con il linguaggio dei segni (Lis) – che si compie agitando e ruotando il palmo della mano con le braccia in alto – in omaggio a un gruppo di persone sorde presenti in piazza San Pietro tra i 20mila fedeli.

Udienza 25 maggio2Appena la jeep bianca scoperta ha fatto capolino dal lato del Braccio di Carlo Magno, si sono subito scorti tre piccoli ospiti: tre ragazzi divertiti e sorridenti, uno dei quali con un caschetto di capelli biondi, che si sono goduti tutto il percorso nei vari settori della piazza delimitata dal colonnato del Bernini. Francesco ha concluso l’appuntamento del mercoledì con i fedeli con due appelli: per i bambini scomparsi, nella giornata internazionale a loro dedicata, e per la pace in Siria. Infine, un invito a partecipare l’indomani alla festa del Corpus Domini, appuntamento particolarmente caro ai romani, che di solito partecipano numerosi alla messa del Papa in San Giovanni in Laterano e alla processione fino a Santa Maria Maggiore.

Il giudice “è un personaggio potente”, spiega Francesco ricordando che la tradizione biblica raccomandava che i giudici fossero persone “imparziali e incorruttibili”. “Ci farà bene ascoltare questo anche oggi”, commenta il Papa attualizzando la parabola.

“Le vedove, insieme agli orfani e agli stranieri, erano le categorie più deboli della società”, ricorda Francesco: “I diritti assicurati loro dalla legge potevano essere calpestati con facilità”. “Una povera vedova lì sola, è senza difese e poteva essere ignorata e lasciata senza giustizia, così come l’orfano, lo straniero, il migrante”, il monito ancora una volta in parallelo con l’attualità.

Il giudice del brano evangelico è “un giudice iniquo, senza scrupoli, faceva quello che voleva”. E proprio a lui si rivolge la vedova per ottenere giustizia. Bisogna fare come lei, l’insegnamento di sintesi della parabola:

“Pregare senza stancarsi”. Così lei è “riuscita a piegare il giudice disonesto”.

Gesù esaudisce sempre le nostre preghiere, anche quando siamo stanchi e scoraggiati, ma non è detto che lo faccia “nei tempi e nei modi che noi vorremmo”. Perché “La preghiera non è una bacchetta magica”, precisa il Papa: ci aiuta “a conservare la fede in Dio e ad affidarci a lui anche quando non ne comprendiamo la volontà”.

“Ecco cosa fa la preghiera: trasforma il desiderio e lo modella secondo la volontà di Dio, qualunque esso sia, perché chi prega aspira prima di tutto all’unione con Dio che è Amore misericordioso”.

L’esempio citato è la preghiera di Gesù nel Getsemani, in cui il Figlio nonostante l’angoscia si affida totalmente al Padre: “L’oggetto della preghiera passa in secondo piano, ciò che importa prima di tutto è la relazione con il Padre”.

“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.È la domanda con cui termina la parabola del giudice e della vedova. “Con questa domanda siamo tutti messi in guardia”, dice perentorio Francesco al termine della catechesi: “Non dobbiamo desistere dalla preghiera anche se non è corrisposta”. “È la preghiera che conserva la fede, senza di essa la fede vacilla”.

M. Michela Nicolais

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