Passo dopo passo, gli “amici” di padre Pietro Lavini, pellegrini e persone comuni convinte dalla fede e dal “passa parola”, hanno affrontato ancora una volta, martedì 9 agosto, il cammino che, dalle Gole dell’Infernaccio (a Montefortino, nel fermano, a pochi chilometri da Amandola), conduce all’eremo (o monastero) di San Leonardo. Sono stati tantissimi – tra i 700 e i 1.000 secondo cifre stimate dagli agenti della Forestale, con auto parcheggiate lungo tutta la strada che da Rubbiano giunge fino allo spiazzo di Valleria come solo in qualche Ferragosto si è visto – ad affrontare l’ora abbondante di cammino per raggiungere l’eremo. Un numero di gran lunga superiore a quello atteso dagli organizzatori.

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Nulla di strano, se non fosse che il solo ritrovarsi davanti a un luogo protetto tra i Sibillini sveli racconti, aneddoti e prospettive delle quali padre Pietro, il “muratore di Dio”, come lo definì Giovanni Paolo II, forse non immaginava la portata. Ritroso e scontroso, al primo impatto, infatti, l’eremita «si scioglieva – ha detto il giornalista Rai Vincenzo Varagona – quando percepiva la caparbietà di chi si avvicinava a San Leonardo con la forza della fede, esulando dalle distrazioni del mondo». Non cercava la solitudine, ma la vicinanza di Dio e, anno dopo anno, ha “costruito” intorno a sé anche una vera e propria comunità spirituale.

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L’occasione di questo nuovo incontro ha consentito di raccontare gli sforzi del francescano ritiratosi definitivamente sulle montagne, a 1.128 metri di altitudine, sopra le sorgenti del fiume Tenna, dal 24 maggio 1971 (anche se l’inizio della sua opera risale al 1965, quando risiedeva presso il Santuario dell’Ambro) e morto un anno fa, dopo un malore che lo aveva colpito il 20 novembre 2014. Se a padre Pietro si deve la ricostruzione del monastero, grazie all’aiuto di molti benefattori e volontari, mentre a Varagona va il merito di aver sapientemente unito e raccolto – «da cronista» – i ricordi e le testimonianze di chi, come il frate (“l’operaio”), fu guidato da Dio (“l’impresario”) in un’impresa ancor oggi eccezionale.

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Il giornalista ha presentato, infatti, il suo libro “Il muratore di Dio” (leggi qui l’articolo) con la partecipazione di padre Gianfranco Priori (“frate Mago”), delle suore del monastero benedettino di Santa Vittoria in Matenano, rappresentate dalla madre badessa Ida Del Gobbo Acciarretti, delle autorità civili e militari locali, e della fotografa recanatese Adriana Pierini, autrice degli scatti della mostra permanente che oggi accoglie i visitatori del Monastero (leggi qui l’articolo).

Alle pietre già poste, ora, manca quella più importante che risiede nella volontà di molti: restituire le spoglie mortali di padre Pietro a San Leonardo, costruendo la sua tomba in questo luogo di fede e preghiera.

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