Il Mediterraneo è forse il “continente” più multietnico e ricco di cultura della terra. Eppure la convivenza tra i suoi popoli assume connotati di violenza, ingiustizia ed esasperazione ogni giorno. Tuttavia, oltre la risacca, la cura proviene proprio dalla storia millenaria di quel “continente”: l’accoglienza che diventa integrazione, rispetto, reciprocità e autodeterminazione.

Mare accogliente è anche il titolo scelto dall’associazione Centro di Ascolto e Prima Accoglienza di Macerata per descrivere l’opera svolta dai volontari e dagli ospiti della struttura, richiedenti asilo internazionale, a soci e cittadini comuni delle varie attività promosse. «Molti migranti, per trovare una migliore possibilità di vita, sono costretti ad attraversare un mare che non sempre risulta essere accogliente – ha detto Claudia Manuale, operatrice della struttura -, una volta giunti in Italia devono compiere una nuova traversata, ovvero quella verso una nuova vita tanto sperata. Nell’attesa che ciò si compia vorremmo che il nostro Centro di accoglienza sia per loro come un piccolo mare accogliente».

L’incontro, svoltosi martedì 19 luglio nella sede di via Zara, ha visto le testimonianze di alcuni ospiti provenienti dal Mali e dal Pakistan, prima di una cena condivisa (ognuno dei partecipanti ha cucinato appositamente un piatto poi consumato durante la serata) e della visione del film Terraferma di Emanuele Crialese«Mi chiamo Shamsher e vengo da Pakistan», ha raccontato uno degli ospiti, 44 anni, padre di cinque figli, da un anno e tre mesi in Italia. «Sono un trasportatore di frutta e verdura e abitavo a confine tra il mio Paese e l’Afghanistan. Fermato dalla polizia, gli agenti hanno trovato all’interno del mio camion un carico di armi di cui non avevo conoscenza – ha affermato -, tanto è bastato a farmi capire di dover fuggire».

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L’operatrice Claudia Manuale con Shamsher

Tra le testimonianze raccolte, quella di Shamsher è forse quella che più rappresenta la banalità del male in atto sulle rotte del Mediterraneo. Subito dopo l’episodio, infatti, la sua famiglia ha ricevuto la visita, purtroppo attesa, dei talebani, intenti a reclamare, con minacce di morte, le armi ora in mano alla polizia pakistana.

«Ho camminato interrottamente per giorni, senza cibo ne acqua. Raggiunto l’Iran sono arrivato in Turchia, poi in Bulgaria, in Serbia, Austria e, alla fine, sono giunto dopo due mesi in Italia. Sono molto grato all’Italia – ha concluso l’uomo -, la mia vita era in pericolo, ma ora ho ancora una speranza».

Alcuni ospiti del Centro durante il servizio mensa
Alcuni ospiti e volontari del Centro di Ascolto durante il servizio mensa

“Mare accogliente” rappresenta uno step tra le varie attività svolte dal Centro di Ascolto di Macerata. La data del 19 luglio è stata scelta non a caso: due anni prima, infatti, Giampiero Cacchiarelli, per 18 anni co-direttore della Caritas diocesana insieme alla moglie Manuela Cocci Grifoni, aveva fortemente spinto, prima della sua morte, per l’attivazione di concreti progetti di accoglienza e integrazione.

Un’iniziativa che non smette di proseguire in tale opera, attraverso intensi corsi d’italiano, attività propedeutiche al lavoro e di carattere socio-educativo sulle quali gli operatori del Centro investono quotidianamente, non senza difficoltà, il proprio lavoro.

La “terraferma”, infatti, anche se fatta di contrasti e di contraddizioni, è ancora una volta l’unico luogo possibile per seminare semi di giustizia e speranza.

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