Gli attentati terroristici, che macchiano di sangue l’Europa, rafforzano ancor più la certezza che siano necessarie risposte decise contro il terrore e i trafficanti di uomini ma non ideologiche e xenofobe. Dolore e rabbia non devono guidare le nostre menti e quelle di coloro che governano l’Europa e il mondo.

Oggi più che mai servono risposte ferme ma intelligenti e responsabili, altrimenti a rischio sono soprattutto la democrazia e i nostri valori di pace, solidarietà, accoglienza e inclusione. Il terrorismo non rappresenta certo il mondo, ne è una parte molto piccola, ma nella sua follia devastatrice ritiene di sottomettere il mondo al suo volere.

Però se ce la mettiamo tutta, come anche passate esperienze insegnano, il terrorismo può essere annientato. Sono per questo indispensabili: l’unità delle forze democratiche; il dialogo continuo e il concorso di tutte le comunità etniche, in primo luogo di quella musulmana; la cooperazione tra le organizzazioni europee di intelligence e di polizia. Nessun Paese è immune dal terrore, esso può colpire ovunque e in qualsiasi momento. La paura è la sua arma principale e ciò può condurre l’Europa a chiudersi in se stessa, alla contrapposizione tra culture e mondi diversi, ad una guerra su tutti i fronti. I terroristi quando colpiscono l’Europa sanno di poterlo fare, anche perché hanno davanti un continente diviso e impreparato, come dimostrano le forti incomprensioni sulla questione dei profughi e dell’accoglienza dei migranti. La mancanza di una generale politica comune, al passo con quella monetaria e finanziaria, rende purtroppo l’Europa più vulnerabile.

Molti Paesi europei, come il nostro, ad esempio, hanno già affrontato con successo il terrorismo negli anni passati; sarebbe, dunque, un ottimo passo in avanti condividere e socializzare questo patrimonio di esperienze per un’azione sinergica e molto più efficace. Le azioni isolate non servono alla causa, finiscono per fare il gioco dei terroristi che prosperano proprio sulle divisioni per contare su un nemico meno forte. I servizi di sicurezza devono necessariamente operare insieme, attraverso un coordinamento sovranazionale, e concentrarsi non solo sul controllo di chi entra ed esce dall’Europa, per andare a combattere nelle zone di conflitto per poi rientrare e compiere attentati, ma anche e soprattutto sui collegamenti tra terroristi e traffico illegale di armi. Come si può combattere il terrore se nel contempo si arma il nemico?

L’altra questione fondamentale è mantenere alto il dialogo tra le culture e le diverse religioni. Molto significative le dichiarazioni in questi giorni da parte di tanti cittadini stranieri e di moltissimi leader religiosi, che hanno manifestato per le strade delle città colpite, prendendo nettamente le distanze dai fanatici e rilanciando il proprio impegno per isolare e denunciare chi predica e incita all’odio e al terrore. Questa la strada da battere subito: lavoro d’intelligence in rete, dialogo e politiche sociali più inclusive anziché solo tolleranti. Non basta solo dichiarare che la paura non ci fermerà, per superarla occorre agire con risolutezza e ponderazione.

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