Silenzio, e domande, che interpellano l’animo sul tema più bello e impegnativo: la misericordia. La catechesi che il cardinale Edoardo Menichelli stamattina, giovedì 28 luglio, ha donato a Sulkowice ai giovani delle otto diocesi delle Marche – Ascoli Piceno, Fabriano-Matelica, Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, Jesi e Fermo -, si dipana così, in un dialogo che respira di riflessioni e passi evangelici legati all’Anno giubilare.

Un abbraccio fatto di sguardi e parole, quello tra “don Edo” e i ragazzi, ormai abituati allo stile schietto con cui l’arcivescovo di Ancona-Osimo, in ogni Giornata mondiale della gioventù, li incontra. Nella parrocchia di questo paesotto polacco che spicca in mezzo al verde, scorrono i video, si canta insieme e si prega, assieme agli altri vescovi della regione (presenti Armando Trasarti, Stefano Russo e Giancarlo Vecerrica, delegato CEM per la Pastorale giovanile, coordinati da don Francesco Pierpaoli, incaricato regionale per la Pg). In un diario, penna e libretto del pellegrino in mano, le domande che albergano nel cuore di ciascuno. Sogni, inquietudini che attendono risposte convincenti e non semplici consigli. Libertà, futuro, giudizio, e, ovviamente, quale volto dare alla misericordia.

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«Una misericordia – esordisce – che si può comprendere solo se ne è fatta viva esperienza. Non sono Pico della Mirandola, ma, come sempre, cercherò di parlare specchiandomi nel mio vissuto». Spiega la realtà, il cardinale, e ricorda che «oggigiorno ci portiamo addosso una debolezza che è diventata smania di essere perfetti e il peso di apparire onnipotenti e perfetti. Quando facciamo così, però, siamo i più stupidi del mondo: la stima di noi stessi va letta alla luce di quello che vuole Dio».

Poi, le “tipiche” storie che, con il suo piglio, Menichelli usa per spiegare gli aspetti più delicati del vivere. Come il perdono. E i volti si illuminano di sorrisi spontanei quando il presule tuona, con severa simpatia: «Non andate a raccontare i peccati in tv a Maria De Filippi!». Si emoziona il vescovo Edoardo, quando in un foglietto gli viene chiesto come è nata la sua vocazione, ripercorrendo la sua storia personale e mostrando ai giovani tutta la sua umanità per testimoniare come possono cambiare le prospettive dell’esistenza, quando la ferita di un lutto che priva dell’amore dei genitori e rende tutto più terribile. È proprio in quell’intercapedine di dolore e la chiamata ad entrare in seminario, dice Menichelli, che «si è fatta viva per la prima volta la misericordia».

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Perché, aggiunge, «Dio fa sempre a modo suo, conducendoci dove vuole lui, nel viaggio dell’esistenza umana in cui accogliere la verità di Cristo, senza ingannarci, fatta di fragilità ma anche di gioia». La via da seguire è tanto chiara quanto difficile: «Dobbiamo permettere a Dio, però, di fare il suo mestiere e di lavorare in noi, come un vignaiolo che per far sì che la pianta porti frutto deve per forza potarla. Ogni sera voi chiedete al Signore qual è la sua volontà su di voi: la risposta di Dio, statene certi, arriva sempre. Forse è quella che non ci piace, ma è quella feconda per noi. Perché credere in Lui? Perché è un Dio di carne, il nostro, che si è fatto crocifiggere per dimostrarci il suo infinito amore».

«Non cedete, cari ragazzi, alla tentazione della cultura contemporanea – conclude – che intende privarvi della fatica della croce che porta salvezza: la croce è radicata nella vita, non rendiamola inutile». E strappa applausi scroscianti, una vera e propria standing ovation, il cardinale marchigiano a cui gli occhi diventano lucidi, rendendo questa mattinata unica. Al termine della catechesi, seguita poi dalla Celebrazione eucaristica, Edoardo Menichelli, auspicando inoltre «un grande incontro a Loreto per tutti i giovani delle diocesi della regione, veri “fiammiferi” chiamati a incendiare il mondo con la fede», riprende infine il tema che guida questa Gmg 2016, sottolineando che nella società moderna noi «non siamo liberi e dobbiamo davvero lasciarci abbracciare dalla misericordia di Cristo, come esorta il Papa».

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«Non siamo felici – ha detto – perché siamo pieni di piacere. Ma un conto è il piacere, un conto è l’amore: non c’è mai un piacere che soddisfa pienamente. C’è invece una storia di felicità che passa per l’amore ed è sempre viva. Recuperiamo la vita, rovesciamo questa cultura di antropocentrismo esagerato, perché siamo prigionieri della morte. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che si chini su di noi, che azzeri la distanza tra il vagare e il vivere e ci rimetta in comunione, in un’estasi di amore e non in uno sbando».

Questa, allora, l’esortazione con cui il cardinale tanto amato dai giovani ha salutato i marchigiani con qualche proposito da portare a casa nello zainetto di questa avventura polacca: «Vorrei che portaste via da questa Giornata mondiale della gioventù e da questo Anno Santo del quale papa Francesco ci sta benevolmente “intossicando” la consapevolezza che il costo della misericordia è la croce e il frutto della croce l’amore. Se vogliamo vivere dobbiamo essere raggiunti dalla misericordia, anche per mezzo del Vangelo. Solo se ricevo la misericordia costruisco la comunità e divento, anche io, operatore di comunità. Ecco la grande opera di misericordia di Dio che desidera, sempre, il nostro bene».

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