La civiltà contadina, pur segnata da sofferenze e ingiustizie, è stata portatrice di fermenti vitali e istanze di trasformazione che hanno segnato in maniera originale lo sviluppo della nostra regione». L’ex presidente del Consiglio regionale delle Marche, Vittoriano Solazzi, descrive con queste parole, nell’introduzione al libro Storia della civiltà contadina marchigiana di Cesare Angeletti (edito da Quaderni del Consiglio regionale delle Marche n. 174 del 2015), uno spaccato della «dimensione sociale e antropologica» della nostra società.

Storia della civiltà contadina marchigianaSi deve anche all’approfondito studio e alla coriacea memoria di Angeletti (o, meglio, di Cisirì), pertanto, la possibilità di consultare un volume che approfondisce molte delle fasi della quotidianità contadina, alcune delle quali, come la trebbiatura, pur modificandosi in ragione della modernità, mantengono il loro fascino anche grazie alle rievocazioni promosse in tutto il territorio regionale. «Prima che fosse inventata la trebbiatrice le cove erano portate sull’aia – scrive Angeletti –, sciolte e distese a terra a formare un gran cerchio e su di esse erano fatti passare i muli che, con gli zoccoli, rompevano la spiga e separavano i chicchi di grano dalla pula». Poi è arrivata la tecnologia, che ha consentito di migliorare, alleggerire e velocizzare il lavoro dei contadini.

torino-reparto-celiachiaUna fatica che, tuttavia, era sinonimo di comunità, come dimostra, ormai da 31 anni, l’opera di divulgazione e salvaguardia della memoria compiuta dalla Pro Loco di Piediripa, attiva frazione di Macerata. Da giovedì 23 giugno al 3 luglio, infatti, presso l’azienda agricola Lucangeli in Contrada Valle, sarà possibile gustare i pasti della tradizione, grazie all’operosità delle vergare e rivivere, durante la festa in programma la domenica conclusiva, con la partecipazione di circa cinquanta figuranti (tre volte tanti, invece, i volontari impiegati per tutta la manifestazione), le fasi salienti della trebbiatura. Uomini e donne in costume d’epoca a rappresentare il padrone, la contessa, i contadini, il fattore e il frate, senza dimenticare i macchinari storici originali, dal trattore alla mietitrebbia.

Più recente, ma ugualmente significativo, l’evento che si svolge a Cingoli nel mese di luglio: la Festa della trebbiatura e del folclore. Un viaggio nella tradizione locale per rivivere un momento atteso, nell’allegria e nella condivisione, tra canti popolari e il ballo del tradizionale saltarello. Anche in questo caso, tramandare le tradizioni e le usanze popolari è l’obiettivo principale degli organizzatori, il Gruppo Folkloristico Balcone delle Marche (50 anni compiuti nel 2015), oltre che poter assaggiare pietanze come i maccarù de ‘o ‘batte, i frascarelli e l’oca arrustu.

401065_264092103734790_684834896_nTornando nella bassa valle del Potenza, nel Comune di Treia si rievoca la trebbiatura come una volta la terza domenica di luglio. Lo scenario è quello della località di Camporota, quando, dal 14 al 17 luglio, all’evento curato dall’Associazione sportiva Pro Camporota – con la partecipazione dei volontari del “Balcone delle Marche” – sarà affiancata, per il 29° anno consecutivo, anche un’altra eccellenza come il maialino cotto alla brace. La rievocazione degli eventi legati ai ritmi della società rurale diventa occasione, dunque, per promuovere la salvaguardia del Creato, riscoprendo anche il ruolo storico dell’agricoltura.

Tre possibilità concrete, dunque, non solo gastronomiche, per poter riscoprire un mondo antico e accantonare, almeno per alcune ore, quella nostalgia evocata da Cesare Angeletti, sconfiggendo quello che definisce il sipario dell’oblìo: «Se nessuno si preoccupasse di fermarne il ricordo sulla carta, allora – ammonisce l’autore –, veramente su questa splendida festa, su questo grande spettacolo itinerante, che si rinnovava ogni anno di aia in aia, scenderebbe per sempre la parola fine».

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