Non c’è domenica senza venerdì. Non può che essere questa la frase che echeggia e guida la giornata del 29 luglio, qui in Polonia, mentre papa Francesco, in un silenzio capace di spiegare più di ogni parola, durante la 31esima Giornata mondiale della gioventù compie la sua Via Crucis ad Auschwitz e i giovani delle diocesi delle Marche, nella chiesa di Sulkowice colorata di luce provano a capire «come si diventa strumenti di misericordia».

Lo fanno, oggi, con un catechista d’eccezione, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, particolarmente legato a questa regione essendo stato vescovo di Pesaro. Sullo sfondo, il ricordo di una storia, quella dell’Olocausto, che ha lasciato segni indelebili nei racconti di quanti si sono resi con il proprio martirio nei lager, autentici testimoni della croce. Una croce che tuttora l’umanità vive, in questo tempo di sangue e terrore.

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I ragazzi sono pronti con le domande in mano, ma è il cardinale per primo ad interpellarli sul senso dell’esistenza in questa epoca travagliata. «Non dobbiamo avere paura – dice – della violenza in atto in tutte le sue forme, segnali di un mondo decadente, che sta morendo. C’è bisogno di una nuova aurora, che è quella che Gesù ha inaugurato nella sua persona. Questi luoghi – aggiunge inoltre Bagnasco – sono segni di un mondo nuovo. E vorrei che, tornando nelle vostre comunità diocesane, voi aggregaste in modo contagioso e attrattivo tanti vostri compagni. Al ritorno, non dovete disperdervi, ma ulteriormente aggregarvi nella convinzione e nel numero».

«Vorrei che, tornando nelle vostre comunità diocesane, voi aggregaste in modo contagioso e attrattivo tanti vostri compagni», ha esortato Bagnasco

Quindi, un confronto intenso su temi scomodi, impegnativi e intrinsecamente connessi alla misericordia: perdono, memoria, preghiera. Poi, il riferimento alla giustizia, che ugualmente rappresenta un valore cardine in questo Anno Santo, assieme alla carità. «Bisogna operare per la giustizia ed impegnarsi, in prima persona, responsabilmente, anche nell’attività politica per costruire la società del domani», ha spiegato il porporato.

13872477_10208760546404172_170889979_nSono poi le «piaghe della modernità, dall’eutanasia all’aborto, all’utero in affitto» il cuore dell’interrogativo con cui un giovane decisamente preparato interpella Angelo Bagnasco che non nasconde la realtà dei fatti e avverte: «Viviamo in un’immensa bolla di bugie – ammonisce – e queste aberrazioni, addirittura regolarizzate dalle leggi, vengono considerate come atti di amore. Il male, ormai, si confonde con il bene. Ecco la grande menzogna che tutti respiriamo e voi vivete in questa finzione. Si sta ridefinendo l’”abc” dell’umano, se così vogliamo dire, ed è facilissimo con il nostro modo di pensare pendere dalla parte sbagliata: per voi sarà più difficile affrontare il futuro ma dovete avere il coraggio di dire che questo è sbagliato».

Di seguito, lo sguardo del presule si posa sulle “dinamiche”, spesso incomprensibili e portatrici di frizioni e sofferenze, delle nostre Chiese diocesane. «Un conto, cari amici, è perdonarci a vicenda – sottolinea Bagnasco – un conto è valorizzarci, riconoscendo pubblicamente le doti altrui. Abbiamo bisogno di valorizzarci gli uni gli altri, di sostenerci, di esprimere fiducia reciproca. Non è così scontato».

«Viviamo in un’immensa bolla di bugie – ammonisce il presidente della CEI – e queste aberrazioni, addirittura regolarizzate dalle leggi, vengono considerate come atti di amore. Il male, ormai, si confonde con il bene. Ecco la grande menzogna: per voi sarà più difficile affrontare il futuro ma dovete avere il coraggio di dire che questo è sbagliato»

13884472_10208760633526350_1180387900_nDunque, un accenno all’Europa di adesso, l’Europa del «conflitto, delle costrizioni e della supremazia, con cui però non si va da nessuna parte», perchè «i popoli europei sentono l’Europa stessa come matrigna non come madre, estranea non casa».

La responsabilità nel costruire un avvenire migliore, allora, deve poggiarsi sull’impegno di ciascuno, a partire da questa gioventù che a Cracovia parla il linguaggio della fede limpida e coinvolgente: «Questo, nella vostra ordinaria quotidianità, a scuola, nel lavoro o nello studio, e non le rivoluzioni di piazza, sarà il vostro vero dissenso: l’Europa – insiste – deve trovare il coraggio di dirsi cristiana per superare con i ponti e non con i muri il terrorismo di matrice islamica. Reagire vuol dire, anzitutto, recuperare attraverso il Vangelo ciò che siamo e che invece continuiamo a negare, screditando la nostra identità culturale e religiosa».

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Infine, il benevolo suggerimento ai giovani per proseguire con ottimismo il proprio cammino di credenti. «Di fronte all’incostanza dei sentimenti e agli umori ballerini del giorno – chiosa Bagnasco – occorre rientrare in noi stessi, facendo una vera e propria ginnastica spirituale imponendo ai nostri occhi, come ai muscoli, di trovare il bene intorno a noi, oltre ogni distrazione, al di là della tentazione di vincere con un clic la solitudine». Senza timore alcuno, perchè «Dio ha portato il suo cuore all’altezza del nostro e la misericordia è l’amore del Padre che si fa fedeltà, tenerezza, e fecondità: se ci riconosciamo in questo abbraccio, aiutandoci a vivere nella verità, allora sì che sapremo essere veri volti misericordiosi».

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