Una proposta repertoriale: I cieli narrano

Quando il salmo diventa corale

L’attacco del canto “I cieli narrano“, con le parole iniziali del salmo 18, è musicalmente così ampio, disteso e cantabile, che è ormai nell’orecchio di molti ed è destinato a restarvi. Proprio un bel canto composto da Mons. Marco Frisina ed edito dall’editrice Rugginenti nel fascicolo “Benedici il Signore”, oggi inserito al n.281 nel Repertorio nazionale di canti per la liturgia (CEI, 2008).

Da tempo è ritornata la prassi antica di mettere i salmi “in canto”, procedendo ad adattamenti testuali o a leggere parafrasi, in modo da poterli cantare secondo i modi più ricorrenti nella nostra cultura come già fatto da Turoldo, Comi, Valmaggi ed altri. È, indubbiamente, uno dei modi che facilitano l’approccio al salmo per il cristiano di oggi come quello di ieri.

Il salmo 18 è un vero e proprio inno alla gloria di Dio che si manifesta nel silenzioso splendore del cielo e nel maestoso corso del sole. Segue la seconda parte del salmo: rivelazione di Dio nella sua “legge” (insegnamenti, precetti, parole, comandi). Le strofe del salmo 18 sono discretamente parafrasate per quanto riguarda i versetti 1-7; forse un po’ troppo contratta la seconda parte del salmo (versetti 8-15).

Una bella andatura dinamica quella de “I cieli narrano” che favorisce il canto dell’Assemblea. Il ritornello, con cui inizia il canto, funziona bene anche all’unisono sebbene la realizzazione polifonica solennizzi ulteriormente il risultato finale: è innegabile che l’esecuzione polifonica, anche con il concorso dell’assemblea all’unisono, è di grande e persuasivo risultato. Occorre fare attenzione affinché non si rallenti nella cadenza finale: non bisogna cedere alla tentazione, ma condurre con vigore e determinazione.

Nelle strofe si incontra una sola difficoltà: la presa di fiato negli ultimi due incisi. Non si dovrebbe spezzare il senso sintattico del testo e questo si può fare facendo “muovere” la presa di fiato, cioè facendo in modo che i cantori non prendano tutti contemporaneamente il respiro in un unico punto. Qualora non si riuscisse in questo esercizio, molto utile e non così complesso, le diverse strofe presentano diverse soluzioni sintattiche.

Si potrebbe prendere il respiro con il seguente schema:

  • strofa 1: presa di fiato tra “parole” e “di cui“;
  • strofa 2: presa di fiato tra “prode” e “che corre“;
  • strofa 3: presa di fiato tra “creature” e “potrà;
  • strofa 4: presa di fiato tra “precetti” e “che danno“.

Le strofe possono essere cantate da uno o più solisti in alternanza o un piccolo gruppo o le voci maschili e/o femminili del coro. Si tratta di un bel canto di ingresso per grandi e solenni celebrazioni, ma è possibile utilizzarlo anche in tempi di meditazione sulla Parola di Dio; solo eccezionalmente in una liturgia delle Ore.

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