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domenica, ottobre 21, 2018
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Venerdì 29 luglio: il silenzio che si fa preghiera

Tra Auschwitz e la Via Crucis il giorno dedicato alla Croce, senza la quale non può generarsi la salvezza

Esistono parole adatte per raccontare questo 29 luglio in terra polacca? No, e se non fosse per il dovere di documentare nei media gli eventi di questa Giornata mondiale della gioventù numero 31, in cui una miriade di emozioni di ogni tipo si rincorre tra un evento e l’altro (mai come stavolta, dopo sei esperienze di Gmg, la cronaca si fa così faticosa…), per descrivere un venerdì come quello di oggi basterebbe davvero un’unica foto, in grado di dire tutto.

Dopo la festa e la misericordia, il terzo giorno che vede papa Francesco al fianco dei ragazzi e delle ragazze giunti da ogni parte del pianeta a Cracovia si vive all’insegna del silenzio.

Colpisce vederlo varcare, da solo come preannunciato, l’ingresso del lager di Oświęcim e sostare a pregare, con gli occhi chiusi e il capo chino per diversi istanti, nel luogo in cui l’orrore non è mai stato dimenticato. L’abbraccio con i superstiti di Auschwitz, il bacio al palo delle impiccagioni, la visita alla cella di padre Massimiliano Kolbe.

Papa Francesco incontra i sopravvissuti all'Olocausto
Papa Francesco incontra i sopravvissuti all’Olocausto

«Signore, abbi pietà del tuo popolo. Signore, perdono per tanta crudeltà». Questo è il testo del biglietto, scritto in spagnolo, consegnato dal Pontefice dopo la firma del «Libro d’Onore». Sono le uniche parole che hanno scandito la visita ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, durata poco meno di due ore.

Istantanee di una mattinata talmente densa di significati che ogni ulteriore frase quasi rischia di banalizzarne la portata.

 

Perchè la Polonia è questo, un Paese in cui è la storia, con le sue ferite mostrate al mondo nelle sue travagliate epoche, a parlare e dire, ai giovani di questo tempo, che la speranza può vincere ogni paura, scavalcare qualsiasi brutalità e fiorire, come ci insegna Gesù. E come ricordava Jana Pawla II, il Papa Santo figlio di questa nazione: «Non c’è speranza senza paura e paura senza speranza».

Francesco, nel parco di Blonia – divenuta ormai mèta di incontro abituale questa settimana -, vive la Via Crucis che, come in ogni Gmg che si rispetti, insegna a fare memoria della Croce che stanca, mette alla prova, uccide, ma dona anche salvezza. E, anche lì, nel “silenzio” di una società troppo sorda ai richiami di un’umanità bisognosa di risposta, è la Parola di Cristo, attuale come non mai, a brillare nei volti stanchi ma felici dei pellegrini.

mani con croceBen scrive, allora, Umberto Folena su Avvenire, raccogliendo le testimonianze di alcuni di loro: «In queste ore Cracovia è fuori del mondo, ma il mondo con i suoi guai è ben presente nel cuore dei giovani di Cracovia. Non crediate che le centinaia di migliaia di giovani, che in poncio giallo, rosso e blu sfidano allegramente i capricci del cielo polacco, facciano festa a cuor leggero. Semmai fanno festa per alleggerire il cuore pesante del mondo. Il dolore se lo portano appresso ma cercano di trasformarlo».

Già, il dolore spesso non fa abbastanza rumore ma la croce, lo si sta capendo bene in questi giorni così ricchi di misericordia, è preziosa e indispensabile. Sono i giovani, protagonisti della loro Gmg, a dimostrarlo, stazione dopo stazione – animata, ciascuna, da una rappresentazione scenica e abbinata ad un’opera di Misericordia -, per ripercorrere il Calvario con coraggio e convinzione. Perchè il sacrificio non è roba da vecchi.

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