L di lavoro

L’etimologia della parola lavoro è da ricondursi al latino “labor” (fatica). Se andiamo ancora più indietro nella ricerca delle origini del termine lavoro, arriviamo alla radice sanscrita labh- (a sua volta dalla più antica radice rabh-) che, in senso letterale, significa afferrare, mentre, in senso figurato, vuol dire orientare la volontà, il desiderio, l’intento, oppure intraprendere, ottenere…

In greco antico anche il verbo λαμβάνω (lambano) che esprime l’idea di afferrare, prendere, ottenere sembra potersi ricondurre alla stessa radice sanscrita di cui sopra. Da ciò, possiamo concludere che il lavoro è un’attività faticosa volta ad ottenere i risultati che il lavoratore si prefigge di raggiungere.

Il Diritto al lavoro è sancito dalla nostra costituzione ma come cristiani “per il fatto di appartenere ad una comunità solidale e fraterna, deve sentirsi in diritto di non lavorare e di vivere a spese degli altri (cfr. 2 Ts 3,6-12); tutti, piuttosto, sono esortati dall’Apostolo Paolo a farsi « un punto di onore » nel lavorare con le proprie mani così da « non aver bisogno di nessuno » (1 Ts 4,11-12) e a praticare una solidarietà anche materiale, condividendo i frutti del lavoro con « chi si trova in necessità » (Ef 4,28).[ …] I credenti devono vivere il lavoro con lo stile di Cristo e renderlo occasione di testimonianza cristiana « di fronte agli estranei » (1 Ts4,12).”  (Dottrina Sociale della Chiesa – 264).

Le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (Acli)  fondano sul Messaggio Evangelico e sull’insegnamento della Chiesa la loro azione per la promozione dei lavoratori e operano per una società in cui sia assicurato, secondo democrazia e giustizia, lo sviluppo integrale di ogni persona.

Le Acli nascono nel 1944, come “costola sociale” dell’Azione Cattolica e avamposto della Chiesa nel mondo del lavoro. Quando si pensava al rapporto tra la fede e il lavoro, quando la Chiesa affrontava la “questione sociale”, quando si faceva strada l’elaborazione della dottrina sociale, possiamo dire che già si stavano ponendo le basi per la nascita delle Acli. Nel quarto Congresso cattolico italiano del 1877 si affermava: “bisogna risolutamente far cristiano l’argomento del lavoro”, ebbene, potenzialmente si stavano già evocando le Acli.

Le Acli, movimento educativo e sociale, operano nella propria autonoma responsabilità per favorire la crescita e l’aggregazione dei diversi soggetti sociali e delle famiglie, promuovono solidarietà e responsabilità per costruire una nuova qualità del lavoro e del vivere civile, nella convivenza e cooperazione fra culture ed etnie diverse, nella costruzione della pace, nella salvaguardia del creato, attraverso la formazione, l’azione sociale, la promozione di servizi per la tutela e la difesa dei diritti sia nell’ambito del rapporto di lavoro dipendente che nelle altre diverse forme di lavoro, rappresentandoli e assistendoli nelle forme di legge.

Il lavoro, oggi, è non solo più flessibile, ma anche più frammentato e soprattutto più precario. Nel contempo, nel lavoro sono saltati i rapporti intergenerazionali. È saltata anche la divisione tra tempi di lavoro e tempi di vita: sono divenuti più deboli i confini tra vita lavorativa, vita sociale e vita familiare. In questa profonda metamorfosi, è entrato in crisi anche il senso del lavoro.

Quindi, occorre riscoprirne il valore ed il senso più profondo del lavoro. Ma pensiamo non ad un lavoro qualsiasi, ma ad un lavoro dignitoso, perché soltanto rimettendo al centro la dignità della persona umana e valorizzando il lavoro sarà possibile realizzare l’obiettivo di una società più equilibrata e più giusta.

La precarietà del lavoro, che coinvolge soprattutto i giovani, non può che divenire precarietà della vita. I giovani che non hanno un’occupazione stabile non possono programmare il proprio futuro: a livello professionale, a livello personale, a livello familiare.

Per cercare di contrastare efficacemente la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, servono interventi più incisivi di quelli introdotti finora, ma soprattutto servirebbe un piano straordinario per l’occupazione giovanile.

Per questo tutti dobbiamo sentirci responsabilizzati e chiamati in causa!

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