Si dice letteralmente «sconvolta», Elisa Bolognesi, maceratese, docente di Lingue presso l’Unimc e titolare dell’istituto Multilingue, con sede nel cuore del capoluogo. Esperta conoscitrice del mondo anglosassone, della cultura e delle tradizioni che oltre Manica si respirano da secoli, la professoressa si reca spesso in Gran Bretagna e a Londra, e commenta senza minimi termini il risultato con cui, il 23 giugno, il popolo inglese ha votato scegliendo di uscire dall’Unione Europea.

La docente maceratese Elisa Bolognese
La docente maceratese Elisa Bolognese

La Gran Bretagna, si sa, euro o non euro, è comunque uno Stato importante in Europa, e non solo, e, d’altro canto, far parte dell’UE ha consentito allo United Kingdom di evitare l'”isolamento” rispetto a decisioni importanti in materia di economia e geopolitica.

Un equilibrio oggi sconvolto dalle nuove prospettive che si prefigurano alla luce di numeri inequivocabili e la delusione stampata sui volti di molti, inglesi e non, a partire dal premier dimissionario David Cameron. Con oltre 33 milioni di britannici che sono andati alle urne e un’affluenza del 72,2 per cento, le percentuali hanno generato un vero e proprio “effetto shock” in UK come negli altri Paesi europei, a partire dal nostro, divisi in un bivio dalle conseguenze insondabili. Il Leave, è noto, ha prevalso con il 51,9 % dei voti: ad optare per questa scelta 17.410.742 britannici. Il Remain ha invece ottenuto 16.141.241 voti. La Scozia, l’Irlanda del Nord e Londra hanno votato largamente per il Remain, mentre il Leave ha prevalso in Galles e nel resto d’Inghilterra.

E se alcune testate denunciano un uso del voto «irresponsabile» da parte dei politici ma anche degli elettori, chiamando in causa il ruolo dei mass media e la mancanza assoluto di quel «senso critico» che impedisce di formare «una propria opinione autonoma e ragionata» limitandosi «a ripetere gli slogan che riceve dalla tv o dai social network», anche Bolognesi non ha dubbi: «Si è trattato di un voto dettato principalmente dall’ignoranza».

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«Ho molti amici che vivono in Gran Bretagna, con situazioni familiari che ora si profilano complesse da gestire a causa dei cambiamenti che scaturiranno dal referendum», racconta. «Pensiamo, ad esempio, ai figli di nostri connazionali con doppia cittadinanza, per metà italiani e per l’altra britannici: cosa succederà? Una mia amica di Macerata – aggiunge – è sposata con un francese e non sono cittadini di Sua Maestà, un’altra è tedesca e dovrà fare i conti con l’iscrizione scolastica dei suoi bambini: ad aumentare, principalmente, saranno le difficoltà per i più piccoli e per le nuove generazioni, senza contare tutte le problematiche legate all’acquisto dei beni immobiliari e delle necessarie pratiche burocratiche».

La docente insiste sulla definizione di un «voto manipolato» ed invita a leggere i dati secondo un’interpretazione ragionata e non faziosa: «Uno scarto del 2% non autorizza a pensare che gli inglesi siano razzisti: i risultati vanno recepiti senza distorsioni, fermo restando che l’informazione ha contribuito non poco a generare confusione nel periodo della propaganda e ad influenzare il popolo degli elettori».

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Londra, capitale prediletta dai giovani di tutto il mondo che qui decidono di stabilirsi per motivi di studio o di lavoro

Elisa Bolognesi fa poi riferimento «ai corsi e ai ricorsi storici che, con i suoi illustri personaggi, basti pensare a Enrico VIII, hanno visto protagonista la gloriosa sorte del Regno Unito, una confederazione di Stati, ricordiamolo, che non si riduce alla sola Inghilterra». E oggi, cosa c’è da aspettarsi? La responsabile di Multilingue non nasconde la propria, forte perplessità, ad iniziare dagli inevitabili problemi che insorgeranno per i movimenti e i numerosi viaggi da e verso la Gran Bretagna: «Ciò che si avverte, tra la popolazione inglese, è la non volontà di stravolgere lo status quo attuale, ma è altrettanto prevedibile che per chi deciderà di andare a studiare, a lavorare o a vivere in UK le cose non saranno facilissime, dal momento che gli inglesi dovranno in qualche modo sottostare alle regole e, soprattutto, alle leggi che un domani entreranno vigore».

«Si è trattato di un voto dettato principalmente dall’ignoranza e fortemente manipolato», sostiene la docente maceratese

Un domani non ancora definito, ma trasformatosi, dalla sera alla mattina, già angosciante presente per gli italiani trapiantati nell’isola anglosassone. «Siamo consapevoli che il nostro non è un Paese economicamente forte, così non lo sono le altre Nazioni europee a causa della devastante crisi. Al tempo stesso, sappiamo che le “dinamiche” della Gran Bretagna non si basano sulla produzione, ma essenzialmente sulla vendita e sull’acquisto di merci. Cosa accadrà in termini di dazi e risvolti commerciali per le nostre aziende e le multinazionali non è dato ancora saperlo, «ma di certo l’effetto domino che il risultato del 23 giugno ha scatenato si avvertirà in campo finanziario, economico e, purtroppo, sul piano educativo, che vedrà penalizzato l’avvenire di molti dei nostri giovani».

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