L’anno trascorso dal terremoto ci ha abituati alle periodiche visite di personaggi importanti, specialmente politici e membri delle istituzioni. Visite accompagnate da grande spiegamento di forze di sicurezza, e vissute con dosi mal mescolate di speranza, diffidenza, delusione e, alla fine, assuefazione. Stavolta è andata diversamente. Quello arrivato fra noi è stato un “potente” sui generis, il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana Gualtiero Bassetti, ma purtuttavia uno di coloro che su tanti media e nelle sconclusionate chiacchiere e maldicenze da bar viene assimilato alla mai abbastanza deprecata “casta”. «Tutti uguali…».

E invece stavolta no. Non sono tutti uguali. E se talvolta tra politici, uomini e donne delle istituzioni, amministratori è difficile riuscire a cogliere la qualità, l’integrità, la sincerità, stavolta l’empatia è scattata istantanea. Davanti a noi non c’era un’algida “eminenza” costretta a gesti di circostanza guidati da un rigido protocollo, ma solo un padre e un fratello, uno come noi anche nella stanchezza visibile colta a fine giornata. Nessun distacco, nessuna lontananza, nessun formalismo; anche la ritualità di certi saluti ufficiali si è subito dissolta nel calore dell’affetto e della condivisione sincera di chi – come il presidente della Cei si è presentato nel saluto pronunciato a Macerata prima dell’inizio della Messa – ha «sempre cercato di camminare a fianco. Né davanti, né dietro».

L’abbraccio del card. Bassetti col card. Menichelli e i vescovi Marconi, Vecerrica e Orlandoni

La vicinanza sperimentata è stata quella di cui si è fatta sempre interprete la Chiesa in questi mesi, quella di chi non potrebbe agire diversamente perché non è un estraneo, sia pur animato da sentimenti amichevoli, che viene a trovarci, ma uno di noi, della nostra stessa famiglia, che ci ha a cuore e che si prodiga per noi: «Com’è bello – sono ancora sue parole –, se c’è qualcuno da consolare, non aver paura di farlo».

E così questo vescovo di una Chiesa vicina, Perugia, con la sua visita ha dato risalto e riconoscimento pubblico alla presenza e al servizio reso in tutti questi mesi dai sacerdoti e dalle diocesi terremotate come la nostra e anche a quello dei sindaci «che in questi mesi coi nostri sacerdoti spesso si sono scambiati i compiti», come ha poi detto all’inizio dell’omelia.

Una presenza che ha sperimentato le stesse fragilità, le stesse paure, gli stessi disagi, gli stessi danni gravosi, spendendosi con tutte le proprie forze, le proprie – modeste – risorse, i tanti volontari. Questo nella consapevolezza che solo «dai gesti di solidarietà può nascere la vita futura delle nostre comunità» come ha ricordato dopo il riconoscimento di essere rimasto «impressionato per la dimensione della terribile calamità» del terremoto, toccata con mano in due intensi giorni di visita nelle località più colpite e che ha avuto un sigillo emblematico proprio nella Messa celebrata in piazza, davanti al duomo di Macerata gravemente lesionato al pari di tantissime altre chiese.

E quindi l’appello indirizzato alle autorità con un fermo: «Serve di più!», che imprima un’accelerazione alla ricostruzione e a una diversa politica a tutela del territorio, ricollegandosi alle parole con cui il vescovo di Macerata Marconi aveva sollecitato a rifarsi al modello della ricostruzione del 1997, «che dava ampia fiducia alle competenze locali e all’operosità dei marchigiani, garantendo anche una ripresa dell’occupazione. Altrimenti la vastità e complessità degli interventi rischia di bloccare una macchina centralistica, che sembra intimorita nel delegare e nel dare fiducia all’onestà e competenza del nostro popolo».

Così, se, come con tono accorato il cardinale Bassetti ha riconosciuto che «il guaio più grande è che la gente perda la speranza», il rischio può essere evitato «tenendoci per mano, camminando insieme, condividendo quello che si ha, perché, come insegna il Vangelo, solo dividendo si può moltiplicare».

Le Immagini Del Cardinal Bassetti A Macerata

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