È stato fino a ieri sera tardi con i familiari delle vittime o dei dispersi del disastro ferroviario avvenuto ieri in Puglia, al palazzetto dello sport di Andria, monsignor Luigi Mansi, vescovo di Andria.

«C’erano alcune famiglie lì raccolte che non avevano notizie dei loro cari e ipotizzavano il peggio – ci dice il presule -. I numeri di questa mattina sono di 27 vittime: potrebbero essere definitivi, ma c’è ancora un po’ di riserbo. Stanno, infatti, ancora rimuovendo parte dei rottami dei due treni. Di questi 27 almeno una quindicina dovrebbero essere di Andria, di altri paesi qui intorno. Ho sentito dire che qualcuno è di Bari. Alle 9 stamattina hanno aperto la sala mortuaria al Policlinico di Bari per i riconoscimenti. Mi ha fornito questi dati il sindaco».

Quali sono i sentimenti dominanti in questi momenti così difficili?
C’è un grande sgomento, una grande tristezza per questa tragedia che ha colpito tanta gente, ma anche un po’ di rabbia perché, a parte il possibile errore umano, sconcerta il fatto che quella linea ferroviaria non doveva essere in quelle condizioni. C’era un progetto finanziato dalla Unione europea ma non se n’è fatto nulla. Le solite storie italiane: si decidono delle cose e poi si rinviano all’infinito. I lavori erano già finanziati dal 2012 dalla Ue, ma non c’erano i progetti.

«C’era un progetto finanziato dall’Unione europea ma non se n’è fatto nulla. Le solite storie italiane: si decidono delle cose e poi si rinviano all’infinito. I lavori erano già finanziati dal 2012 dalla Ue, ma non c’erano i progetti», dichiara Mansi

Questo incidente mette ancora una volta in luce un Sud penalizzato?
Certamente sì. Eppure, è una linea che collega diversi grandi centri e ci sono sempre migliaia di giovani che utilizzano questi treni. Ahimé, duole dirlo, ma se questo incidente fosse avvenuto durante l’anno scolastico, avremmo avuto una tragedia molto più ampia.

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Qual è l’impegno della Chiesa di Andria in questo momento così difficile?
Da ieri accanto alle famiglie ci sono diversi parroci e sacerdoti di Andria. Io stesso mi sto recando adesso in ospedale per salutare i feriti. Questa sera alle 21 abbiamo in cattedrale una veglia di preghiera. Poi, attendiamo disposizioni per i funerali. Molto probabilmente ci saranno funerali di Stato, ma ancora non abbiamo certezze. Come Chiesa diocesana abbiamo deciso di accollarci le spese funerarie, liberando totalmente le famiglie.

Si ha un numero definitivo dei feriti?
Sono cinquanta e alcuni di loro sono gravi, ma probabilmente non in pericolo di vita.

«Come Chiesa diocesana abbiamo deciso di accollarci le spese funerarie, liberando totalmente le famiglie», afferma il vescovo di Andria

Il premier Matteo Renzi ha detto ieri sera: «Non lasceremo soli i pugliesi». Il pericolo in casi di tragedie come quella avvenuta ieri in Puglia è che, dopo un primo momento di grande attenzione, i riflettori si spengano lasciando sole le comunità…
Ci auguriamo che quanto ha detto ieri sera Renzi sia vero. Noi come Chiesa attraverso le parrocchie siamo disseminati sul territorio:continueremo a essere vicini alle famiglie e a non lasciarle sole. Stiamo dentro la realtà, immersi nelle storie della gente. Ieri, quando sono stato al palazzetto dello sport, ho visto diversi sacerdoti con le famiglie di loro competenza. Mi hanno detto che fin dai primi momenti molti di loro si sono mossi; anche diversi ragazzi e giovani delle associazioni cattoliche si sono offerti come volontari attraverso la Caritas.

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La Chiesa è sempre in prima linea accanto a chi soffre. Cosa possiamo chiedere, invece, alle Istituzioni?
Possiamo continuare a levare la nostra voce nelle sedi opportune o anche attraverso un’omelia, che avrà poi risonanza, se ci accorgiamo che ci sono delle inadempienze e delle dimenticanze o che le promesse sono rimaste solo parole. Sarà, quindi, anche compito nostro non far spegnere i riflettori su questa tragedia.

In questo evento così doloroso c’è stata una bella prova di generosità e solidarietà da parte dei pugliesi, che hanno fatto a gara per donare il loro sangue…
Fin da ieri nel primo pomeriggio ci sono state file lunghissime di persone pronte a donare il sangue. E già questa mattina i centri trasfusionali sono pieni di gente. È bastato ‘fare un fischio’ e tantissimi si sono recati spontaneamente. Tra i feriti molti sono ragazzi universitari conosciuti, anche nelle parrocchie, e subito gli amici si sono mobilitati e in massa sono accorsi a donare il sangue. Anche sul luogo del disastro tanti giovani delle associazioni di volontariato, cattoliche e laiche, hanno offerto il loro contributo: sono stati tutti lì, anche stanotte, a lavorare concordemente per dare una mano. Il cuore del Sud è grande.

Gigliola Alfaro

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