Per la Maceratese lo spiraglio è la Terza categoria

La speranza è collegata all'azione di Carlo Crucianelli e ad una serie di situazioni tutte da verificare e valutare, sulle quali probabilmente dovrebbe decidere, mercoledì prossimo, il Consiglio straordinario marchigiano della Figc

Enrico Maria Scattolini

Potrebbe essersi aperto uno spiraglio per la partecipazione della Maceratese al prossimo campionato. Di terza categoria, salvo miracoli tipo Ancona.

Ma è solo una speranza, collegata ad una serie di situazioni tutte da verificare e valutare, sulle quali probabilmente dovrebbe decidere, mercoledì prossimo, il Consiglio straordinario marchigiano della Figc.

La società biancorossa che dovrebbe dare continuità alla storia del calcio biancorosso è la SS Maceratese 1922. Quella classica per intenderci, che ha ultimamente giocato (salvandosi) in Lega Pro e il cui pacchetto di controllo fu ceduto alla fine di giugno da Liotti a Carlo Crucianelli.

Nulla in comune quindi con il club, di nuova “matrice”, che sembrava sul punto di essere costituito da Chiaraluce la settimana scorsa con lo stesso intento di farlo partire dall’ultimo gradino della trafila federale.

Crucianelli ha agito e sta agendo in autonomia.

All’inizio dell’estate presentò domanda d’iscrizione della sua squadra, entro la scadenza regolamentare (a differenza di quanto invece fatto dall’avvocato Carancini), al Campionato Nazionale Dilettanti o, in subordine, all’”Eccellenza”. Non avendo ottenuto alcun risultato, Crucianelli ha ieri testardamente rispettato l’ulteriore data del 28 agosto per riproporre l’istanza. Questa volta ridimensionata appunto alla Terza categoria.

Cellini, Presidente del Comitato dilettanti della regione, si è riservato la risposta sicuramente condizionata dall’incidenza dei numeri di un report sull’attuale situazione economico-finanziaria della Maceratese, più volte in passato sollecitato dal dirigente biancorosso alla Lega di Firenze, ma che solo ora sembra aver imboccato la strada giusta per arrivare ad Ancona.

Il suo contenuto sarà fondamentale. Com’è noto, infatti, avendo mantenuto la vecchia struttura di sodalizio proveniente dal professionismo, la Rata di Crucianelli non può giocare se non dopo aver completamente saldato il debito nei confronti dei giocatori e comunque dipendenti del campionato 2016/17.

Secondo il proprietario biancorosso, il suo residuo sarebbe di poche decine di migliaia di euro. Facendo i conti al netto della fidejussione a suo tempo rilasciata da Spalletta, che sinora sarebbe stata escussa solo per la metà del suo importo totale di 350mila euro, di precedenti contributi federali ancora non erogati e di premi maturati in conseguenza della valorizzazione di giovani del vivaio locale nel frattempo ceduti…

Resterebbe la pesante esposizione della SS Maceratese 1922 nei confronti dei fornitori. Che però non ha riflessi sull’attività calcistica, ma effetti esclusivamente civilistici. Le eventuali procedure fallimentari in corso di proroga – secondo l’esponente biancorosso – potrebbero essere evitate attraverso transazioni extragiudiziali con le controparti, approfittando del maggior tempo a disposizione.

É evidente che si viaggia sul filo del rasoio, perché, al di là di tutto, occorrono garanzie (finanziamenti) che convincano la Lega regionale della sostenibilità del progetto ed in più con l’avallo dell’avvocato Carancini.

Che ritengo però improbabile.

Qui emerge tutta la differenza con quanto accaduto in Ancona. I “dorici” potrebbero ottenere due promozioni simultanee (dalla terza alla prima categoria) ancor prima dell’avvio di stagione. Per merito della sindachessa Mancinelli, che ha avuto il buon senso di sponsorizzare un’operazione di dignitosa umiltà invece rifiutata e/o ignorata a Macerata…

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