«Migranti, restiamo umani»

Il messaggio del Circolo Acli "Don Lorenzo Milani" di Recanati: «La povertà non è una colpa, fuggire dalla guerra è un diritto»

(Foto Agensir)

Riceviamo e pubblichiamo dal Circolo Acli “Don Lorenzo Milani” di Recanati.

Stiamo assistendo ad un crescendo di fatti ingiusti, spregevoli e disumani: i provvedimenti nei confronti dei migranti sui barconi per rimandarli in Libia (in vere e proprie trappole di detenzione, di sequestro e di tortura). La criminalizzazione delle Ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo. Il rinvio della legge sulla cittadinanza a chi nasce nel nostro Paese (lo “Ius Soli”). Lo sgombero a Roma di abusivi (rifugiati eritrei) a colpi di idrante e manganelli.

Si tratta di eventi che vanno verso un’unica tragica direzione: la crescita dell’odio razziale e dell’intolleranza nei confronti dei più poveri. Da una parte c’è un’opinione pubblica risentita, disinformata e impaurita ad arte da politici e mezzi di comunicazione senza scrupoli. La predicazione mediatica e politica ha gonfiato le dimensioni e le problematiche del fenomeno migratorio ed ha prodotto una opinione pubblica (spesso i cittadini più deboli, ma non solo) che cerca la tutela solo attraverso l’esclusione e il respingimento di chi fugge dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà.

Viviamo eventi che vanno verso un’unica direzione: la crescita dell’odio razziale e dell’intolleranza nei confronti dei più poveri

Dall’altra c’è una politica (compresi settori dei Cinque Stelle e del Partito Democratico) che ricerca consensi elettorali con una campagna anti-migranti che insegue il leghismo razzista e la destra xenofoba, rinunciando a impegni e politiche di integrazione. Si accusa di “buonismo” chi dà un sostegno umanitario sostituendosi, con un’azione di supplenza, alle istituzioni italiane e europee. Si colpevolizzano i migranti perché poveri, come se fosse una colpa essere poveri, fuggire dalla guerra, cercare un futuro migliore, quando l’unica “colpa” di chi emigra è quella di essere nato in un posto sbagliato (noi abbiamo avuto la fortuna di nascere nel posto giusto, sicuramente nella parte più facile del mondo).

In nome della difesa dei nostri diritti e dei nostri privilegi, stiamo cancellando i valori costituzionali di libertà, giustizia e solidarietà su cui si fonda la nostra identità. E tutto questo per fermare i migranti che “pretendono” il diritto alla vita e a una vita dignitosa.
Non si vuole certo negare la complessità della gestione del fenomeno migratorio; è una delle sfide più grandi dell’età contemporanea, a cui però un Paese civile e veramente democratico deve rispondere con saggezza, generosità e lungimiranza.

In nome della difesa dei nostri diritti e dei nostri privilegi, stiamo cancellando i valori costituzionali di libertà, giustizia e solidarietà su cui si fonda la nostra identità

«Accogliere, proteggere, promuovere e integrare» – ha scritto papa Francesco (leggi qui) – devono essere le azioni guida per le strategie di inclusione e per le politiche di giustizia e di pace che oggi i Paesi più sviluppati sono in grado di realizzare. Per questo è importante conoscere la realtà evitando i luoghi comuni, approfondire i problemi e informarsi con l’intelligenza della ragione e la sensibilità del cuore che sono le principali caratteristiche degli esseri umani. La crescente violenza verbale (e sostanziale) contro i migranti che si è diffusa in larghi strati della nostra popolazione, oltre che nel linguaggio di molti politici), mostra il vero rischio che abbiamo davanti a noi: non la perdita dei nostri privilegi, ma la perdita della nostra umanità.

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