In Italia aumentano le vendite di case e auto. Buone notizie o fuoco di paglia?

I due dati sono “una piccola luce in fondo al tunnel” della crisi oppure no?

In Italia aumentano le vendite di case (+20,6% nel primo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) e di auto (+33,3% per Fiat-Fca, che da sola rappresenta oltre il 30% del mercato, e oltre il 20% la crescita media delle altre case automobilistiche). Ma i due dati sono “una piccola luce in fondo al tunnel” della crisi oppure no?

Cominciando dalle case, nei giorni scorsi Banca d’Italia e l’Osservatorio immobiliare della Agenzia delle Entrate hanno comunicato i numeri riguardanti il mercato immobiliare italiano. Nei primi tre mesi dell’anno sono passati di mano 244mila immobili, di cui 115mila nel settore residenziale (abitazioni) e il rimanente nelle pertinenze oltre che nel commerciale e produttivo (negozi e capannoni). Ne hanno beneficiato soprattutto le città medio-grandi, non tutte e non in egual misura, e comunque benché i prezzi delle case sono in crescita da metà 2014 (quando sono iniziati a calare i costi dei mutui e si è avviata una mini-ripresa dell’occupazione), gli stessi prezzi hanno recuperato pochi punti dopo essere caduti del 20-30% e anche oltre rispetto ai valori massimi del 2007-2008.

Le vendite sono cresciute maggiormente al nord (+24%) e nei capoluoghi (+22,9%), con in testa Milano, Torino, Genova e vicini alla media in città quali Bologna, Firenze, Napoli. Il capoluogo lombardo, oltretutto, anche grazie all’Expo, ha visto un vero boom di acquisti immobiliari da parte non solo di privati, ma anche di grandi operatori internazionali (fondi sovrani come il Qatar e gli Emirati, ecc.) con volumi eccezionali di investimenti nell’ordine di quattro miliardi di euro.

Crescono anche i “lavori in casa”, vale a dire le ristrutturazioni edilizie e le riqualificazioni energetiche: nel periodo gennaio-aprile si è registrato un robusto +38%, dovuto sostanzialmente al bonus fiscale del 50% sui primi e del 65% sui secondi. Si parla di circa 2 miliardi di euro impegnati per questi lavori dai singoli cittadini ansiosi di “sistemare casa”, grazie all’incentivo della restituzione da parte del fisco di oltre la metà della spesa, seppure spalmata in dieci anni. Se si tiene conto che per una ristrutturazione, anche parziale, o un nuovo impianto energetico (pannelli solari e altro), si va dai 10 ai 30-40mila euro e oltre, si capisce come un proprietario valuti positivamente l’idea di investire. Tanto poi, in dieci anni, recupererà la metà della spesa e avrà al contempo rinnovato la propria abitazione.

Questa scelta dei bonus e dei crediti di imposta, estesi anche a mobili e “giovani coppie”, può favorire non solo la ripresa economica, ma far emergere anche molto “sommerso” in edilizia e, oltretutto, incentivare il formarsi di famiglie che possono usufruire di aiuti considerevoli. I numeri di chi ha goduto di bonus e recuperi fiscali sono elevati: 2,8 milioni di italiani hanno speso 16 miliardi per ristrutturazioni, 460mila cittadini hanno speso 3,3 miliardi per riqualificazioni energetiche, 225mila persone hanno speso un miliardo in mobili con bonus. In totale sono 3 milioni e mezzo gli italiani che hanno messo mano al portafoglio, cogliendo la palla al balzo e attivando il circuito virtuoso dell’investimento privato.

Oltre al fatto che è stata tolta l’Imu sulla prima casa e che da quest’anno non si pagherà la Tasi (eccetto che per le seconde case e per quelle di lusso), un altro fattore che sta rilanciando il mercato immobiliare è la discesa dei tassi. Mai come oggi, forse, appare più conveniente fare un mutuo: il costo dei “variabili” è tra l’1 e il 2%, ma in qualche caso si scende anche allo 0,80-0,90%. I “fissi” sono tra il 2 e il 2,5%. Considerando che il governatore della Bce, Mario Draghi, ha affermato che “i tassi resteranno bassi a lungo”, i coraggiosi che sottoscrivono i mutui a tasso variabile sono in crescita. Altri fattori che stanno rilanciando il mercato sono la disponibilità di nuovi contratti quali il “rent to buy” e il leasing abitativo. Il primo (affitto con riscatto) si può trasformare in compravendita; il secondo (leasing) offre incentivi fiscali che lo rendono comunque interessante. Insomma, ben vengano politiche che incentivano – su vari fronti – il bene-casa, che è stato un po’ troppo angariato negli ultimi anni con una tassazione pesantissima la quale, infatti, ha contribuito a determinare il crollo del mercato.

Per quanto riguarda le auto, invece, il discorso è diverso. Certamente risulta positivo e incoraggiante l’aumento di vendite dei primi mesi dell’anno. Al Salone dell’auto di Torino sono attese 28 anteprime nazionali e 8 internazionali, segno che il settore è vitale. Le previsioni di vendita in Italia parlano di 1,7 milioni per fine 2016 e i costruttori stanno lavorando a nuovi modelli, specie quelli ecologici e “ibridi”, per puntCare a vendite di 2 milioni l’anno nei prossimi anni. L’Italia ha un parco auto vasto, ma vecchio. Una famiglia media di 4 persone possiede 2,5 auto, cioè una vettura per il padre, una per la madre e (quasi) una per i figli. In pratica parliamo di una presenza di circa 600 auto ogni mille abitanti. Purtroppo si tratta però di vetture con un indice di “vecchiaia” elevato: dai 6 ai 12-13 anni medi, mentre nei Paesi del nord Europa l’anzianità media si abbassa tra i 4 e gli 8 anni.

Il ricambio più accentuato favorisce non solo la produzione, ma anche la sicurezza e la diminuzione dei consumi grazie ai miglioramenti tecnologici. Per le auto, inoltre, vengono avanti prospettive complesse. La Fca-Fiat ha aperto trattative con Google per l’“auto senza pilota”. Società quali Uber, Gett (Israele) e Lyft (Usa) per la concorrenza ai taxi da parte di privati stanno raccogliendo miliardi di finanziamenti. Se si arrivasse in fretta a commercializzare le “auto senza pilota” c’è chi ha calcolato che il fatturato del settore a livello mondiale esploderebbe dagli attuali 1.500 a 7.500 miliardi perchè si avrebbero risparmi nei tempi di guida, nei rimborsi per incidenti, assicurazioni e vittime, nello sviluppo dei servizi di automazione della guida. Quindi per l’auto, ben vengano gli aumenti di contratti di acquisto, ma con un occhio verso il futuro “senza pilota” che potrebbe arrivare molto prima di quanto ci immaginiamo.

Luigi Crimella

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