Sisma/7 «La mia notte di paura»

Dal terrore alla necessità di essere informati su un tremore che sembra non arrestarsi

Foto Sir

Sono tanti i terremoti che mi hanno lambito, da quello del Friuli del 6 maggio 1976 sentito mentre camminavo per le strade di Padova, a quello di Umbria e Marche del ’97 che ha fatto danni anche nel mio paese, Urbisaglia, a quello dell’Aquila del 2009, eppure quello di stanotte mi è sembrato il peggiore, il più pauroso.

Non ho avuto danni, ma il rombo che lo ha accompagnato e la vibrazione forte e prolungata del letto e dei muri di casa alle 3:36 ha fatto balzare il cuore in gola a me e a mia moglie mentre ci precipitavamo a scendere al piano terra di casa. Poi la tregua.

Passato il primo momento di panico, consapevoli che la casa è ragionevolmente sicura, ci siamo piazzati sul divano (dopo averlo allontanato dalla libreria che lo sovrasta) e acceso tv e tablet. Ed è cominciata la rincorsa alle notizie, assistendo così al primato della Bbc, che per prima alle 4:04 ha lanciato il flash tra le “News” e poi alla prova egregia data da RaiNews24 (dove alla brava conduttrice si è affiancato già dopo un paio d’ore il direttore Di Bella) e subito dopo di SkyTg24 (i cui conduttori hanno a lungo continuato a parlare di “rietino” per “reatino”). Ma soprattutto alla straordinaria efficacia di Twitter.

Qualcuno ha notato che questa notte ha rappresentato quasi la risurrezione di questo social, andato un po’ in ombra negli ultimi tempi. Attraverso di esso tantissimi i messaggi, l’offerta e la richiesta di informazioni, il rilancio delle notizie man mano che qualcuno le divulgava, e poi, ripetuta, la protesta per l’assenza per quasi due ore dei grandi mezzi di informazione nazionali. E tante critiche per il blackout dei siti della Protezione civile e dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) che mappa i terremoti.

Nel frattempo in casa sperimentavamo le numerose repliche delle scosse; un po’ più deboli della prima ma sempre tali da far risalire il batticuore. Fino alla decisione alle 6:30 di tornare a (cercare di) dormire, mia moglie sul divano al piano terra, io a letto, al primo piano. Ma per la prima mezz’ora non riuscivo a capire se le vibrazioni sorde che percepivo quasi di continuo fossero del mio cuore o si trattasse delle ennesime insistite repliche del terremoto. E quel tremore ancora continua.

(da www.avvenire.it)

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