Prosegue il “viaggio” assieme al Sir e alla Federazione italiana settimanali cattolici tra le comunità delle Unità pastorali della Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia a seguito dell’appello lanciato nei giorni scorsi dal Santo Padre, a proposito delle «parrocchie aperte».

Un binomio entrato, in un batter d’occhio, nel lessico quotidiano (come gran parte delle espressioni coniate dal Santo Padre, d’altronde) e su cui, parroci e diaconi si interrogano, mossi da un messaggio ben chiaro da parte di Francesco: «Il servitore è aperto alla sorpresa, alle sorprese quotidiane di Dio. Il servitore sa aprire le porte del suo tempo e dei suoi spazi a chi gli sta vicino e anche a chi bussa fuori orario, a costo di interrompere qualcosa che gli piace o il riposo che si merita».

Francesco parla con schiettezza, e i sacerdoti rispondono alle sue ultime sollecitazioni sulle parrocchie aperte. Dopo don Alberto Forconi, che ha spiegato la situazione in una delle chiese più popolate di Macerata, Santa Croce, è la volta delle altre Up. «Noi – confida don Ariel Veloz Mendez, parroco alla Natività della Beata Vergine Maria, “cuore” pulsante della comunità di Passo di Treia – abbiamo sempre cercato di mantenere la linea dell’accoglienza: anzi, penso che sia proprio questa la missione della Chiesa, che, con la sua vocazione missionaria, non deve creare spazi chiusi. Dobbiamo ispirarci al modello di Cristo buon pastore, che non aspetta, ma ma esce alla ricerca delle sue pecore». Lo stile di una parrocchia che si fa prossima è il frutto del cammino di formazione sacerdotale di don Veloz, consapevole che «il Vangelo non si può tenere per sé, ma va portato in maniera attiva, senza aspettare che gli altri vengano da te: la testimonianza cristiana, infatti, deve giungere a tutti, senza alcuna distinzione».

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«La nostra, potremmo dire, è un po’ una parrocchia “anomala”, in cui al mattino sono tutti a lavorare e non passa nessuno. Diversa è la situazione al pomeriggio, quando grazie alle attività c’è più movimento. La disponibilità a lasciarla aperta, comunque, come sacerdoti la mettiamo tutta, ma è anche vero che, vista la situazione, questo significherebbe dire lasciarla aperta solo per i ladri…». Si esprime senza giri pindarici, inoltre, don Gianni Compagnucci, parroco a Santa Maria in Castelnuovo, a Recanati, cercando di rispondere all’appello di papa Francesco pur nelle oggettività della realtà locale. Un appello su cui si confronta anche don Rino Ramaccioni, “storica” guida di un’altra parrocchia recanatese, Cristo Redentore. «Bisognerebbe capir bene cosa intende il Santo Padre: a mio giudizio – afferma – una parrocchia aperta, non equivale, necessariamente, a porte sempre spalancate. Ci sono chiese che aprono solo pochi minuti prima della celebrazione perché, magari, nel giro di un mese sono state derubate tre volte. Nel nostro caso non è così: sebbene ci siano, gli orari non sono affatto restrittivi». La comunità gestita da don Ramaccioni, inoltre, offre da sempre assistenza e sostegno ai più bisognosi attraverso numerose iniziative di solidarietà, dagli alimenti al vestiario, nello spirito autentico di una Chiesa in uscita, senza riserve. Come, d’altronde, testimonia lo stesso sacerdote: «Cerchiamo di aiutare il prossimo in modo organizzato. Poi, se qualcuno mi chiama nel cuore della notte, sono disponibile».

«Bisogna contestualizzare le parole del Papa: ci sono chiese che aprono solo pochi minuti prima della Celebrazione eucaristica perché, magari, nel giro di un mese sono state derubate tre volte…»

«A me fa male al cuore quando vedo l’orario nelle parrocchie, poi non c’è porta aperta, non c’è prete, non c’è diacono, non c’è laico. Questo fa male al cuore». Le parole dirette di papa Bergoglio non lasciano certo indifferenti i “don” della Chiesa maceratese, a partire dai primi collaboratori del vescovo Nazzareno Marconi. «Penso che le parole dette dal Pontefice – afferma don Egidio Tittareli, vicario per la Pastorale – rappresentino una bella esortazione ad uscire dalla pigrizia ma, al contempo, non di certo un invito a trascurare noi stessi, i nostri momenti di preghiera e di riposo, che concorrono comunque tutti ad un servizio più utile da offrire ai fedeli. Non orari troppo serrati, dunque, ma neanche un dimenticarsi di sé». Un impegno messo in pratica dal sacerdote anche nella chiesa dell’Immacolata di cui è parroco: «Nel nostro piccolo – racconta-, già da prima eravamo propensi a quest’ottica di disponibilità, tanto che la parrocchia, nel pieno centro di Macerata, è aperta tutti i giorni, e quasi sempre c’è qualcuno che si ferma a pregare. Tutte le mattine, inoltre, dedichiamo almeno un’ora e mezzo alle Confessioni o comunque ad ascoltare chi ha bisogno di parlare un po’».

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Invita poi «ad un’interpretazione ragionevole delle frasi pronunciate da Francesco» monsignor Pietro Spernanzoni, vicario generale della diocesi e parroco, a Recanati, della concattedrale di San Flaviano. «Non tutte le chiese possono essere sempre accessibili, in quanto custodiscono ricchezze e non sempre sono provviste di adeguati sistemi di sicurezza. Rispetto ai casi che si registrano nelle grandi città – spiega il sacerdote -, nei nostri paesi il numero delle parrocchie è elevato rispetto alla popolazione: tramite una collaborazione intelligente, pertanto, riusciamo a far sì che, in diversi momenti della giornata, chiese aperte ci siano sempre, anche se non tutte». Ne è un esempio la chiesa di San Domenico, sempre nel cuore della cittadina leopardiana, «che rimane chiusa dalle 12 alle 15, in quanto, negli anni passati, ha subìto ben tre furti in questa fascia oraria: sì alle chiese aperte, quindi, ma sempre in modo proporzionale alle disponibilità e alle esigenze delle diverse parrocchie».

«Quando il Papa parla di “servitori”, si pensa sempre e solo a noi preti, ma, in realtà, il Santo padre si rivolge ad ogni cristiano: sia presbiteri, che diaconi che laici dovrebbero mettersi in azione per rendersi disponibili ad aiutare il prossimo”. La pensa così il giovane don Lorenzo Di Re, in servizio alla parrocchia del Preziosissimo Sangue, a Porto Recanati. Una realtà particolare, in cui le stagioni turistiche e l’attività ordinaria vanno gestite con sapiente equilibrio. «Annesso alla parrocchia, noi abbiamo l’oratorio e – aggiunge don Lorenzo – spesso accade che i genitori arrivino e “parcheggino” i propri figli, esigendo, come qualcosa di scontato e dovuto, l’assistenza da parte nostra: questo però non va, e perciò ci sforziamo sempre di convincere le famiglie a darci una mano, coinvolgendole nel modo più adeguato e in maniera attiva in ciò che fanno i loro giovani».

Sulla questione degli orari, la scelta della comunità parrocchiale è chiara: «Eccezion fatta per il pranzo e la cena, durante i quali siamo costretti a chiudere per scongiurare eventuali furti, la chiesa rimane aperta». Con una punta di rammarico, tuttavia, come dichiara lo stesso sacerdote, che nota come «nel corso degli anni è fortemente calato il numero delle persone che vengono per pregare e di coloro che cercano un confessore: oggi la gente vuole essere cercata, e non si può fare a meno di “uscire” dalla parrocchia per andare in giro e parlare con chi ne ha bisogno».

Fedeli in preghiera

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