Volontariato e solidarietà al centro del convegno del Csv Marche

All'incontro è intervenuto anche l'assessore regionale Fabrizio Cesetti

Da destra, l'assessore regionale Cesetti

Ha posto l’accento sulla necessità e la rilevanza del terzo settore e del volontariato l’assessore regionale Fabrizio Cesetti, con delega al Bilancio e al Volontariato, intervenuto questa mattina, venerdì 27 maggio, al convegno del Csv dal titolo “Volontariato e sanità” svolto nella sede regionale. Oltre all’assessore, sono intervenuti all’appuntamento, Federico Gelli, presidente di Cesvot (Csv Toscana) e membro della Commissione Sanità alla Camera dei Deputati; Simone Bucchi, presidente del Csv Marche; Diego Mancinelli, portavoce del Forum Terzo settore Marche; Stefano Ricci, dirigente dell’Osservatorio Socio-Sanitario all’Agenzia regionale sanitaria e Giovanni Santarelli, dirigente della programmazione sociale alla Regione Marche.

«La Giunta regionale, che proprio ieri ha presentato la variazione di bilancio appena approvata – ha detto introducendo i lavori l’assessore Cesetti – è fortemente impegnata a destinare risorse al sociale per complessivi 70 milioni di euro, confermando i 60 milioni di euro dello scorso anno e prevedendo un incremento di circa 10 milioni con i fondi europei che da quest’anno iniziano a finanziare questo settore. Stiamo facendo molto verso il terzo settore che rappresenta un mondo vasto, un universo in crescita che va regolamentato coerentemente con le normative nazionali di recente approvazione a beneficio della coesione sociale. Abbiamo il dovere di rendere il Paese più giusto – ha concluso l’assessore -, lo possiamo fare se mettiamo il terzo settore in condizione di poter operare in un percorso che vede uniti volontariato e sanità, integrazione che è strategica anche nella logica della prevenzione”.

Nell’ultimo numero di Vdossier, il periodico dei Csv delle Marche, si legge: «Volontariato e salute: un binomio fondamentale per la società civile. Oggi più che mai. Soprattutto di fronte ai continui tagli della spesa pubblica. Non perché il non profit sia diventato una stampella del “pubblico”, sostituendosi nelle attività di cura e assistenza. Non lo ha mai fatto finora, né è sua intenzione ritagliarsi tale ruolo per il futuro. Ma perché il volontariato, fedele al principio della sussidiarietà, è e rimarrà un pilastro del grande edificio del welfare contemporaneo.

Sanità, medicina, assistenza, ricerca, impegno umanitario, promozione sociale ed educazione: sono tutti ambiti della salute che si sposano (spesso) con valori come solidarietà, gratuità, altruismo e filantropia, dando linfa a quell’albero del volontariato per la salute i cui rami toccano tanto le città quanto i piccoli comuni della nostra Penisola e travalicano anche i confini nazionali. Dopotutto la storia, passata e presente, di una moltitudine di associazioni (piccole, medie e grandi) lo conferma, con l’impegno quotidiano in questo settore del non profit di 340mila volontari (fonte Istat) da Nord a Sud dell’Italia, passando per il Centro. Un rimboccarsi le maniche a servizio degli altri che costituisce una ricchezza (silenziosa) per il Paese, con la promozione e la diffusione di una cultura del dono diventata un’eccellenza da lasciare in eredità alle future generazioni».

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments