Per raccontare «la foresta che cresce», silenziosa, fatta di “arbusti” più piccoli all’ombra dei più massicci, non bastano certo tre giorni, eppure la terza edizione dell’apprezzato Meeting dei giornalisti cattolici «Pellegrini nel Cyberspazio», svoltosi dal 16 ad oggi, 19 giugno, a Grottammare – con visite alle vicine Offida e Ripatransone – è servita senz’altro ad incoraggiare gli oltre 150 iscritti da ogni parte d’Italia (16 i crediti formativi riconosciuti dall’Odg Marche) per ascoltare i qualificati relatori chiamati ad intervenire sulle sfide, attuali e future, che attendono il maremagnum mediatico.

image2Lo hanno fatto, nella prima tavola rotonda dedicata a «L’informazione Rai nell’anno del Giubileo», Fabio Zavattaro ed Enzo Romeo, vaticanisti rispettivamente del Tg1 e del Tg2, Vincenzo Morgante, direttore del Tgr Rai, e padre Gianni Epifani, di «A sua Immagine» che, moderati dalla bravura di Alessandra Ferraro, vicecaporedattore Rai, hanno provato ad interpretare i nuovi “gesti” e il linguaggio innovativo a cui ci ha abituati papa Francesco, Pontefice «sine glossa» come è stato definito, in questo Anno Santo della Misericordia, con l’intento di cogliere il vero senso dell’appeal televisivo che, tra share, buone notizie e la tragica attualità dei migranti da veicolare, si fa portavoce di un’etica giornalistica ancora forte.

Tante le key-words emerse dalla tre giorni ospitata nella meravigliosa Riviera delle palme. Dal servizio alla sussidiarietà e al valore della prossimità, dalla verità all’utilità dei social media, dall’ascolto, in particolare degli ultimi, alle “periferie” divenute cuore pulsante dell’informazione territoriale e non solo. E, proprio sulla «direzione» che sta assumendo «Il rapporto tra i media nazionali e locali» hanno sapientemente riflettuto Domenico Delle Foglie, direttore del Sir, Ferruccio Pallavera, alla guida de «Il Cittadino» di Lodi e Andrea Domaschio, capo redattore di Radio InBlu, coordinati da Claudio Turrini, vicedirettore di «Toscana Oggi».

(foto Gennari)
(foto Gennari)

«Se c’è un mondo in profonda trasformazione, quello dell’informazione è certamente al primo posto – ha affermato il direttore del Sir – ed ecco perché un appuntamento come questo che stiamo vivendo appare, nel panorama formativo e informativo nazionale, un’occasione preziosa per una riflessione strategica. Non sono solo le nuove tecnologie a mettere in crisi vecchi modelli informativi e stili professionali. È soprattutto il “cambiamento d’epoca” a cui ha fatto riferimento più volte il Santo Padre a indurci a ripensare il ruolo dei media cattolici e dei giornalisti cattolici all’interno di un Paese che si scopre sempre più povero, anche di informazione di qualità».

Ad arricchire gli interessanti interventi, mirati a riflettere sulla crisi in cui versa oggi la carta stampata e, in particolare, le testate diocesane, con uno sguardo alle potenzialità, più o meno illusorie, offerte dal Web, il messaggio via Skype di monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti e già direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali della Cei.

Il collegamento via Skype di monsignor Pompili
Il collegamento via Skype di monsignor Pompili

La seconda giornata del Meeting – iniziativa che nasce dalla collaborazione tra Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici che raccoglie 190 testate ), Agenzia Sir, Ucsi (Unione cattolica stampa italiana), Tv2000, Radio InBlu, Agenzia Zenit, Ordine dei giornalisti e i giornali diocesani «L’Ancora» e la «La Vita Picena» – è stata invece dedicata principalmente alla Rete, al ruolo del social media manager, ai big data, alla pubblicità, agli aspetti organizzativi della redazione. Elisabetta Tola (Google Italia), intervenuta in videoconferenza, Daniele Chieffi (Head of social Media management & Digital Pr in Eni), Massimo Calvi («Avvenire»), Alessando Chessa (Imt Lucca) e Piero Vietti (capo redattore de «Il Foglio») sono stati moderati da Massimo Donaddio («Il Sole 24 Ore»): a ciascuno, il compito di chiarire come poter abitare il sistema digitale con notizie di durata, verificate, originali, appetibili anche sotto un profilo commerciali e in grado di rappresentare quello «scoglio» a cui agganciarsi per non essere travolti dall’onda informativa digitale.

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Infine, la terza tavolo rotonda sul tema «Gesti e parole che hanno cambiato la storia, lo stile della comunicazione in Italia ai tempi di papa Francesco», con Paolo Ruffini, direttore di Tv2000, Giovanna Chirri, vaticanista dell’agenzia Ansa (che ha ricordato l’emozione nell’aver intuito e dato, battendo ogni collega sul tempo, la storica notizia delle dimissioni di papa Benedetto XVI nel 2013), e il presidente della Fisc Francesco Zanotti. Giovanni Tridente, coordinatore dell’Ufficio comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, ha guidato i relatori concordi nel sostenere che, nonostante l’overflow di media imperanti e notizie spesso non attendibili, è il messaggio e non il mezzo ciò che costituisce il fondamento della comunicazione, in cui la persona non deve mai smettere di essere autentica protagonista.

«La rivoluzione del cristianesimo – ha affermato Ruffini – è di un Dio che si fa uomo e che sceglie come suoi compagni di vita dei pescatori, della povera gente. Un Papa che dice “buonasera” ritorna all’essenza del Cristianesimo. Il Papa, che si inginocchia per confessarsi come noi, che stringe le mani alle Guardie svizzere, che ammette: “Guai a sentirsi santi, siamo tutti  peccatori”, in un certo senso riscatta le nostre debolezze perché ammette la nostra fallibilità ma al tempo stesso che possiamo essere parte di qualcosa di più grande».

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Per Zanotti, Francesco è «il Papa che testimonia per primo con i gesti e le parole. Ci mette all’angolo tutti. Questa è una rivoluzione nel nostro mestiere, è la rivoluzione del Vangelo che è entrata nelle nostre case e nelle nostre redazioni. Tutti ci interroghiamo nelle redazioni su cosa vogliono i lettori. La gente vuole il Papa, perché lo sente vicino. Questo ci costringe a metterci in ascolto. Dobbiamo stare in silenzio e staccare i cellulari. Il nostro rischio è solo quello di stare attaccati ai monitor. Siamo la generazioni di quelli piegati in due. Camminiamo sempre consultando questi strumenti digitali. Noi abbiamo bisogno di stare in silenzio per riprendere in mano il Vangelo, fare esperienza di fede. Nella Laudato si’ tutto è connesso e collegato. L’”Evangelii Gaudium” è da riprendere in mano, è la gioia del Vangelo, non la pesantezza».

Un momento della tavola rotonda di venerdì mattina
Un momento della tavola rotonda di venerdì mattina

Ad intervallare le sessioni di lavoro, workshop con don Dino Cecconi, esperienze locali tra giornalismo e fede sperimentate da ogni regione italiana presentate da Marilisa Della Monica, anche il dialogo tra il presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche, Dario Gattafoni, intervistato da Carlo Cammoranesi, delegato Fisc Marche, e le due celebrazioni eucaristiche presiedute da monsignor Carlo Bresciani, vescovo vescovo di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, e monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno.

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Immancabile, anche quest’anno il premio conferito dal Meeting nazionale al miglior articolo: come nel 2015, ad aggiudicarsi il voto unanime (nella giuria capitanata da Beatrice Testadiferro, direttore de «Voce della Vallesina») per il miglior articolo è stata la testata «Gazzetta d’Alba», grazie all’inchiesta «La fede ai tempi del Bataclan», scritta a otto mani da Marcello Pasquero, Enrico Fonte, Matteo Viberti e Francesca Gerbi.

I premiati a Grottammare per l'edizione 2016 del Meeting
I premiati a Grottammare per l’edizione 2016 del Meeting con, primo da destra, il responsabile organizzativo Simone Incicco (Foto «Gazzetta d’Alba»)

A concludere in bellezza il terzo giorno del convegno, due momenti di assoluta profondità. Prima, la testimonianza di monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo dell’arcieparchia di Hassaké-Nisibi dei Siri, moderata da Marta Petrosillo, responsabile stampa di «Aiuto alla Chiesa che soffre», che ha portato nelle Marche, con piglio diretto e ammirevole schiettezza, tutta la sofferenza del suo popolo, chiedendo alla stampa il delicato ma necessario compito di informare e raccontare ciò che avviene in un mondo lontano eppure vicino, martoriato dalla guerra. Con un invito speciale: quello di «essere accanto con il cuore a questa terra, bisognosa di essere amata in questo dramma senza fine».

«Ho detto alla mia gente – ha dichiarato l’arcivescovo – che sarei venuto da voi in Italia per partecipare a questo evento e mi hanno detto di chiedervi di pregare per noi, che viviamo un incubo che si è avverato in un Paese che un tempo ha conosciuto lo splendore». Nei territori a est della Siria il presule è stato sempre in prima linea per il sostegno alle popolazioni ed oggi è portavoce del dolore di questa terra. Lo scorso anno l’Isis arrivò a trecento metri dalla sede della sua diocesi. «Hassakè – ha proseguito Hindo – si trova in uno dei territori maggiormente colpiti della Siria. Qui negli ultimi 5 anni tutto è cambiato. Dalla prosperità alla sicurezza. Prima percorrevo tranquillamente il tragitto da Hassakè a Beirut. Nel 2011, in cinque giorni, le cose cono cambiate completamente. Oggi come ieri abbiamo bisogno del vostro amore. Lasciate stare i governi che ragionano con interessi nazionali. Io parlo a uomini e donne, cristiani e cristiane. Amateci. Fateci sentire solo il vostro amore».

Il vescovo Hindo incontra i giornalisti
Il vescovo Hindo incontra i giornalisti

Quindi, l’intenso dialogo su «Migrazione, comunicazione e Web» tra il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo, e il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. «Le parole sembrano venir meno – ha affermato il presule marchigiano – dopo aver udito un racconto così intento come quello pronunciato da Hindo, eppure occorre guardare con speranza ai temi più scottanti che interpellano questa nostra società scombinata da squilibri cancerogeni, figli di una Chiesa che deve sapersi sporcare le mani e compromettersi con la storia». Più d’uno gli spunti emersi dal vibrante confronto, in cui non sono mancati i riferimenti ai giovani e al mondo del lavoro, con l’auspicio di poter raggiungere tutti, giornalisti in primis, «la libertà di una vera crescita culturale».

«Mentre il mio confratello Hindo parlava – ha aggiunto inoltre Menichelli – facevo una analisi di quanto io conosco delle disavventure di quel popolo. Ho pensato che noi badiamo a quanto quegli eventi provocano su di noi ma non ci soffermeremo mai sulla tragedia di quelle popolazioni. Mi ha stupito e suscitato emozione quando ha detto: non dateci nulla, ma amateci. Credo che spesso l’informazione sia così veloce che non guardiamo più chi c’è dietro. Quindi per me i periodici devono essere capaci di centrare tutto sulla persona. Se faremo solo una lettura del problema non capiremo mai abbastanza. L’orientamento per me è una grande attenzione alla persona».

Il cardinale Menichelli a colloquio con il direttore Tarquinio
Il cardinale Menichelli a colloquio con il direttore Tarquinio

Un augurio da leggere, nero su bianco, attraverso l’occhio cristallino di chi sa comunicare bene anche il male che ci circonda, attrezzati per vivere con consapevolezza nella foresta piuttosto che nella jungla mediatica, con la lente della responsabilità in cui possa riflettersi lo sguardo di Dio. Esattamente come invita Bergoglio che, per l’occasione, ha fatto giungere il proprio saluto a firma del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. «Aiutando l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, incarnazione vivente di Dio misericordioso, Sua Santità – si legge nel testo – invita ad attingere alle risorse spirituali la forza per trattare le cose del mondo ponendo Dio al vertice, affinchè il patrimonio dei valori trasmesso lungo i secoli possa continuare ad ispirare e plasmare con lo splendore della verità il futuro della nostra società».

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