Treia ricorda il prete del lavoro, don Giuseppe Palmucci

La Messa di suffragio a due anni dalla morte avrà luogo il 7 giugno, alle ore 19, presso la Cattedrale

I fedeli di Treia ricordano domani, martedì 7 giugno, don Giuseppe Palmucci, “patriarca” dei sacerdoti della città, a due anni dalla morte. La Messa di suffragio avrà luogo alle ore 19 presso la Cattedrale della Santissima Annunziata, nel Centro storico della Città del Bracciale. Nato il 16 aprile del 1924, il rettore della chiesa di San Francesco all’epoca aveva appena festeggiato, insieme ai suoi cari e al clero riunito, l’importante traguardo dei 90 anni.

Anche in quella occasione, gli occhi e la voce di don Giuseppe avevano comunicato con passione la storia di una vita condotta secondo la più naturale delle vie cristiane: il servizio per il prossimo. Una dote naturale che gli aveva permesso di agire in favore dei giovani (alla presidenza della società sportiva “La Rondinella”) e delle donne. Proprio a quest’ultime, don Giuseppe aveva consentito, forse primo nel territorio, concrete opportunità lavorative e una nuova dignità grazie al “laboratorio” di maglieria “Maria Immacolata”, situato presso l’ex Seminario vescovile e fondato il 4 agosto del 1954. 

Alcune immagini del maglificio - Foto per gentile concessione della famiglia Palmucci
Alcune immagini del maglificio – Foto per gentile concessione della famiglia Palmucci

Nel 1957, il maglificio raggiunse l’apice della sua produzione con un centinaio di dipendenti tra operaie interne e a domicilio (alla chiusura dell’azienda, nel 1969, saranno in totale circa 600 le ragazze passate per il laboratorio): il racconto di tale avventura, pionieristica per l’epoca, fu celebrato nel 2007 alla presenza del giornalista della Rai, Romano Battaglia, quando il Comune di Treia ha voluto omaggiare alcuni treiesi illustri che, come don Giuseppe, riuscirono a bloccare il flusso migratorio verso l’America Latina grazie alle proprie intuizioni imprenditoriali. In seguito, anche Sat2000, oggi Tv2000, ha realizzato un ampio servizio per la trasmissione “Vite da preti” in cui si è ripercorsa la storia del sacerdote.

Alcune immagini del maglificio - Foto per gentile concessione della famiglia Palmucci
Alcune immagini del maglificio – Foto per gentile concessione della famiglia Palmucci

Dal 1971 rettore della chiesa di San Francesco, nel cuore del Centro storico, nel 1979 don Giuseppe viene nominato “Monsignore” dall’allora vescovo Tarcisio Carboni. Una nomina che bene esprime, qualora non bastassero le parole di encomio, l’impegno profuso in molteplici attività, persino di carattere sociale, civile e culturale come per l’Accademia Georgica. In tal senso, vanno intese le opere compiute per l’asilo “Savoia”, situato presso la storica Villa “La Quiete” (conosciuta anche come “Villa Spada”), l’organizzazione del Carnevale, dei campi estivi e dei festival di musica.

Mons. Giuliodori al centro tra don Palmucci (a sinistra) e don Petrelli (a destra)
Mons. Giuliodori al centro tra don Palmucci (a sinistra) e don Petrelli (a destra)

«Con il suo stile “paterno” – aveva affermato, riprendendo un pensiero comune tra i treiesi, l’allora vescovo Claudio Giuliodori durante le esequie svoltesi nella Cattedrale della Santissima Annunziata -, don Giuseppe Palmucci ha saputo cogliere le emergenze del momento, mettendo a disposizione i doni che Dio aveva concesso alla sua anima». Esigenze che lo stesso don Giuseppe, all’interno della video-intervista di Emmausonline ribadisce di aver affrontato con l’incoscienza di chi è certo di compiere del bene: «Sono sicuro di aver fatto un azzardo ma, all’epoca, chi non azzardava non poteva realizzare nulla di buono».

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