Rapporto giovani 2016: quali risposte dalle comunità cristiane?

Il convegno promosso a Roma è stato curato dall'Istituto Giuseppe Toniolo insieme all'Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali

Funnj Romagnoli

A fine maggio si sono ritrovati a Roma, presso il Centro Congressi Aurelia, i responsabili della comunicazione sociale provenienti da diverse di diocesi italiane per approfondire i temi del Rapporto giovani 2016 (edito da Il Mulino), curato dall’Istituto Giuseppe Toniolo, e per confrontarsi insieme all’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali sulle sfide e sulle risposte che le comunità cristiane possono realizzare in questi tempi di crisi.

La mattinata è stata aperta da una breve introduzione di don Ivan Maffeis (ascolta qui l’intervista rilasciata a Luigi Taliani) evidenziato – utilizzando delle citazioni tratte dal libro di Domenico Quirico, Esodo. Storia del nuovo millennio pubblicato da Neri Pozza nella collana I colibrì – che la nostra storia è segnata dal migrante, dall’attesa e del viaggio.

«Il migrante aspetta, è un perfetto paziente in un mondo di impazienza frenetica», «I tempo del migrante è “dilatazione dell’infinito”», «Chi è arrivato non somiglia più a colui che, anni prima, era partito. Il viaggio lo ha trasformato nel profondo», e ancora: «Migranti sono anche i nostri giovani e ci si chiede cosa attendono? Cosa fa del loro tempo un tempo sospeso?». L’intervento di Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale e direttore del Laboratorio di Statistica applicata alle decisioni economico-aziendali della Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, attraverso i dati emersi del Rapporto giovani 2016 ha cercato di dare qualche risposta.

I giovani coinvolti nella ricerca sono stati oltre 9mila la generazione dei Millennials (dai 18 ai 33 anni, leggi qui l’articolo). Sono i giovani che hanno compiuto i 18 anni dal 2000 in poi. L’indagine è di tipo quantitativo rappresentativa dell’Italia con un gruppo di verifica composto da giovani di altre nazioni europee. La ricerca è dinamica in quanto si incrementa di nuovi soggetti e li segue in un arco di tempo, questa rappresenta una novità nel panorama italiano di indagini sul mondo giovanile.

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Dal Rapporto 2016 emerge che l’Italia ha il maggior numero di Neet, giovani che non studiano e non lavorano, che supera il 30%. Questo è un esercito che rischia ormai la marginalizzazione cronica, caratterizzata non solo da deprivazione materiale e carenza di prospettive ma anche da depressione psicologica e disagio emotivo. «In Italia non solo si sta allargando la condizione di Neet – osserva il prof. Rosina –, ma, anche le famiglie si trovano sempre più in difficoltà a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale nei confronti dei giovani».

I giovani intervistati sognano una loro famiglia con dei figli ma che poi fanno fatica a realizzarla in concreto. Tra gli expat c’è un saldo negativo tra i soggetti che decidono di andare all’Estero per trovare lavoro e quelli che ritornano dopo una esperienza lavorativa Oltrealpe. Ci sono pure dei giovani che cercano di mettersi insieme e formare una startup. La famiglia d’origine rimane il “porto sicuro” a cui approdare dopo insuccessi lavorativi o sentimentali. Uscire dalla famiglia di origine è possibile, ma dopo un primo insuccesso sembra essere più complesso una nuova possibilità di vita indipendente per un calo di autostima nei soggetti coinvolti.

La scuola per i giovani è promossa ma potrebbe fare di più come istituzione formativa e come ambiente educativo.

La prof.ssa Paola Bignardi già presidente dell’azione Cattolica italiana, giornalista pubblicista, appassionata educatrice e scrittrice di tematiche giovanili, membro del Comitato per il Progetto culturale promosso dalla Chiesa Italiana. che ha approfondito l’aspetto del rapporto tra giovani e fede in Italia con la ricerca “Dio a modo mio”. È una ricerca di tipo qualitativo, sono stati sentiti 150 soggetti di età tra i 19 – 21 anni e 27-29, battezzati residenti in piccoli e grandi centri d’Italia. I temi affrontati sono stati i percorsi e immagini di fede, domande sulla religione, la Chiesa con i suoi linguaggi, la sua attualità, il confronto con le altre religioni.

I Millenials credono in Dio ma non ha il volto di Gesù Cristo. Gesù è poco conosciuto come persona. Pregano a modo loro, non vanno a Messa, pensano che sia bello credere, si interrogano su a che cosa serve la Chiesa, faticano a comprendere i linguaggi della Chiesa, amano Papa Francesco, nella comunità cercano relazioni “calde”

Nel pomeriggio c’è stato un confronto sugli stimoli della mattinata e un’ampia condivisione sul situazioni esperienziali che si stanno vivendo le diocesi presenti nell’ambito della comunicazione. «Ci siamo lasciati – ha commentato don Ivan Maffeis – con il pensiero rivolto a una generazione, quella dei nostri figli, disorientata e dispersa, affamata di opportunità che facciamo fatica a offrire, complice l’assenza di politiche che permettano loro di camminare sulle proprie gambe. Abbiamo, come ufficio, immaginato di valorizzare l’estate per un confronto su quale progetto di comunicazione le nostre Chiese siano oggi chiamate a darsi, aprendo un tavolo per elaborare idee nuove aperto a chi vuole dare una mano».

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L’Ufficio nazionale ha ribadito il suo impegno a proseguire con un restyling del sito nazionale e una puntuale implementazione del mini-sito dedicato alla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali con manifesto della giornata, dei video clip, alcuni file audio, delle proposte filmiche, oltre a testi e suggerimenti per coinvolgere le realtà locali in dinamiche di comunicazione efficace.

Don Ivan Maffeis, ha ricordato che tra le priorità dell’Ufficio ci sarà l’accompagnamento e sostegno, sui territori, dei media diocesani (settimanali, radio e televisioni), che in questa fase di crisi sta costringendo molti di essi a ridisegnare le modalità della propria presenza e del proprio lavoro.

Don Gianni Epifani ha illustrato il progetto formativo del nuovo corso per animatori della cultura e della comunicazione che sarà varato nel gennaio 2017.

Il corso e learning Anicec, al 10° anno di vita, vedrà l’ampliamento didattico con l’inserimento di nuove tematiche: comunicazione e liturgia, comunicazione e carità oltre quello sugli stili di scrittura sempre più determinanti per decodifica i messaggi veicolati dai vari media. Nel percorso didattico una tappa importante sarà quella della realizzazione di un project work di tipo pratico supportato da laboratori per la regia televisiva, quella radiofonica e su come gestire una conferenza stampa. Il mondo delle comunicazioni sociali è in continuo divenire e l’Ufficio nazionale vuole imparare a “surfare” senza che nessuno perda la propria umanità e fede.

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