Fondazione Migrantes: «L’assassinio di padre Jacques non indebolisca la cultura dell’incontro»

Il commento del direttore generale mons. Gian Carlo Perego

Mons. Giancarlo Perego

Riceviamo e pubblichiamo dalla Fondazione Migrantes il commento del direttore generale mons. Gian Carlo Perego.

Il barbaro assassinio di padre Jacques Hamel, l’anziano sacerdote dell’arcidiocesi di Rouen, in Normandia, e il grave ferimento di un fedele ad opera di giovani reclutati e plagiati dai terroristi dell’Isis scuote le coscienze di ognuno di noi. E’ un nuovo omicidio che colpisce un innocente, come tanti altri nel mondo, che rappresenta – agli occhi del terrorismo – un simbolo della civiltà occidentale.

Mentre preghiamo il Signore, ricco di misericordia, per il sacerdote ucciso e per il fedele ferito, siamo vicini al vescovo e al presbitero dell’Arcidiocesi di Rouen, alla Chiesa di Francia.

Dobbiamo avere il coraggio di mantenere il nostro cuore libero dall’odio, ponendoci di fronte al nuovo martirio in terra europea con la mente rivolta alle parole di Gesù: «Avete inteso che fu detto: ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano» (Mt 5,43-44).

Dobbiamo avere il coraggio di mantenere il nostro cuore libero dall’odio

Ogni cedimento alla cultura della vendetta, alla superficiale e pericolosa coniugazione tra terrorismo e islam, tra migrazione e terrorismo, genera paura, odio, conflittualità diffusa e indebolisce la cultura dell’incontro, la civiltà dell’amore, la sola che può dare un futuro all’Europa.

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