Venerdì 27 e sabato 28 maggio, si svolge a Spoleto, in Umbria, un corso formativo dedicato ai medici di famiglia marchigiani e umbri sul tema della salute mentale (leggi qui l’articolo). Si stima, infatti, che soltanto nella regione Marche siano 30mila gli anziani afflitti da demenza. In vista dell’appuntamento, Emmausonline ha intervistato il dottor Osvaldo Scarpino, neurologo e presidente della sezione Marche dell’Associazione italiana psicogeriatria (Aip).

Dottor Scarpino, a Spoleto si approfondirà il Piano nazionale demenze. Può spiegare, in sintesi, di cosa si tratta?
In Europa e negli Stati dove il fenomeno della demenza è più importante, soprattutto in quei Paesi, come il nostro, in cui l’età media arriva intorno agli 80-85 anni, molte nazioni hanno promulgato degli indirizzi per affrontare quella che ormai è una sorta di emergenza. Finalmente anche l’Italia si è dotata del Piano nazionale demenze che, sostanzialmente, è uno strumento di indirizzo rispetto alle regioni. Vengono posti, cioè, una serie di obiettivi che poi devono essere trasformati in azioni.

Finalmente anche l’Italia si è dotata di un Piano nazionale demenze

Il Piano è stato approvato dalla conferenza Stato-Regioni il 30 ottobre 2014 e, dopo essere stato pubblicato, agli inizi del 2015, nella Gazzetta Ufficiale, è quindi diventato Legge dello Stato. La sua finalità è promuovere e migliorare tutti quegli interventi che dovranno essere condotti nei confronti di persone con demenza, ma si rivolge, soprattutto, ai familiari dei malati, prevedendo una diagnosi, un trattamento e un’assistenza a “tutto campo”.

Il Piano prevede un’assistenza a “tutto campo” per pazienti e familiari

Da un lato, si vogliono delineare le strategie degli interventi di politica sanitaria, creare una rete in cui i punti di erogazione dei servizi non siano più isolati. Dall’altro, con il Piano si vogliono individuare quali sono le analisi e gli interventi appropriati, oltre all’assistenza psicologica verso i familiari: anche a causa del termine “demenza” (molto spesso si semplifica semplificando ogni situazione nell’Alzheimer, anche se coinvolge solo il 50-60% delle demenze), infatti, non c’è una piena accettazione da parte della famiglia della problematica, la quale cade, spesso, in una sorta di rifiuto.

Quanto è importante una diagnosi preventiva anche nel caso della salute mentale?
Anche qui ci sono molti ostacoli. In età avanzata, vi è un’enorme difficoltà nel distinguere l’invecchiamento naturale da quello patologico, da una demenza, da una malattia d’Alzheimer. Di conseguenza, la diagnosi viene fatta con troppo ritardo. In ogni caso, un 10% delle forme di demenza che si presentano in ambulatorio e in medicina generale, se individuate precocemente, possono essere curate. Si tratta di quelle legate alle malattie sistemiche, a un’anemia grave, a un problema di tiroide o degli elettroliti nel sangue. Giungere in tempo con una diagnosi permette di essere efficaci anche con una cura farmacologica (in questo caso parliamo soprattutto di Alzheimer) che può concedere al paziente una vita accettabile.

La diagnosi è un elemento essenziale del Piano: giungere in tempo permette al paziente di condurre una vita dignitosa

Un problema di fondo riguarda, ancora una volta, l’individuo e la sua famiglia: ognuno di noi deve essere preparato a tali situazioni. Le persone malate non devono essere lasciate sole, devono essere stimolate e deve essere creato intorno a loro un ambiente sicuro.

La situazione marchigiana, con 30mila malati, è da considerare preoccupante?
Si tratta di un numero importante: se consideriamo che nelle Marche, su un milione e mezzo di abitanti, si hanno 450mila anziani, siamo intorno al 10%. Fino a ora, la Regione ha fatto buoni interventi: dal 2000 esistono delle unità di valutazione per le demenze, le Uva (Unità valutativa Alzheimer) in tutti i distretti e anche nei tre ospedali principali (Marche Nord, Inrca e Ospedali riuniti di Ancona), con una serie di servizi rivolti soprattutto alla diagnosi. Oggi le Uva vengono sostituite dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd). In questi centri si fa una diagnosi precoce, un piano di cura, e ci si prende carico delle persone e dei loro familiari con informazioni e consigli. Sono, dunque, un importante punto di riferimento, oltre, ovviamente, al ruolo del medico di famiglia.

Uva, Cdcd e medici di famiglia costituiscono un importante punto di riferimento

In tal senso, il convegno di Spoleto sarà una full immersion per un gruppo di medici marchigiani e umbri per studiare il Piano nazionale. La Regione Marche e l’Asur hanno favorito questa nuova forma di organizzazione e possiamo solo che confidare nella continuità di quanto realizzato fino a oggi.

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