Nel mese di giugno i contribuenti sono chiamati ad assolvere obblighi tributari di varia natura. A tal scopo, può essere utile sapere che, in alcuni casi, debitore è proprio il Fisco, tenuto a rimborsare somme non dovute. Abbiamo approfondito il tema con l’avvocato Ugo Maria Rolfo, il quale si interessa di contenzioso tributario nell’ambito dello Studio Legale Olivelli e opera anche nel Lazio, a Roma e a Viterbo.

L'avvocato Ugo Maria Rolfo
L’avvocato Ugo Maria Rolfo

Un avvocato viterbese a Macerata: quali sono le circostanze che l’hanno portata a svolgere anche nelle Marche la sua attività professionale?
Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Macerata e sto concludendo il dottorato di ricerca in Diritto civile, curriculum D. dei contratti. Ormai vivo, con gioia, a Macerata da 10 anni ed esercito la professione qui in città – interessandomi anche alla materia tributaria – e a Roma, presso lo Studio di famiglia.

In tema di rimborsi, quali esempi da segnalare possono risultare utili ai contribuenti?
Ad esempio, posso riportare il caso dell’Irap: spesso è pagata dai professionisti delle più diverse categorie, senza che ricorra il presupposto impositivo “dell’autonoma organizzazione”; in questi casi, anche nell’ipotesi in cui il lavoratore autonomo si avvalga di un dipendente, penso alla segretaria di uno studio medico, il tributo non è dovuto e chi eventualmente l’abbia corrisposto può richiederne il rimborso attraverso un iter articolato ma che può avere esito favorevole.

Ci sono altre situazioni rilevanti?
Voglio segnalare, circostanza poco nota, che i dipendenti statali che sono andati in pensione, spesso hanno diritto ad ottenere il rimborso del maggior prelievo fiscale operato dall’Inps sull’indennità di buona uscita. A volte, per il personale laureato o con servizi pre-ruolo (professori universitari, presidi; docenti; funzionari dell’Amministrazione) può trattarsi di importi anche assai consistenti. La Giurisprudenza di merito delle Commissioni tributarie, nella pluralità dei casi, ha accolto i ricorsi dei contribuenti. Inoltre, in materia di imposta di registro in ordine ai benefici prima casa, l’eventuale provvedimento di decadenza notificato dall’ufficio può rilevarsi non fondato. Ricordo, in termini generali oltre i casi di rimborso prima indicati, un caso specifico ed assai peculiare: l’ufficio aveva negato il beneficio prima casa, poiché il contribuente risultava proprietario di altra abitazione nello stesso comune ebbene, anche per giurisprudenza della Cassazione, l’acquirente aveva diritto alla agevolazione poiché la casa di cui era già proprietario era adibita a studio professionale.

Avendo parlato di abitazioni, come commenta il caso di proprietari che, pur imbattendosi in inquilini morosi, vedono anche tassati i canoni non percepiti?
Si tratta di un problema ricorrente: tuttavia, in merito alla locazione abitativa, la convalida dello sfratto da parte del giudice consente al proprietario di evitare la tassazione dei canoni non percepiti. Aggiungo che, nonostante la resistenza dell’ufficio, una circolare consente anche tale possibilità ai proprietari di locali commerciali. Inoltre, il proprietario dovrà subito comunicare con apposito modello, una volta rientrato nel possesso dell’immobile, l’intervenuta risoluzione del rapporto e, nel caso di cedolare secca, non deve essere corrisposto il tributo di 67 euro. Con l’occasione voglio evidenziare che i proprietari, sopratutto quelli che locano appartamenti mobiliati, che sono i più esposti ai morosi seriali, possono cautelarsi avvalendosi di una iniziativa nata spontaneamente sul web, consultando il sito www.registronazionaledeglisfratti.it.

Di che cosa si tratta?
Il registro nazionale degli sfratti è un’utile iniziativa che consente di essere preventivamente informati se il potenziale inquilino è per caso uno che “ci marcia” cioè che in altre occasioni già risulti moroso e sfrattato. Consiglio di inserire nel contratto una apposita clausola che consenta al proprietario danneggiato di effettuare tale ipotetica segnalazione.

Quale ulteriori consigli si sente di dare ai contribuenti?
È opportuno che si informino e agiscano tempestivamente, onde evitare decadenze per il decorso del termine utile per presentare le formali istanze di rimborso, avviando così il procedimento idoneo ad ottenere il risultato auspicato. Ad esempio, decorsi 4 anni dalla data di percezione dell’indennità di buona uscita non è più possibile chiedere il rimborso del maggior prelievo subìto. Infine, quanto agli imprenditori e ai lavoratori autonomi, che sono comunque tenuti per legge a munirsi di Posta elettronica certificata (Pec), ricordo che dal 1° giugno – ai sensi dell’art. 14 del dlgs n. 159/2015 – le cartelle esattoriali verrano notificate da Equitalia non più in forma cartacea ma via Pec: dunque, attenzione.

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