I problemi del settore industriale e il futuro dell’economia maceratese

Si è svolta a fine giugno al teatro Lauro Rossi di Macerata l’assemblea annuale di Confindustria della provincia di Macerata con la partecipazione del nuovo presidente nazionale, Vincenzo Boccia.

I dati presentati dal neo presidente provinciale di Confindustria, Gianluca Pesarini (leggi Qui il servizio) sono ancora fortemente segnati dal lungo periodo di crisi: dal 2007 la crisi ha bruciato l’11% del valore aggiunto prodotto dalla provincia: in particolare ha bruciato il 14% del valore della produzione industriale e il 32% di quello prodotto dal settore delle costruzioni. Ciò significa che negli ultimi nove anni la provincia di Macerata ha perso molte imprese, ampie quote di export e un gran numero di occupati.

Nella loro assemblea, gli industriali hanno chiesto più infrastrutture, non solo fisiche (superstrade, completamento del progetto Quadrilatero e miglioramento della rete ferroviaria, oltre a un vero aeroporto regionale), ma anche telematiche: in una fase in cui l’innovazione digitale è un fondamentale fattore di sviluppo è grave che in provincia ci siano ancora intere aree non coperte dalla banda larga.

L’isolamento rispetto al resto del Paese per la carenza delle infrastrutture fisiche e gli ostacoli all’internazionalizzazione per la mancanza delle infrastrutture telematiche sono due dei nodi da sciogliere per attrarre nuovi investimenti e per il rilancio del settore manifatturiero.

Nell’assemblea non lo si è detto, ma è evidente che c’è bisogno di affrontare anche un altro nodo: servono nuovi imprenditori, capaci di muoversi nel mercato globale, convinti della necessità di puntare sull’innovazione e disposti a investire in nuovo capitale umano, cioè in giovani competenti e preparati. Sono ancora troppo poche le imprese che si muovono in questa direzione. Così come sono troppo poche le imprese di eccellenza.

È corretto quanto è emerso dal convegno: i casi eccellenti sono fondamentali, ma servono a poco se non fanno sistema e se non diventano il sistema competitivo di un territorio. E perché questo avvenga è necessario un rapporto sempre più stretto fra imprese, istituzioni, scuole, università e altri soggetti del territorio impegnati nella costruzione di una società più coesa e di uno sviluppo più sostenibile.

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