L’«arrivederci» di Passo di Treia a don Ariel Veloz

«L'unità e la fede continuino a essere la vostra forza», ha detto il sacerdote ringraziando la comunità per l'amore dimostrato nei suoi sei anni da parroco

Cita l’Europa don Ariel Veloz nel suo festoso “arrivederci” alla comunità di Passo di Treia. Non dei burocrati o degli intrighi economici, ma quella dalle profonde radici cristiane che ha il suo patrono in san Benedetto da Norcia. La cerimonia di saluto del parroco (è ormai ufficioso il suo ritorno a Macerata) venuto da Santo Domingo, infatti, si è svolta lunedì 11 luglio, ricorrenza del Santo, in piazza Tarcisio Carboni, a pochi passi dalla chiesa della Natività della Vergine Maria. Un luogo che, insieme all’oratorio, ha visto la crescita umana e pastorale di don Ariel, sacerdote dal sorriso contagioso, per tre anni vice parroco in paese con don Natale Branchesi, ora ad Appignano, e, negli ultimi sei anni, guida spirituale di Passo di Treia. Dapprima la Messa e poi un partecipato conviviale, senza smarrimenti ma con la volontà diffusa dei fedeli di essere significativamente presenti.

«Ne “La Regola”, san Benedetto ci invita a non anteporre nulla all’amore di Cristo – ha affermato don Ariel durante la celebrazione eucaristica -, perché è proprio questo amore a donare la vita eterna. “Chiunque avrà lasciato la sua casa per seguire il mio nome riceverà cento volte tanto”, dice il Signore, e, nella mia esistenza, posso testimoniare che è vero: Gesù è l’unico che è fedele fino alla fine». Parte di questo multiplo, per il sacerdote, è proprio la comunità passotreiese, capace di riservargli un amore quasi sorprendente.

IMG_20160711_200922 - Copia«Mi rendo conto di aver mancato in tante cose e di questo vi chiedo scusa – ha aggiunto durante l’omelia -, ma mi considero un peccatore perdonato, perché insieme a voi ho incontrato Cristo. Tuttavia, la forza di una comunità cristiana non sta nel cercare la perfezione, nella dominazione dell’altro o nel potere – ha continuato don Ariel -, la perfezione sta nel creare l’unità, nella semplicità, nell’amarsi e nel correggersi a vicenda, se necessario. Tutto questo crea una comunità autentica e io vi invito a continuare in questa unità».

Per il sacerdote, infatti, «non conta tanto la persona incaricata di guidare una comunità ma la fede in Cristo». Lo ripete più volte, commosso, ricordando come ognuno sia uno strumento delle mani di Dio e come sia necessario abbattere ogni divisione: «Pregando, come ogni mattina, ho cercato nel Vangelo le parole da dirvi in questa occasione e credo che sia importante ribadire il valore della parabola del buon grano e della zizzania. Abbiamo seminato il grano buono – ha affermato ancora don Ariel -, ma sempre ci sarà la zizzania, perché molte sono le prove del giusto ma da tutte lo libererà il Signore. Per questo vi dico che è sempre più grande il bene del male, quel bene che cresce in silenzio, che non si fa vedere e non si mette nelle targhe, ma si mette nel cuore, nel silenzio del cuore. Perciò, rimaniamo uniti per far crescere il bene senza aver paura del male, della zizzania».

IMG_20160711_200926 - CopiaIl messaggio di don Ariel alla comunità passotreiese, come solito abbracciata all’ironia del sacerdote e alla pari capacità di creare momenti di riflessione, si è concluso con questo desiderio, oltre a una sicurezza rivelata ai presenti («è la fede la vera forza di un uomo») e un sentito ringraziamento: «Grazie per tutto l’amore che mi mostrate, anche se non sarò più vostro pastore sarò sempre un vostro fratello e un vostro amico».

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