«Vinci un mese di stage se acquisti una borsa»

Si tratta di un concorso della Carpisa, marchio rivenditore di valigeria, borse e accessori, che tradisce la dignità del lavoro e offende i giovani. Immediate e dure reazioni fuori e dentro i social network, sulla stampa nazionale e da parte sindacale

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La trovata di Carpisa si presenta come una sorta di lotteria dedicata ai giovani. Fondata nel 2001, detta azienda – leader nel settore valigeria, borse e accessori moda a livello nazionale e non solo, con 600 punti vendita nel mondo (400 in Italia) e 500 dipendenti – ha indetto il concorso chiamato «Vinci con Carpisa». Per candidarsi non bastano studi adeguati e tanta buona volontà. No, in questo caso bisogna prima acquistare una borsa della collezione autunno-inverno che dia diritto al cosiddetto «codice gioco», avere un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, compilare un form, inviare il curriculum vitae e, infine, presentare un piano di comunicazione sulla nuova linea di borse Capsule Collection Carpisa, firmata da Penelope e Monica Cruz, della collezione Spring/Summer 2018. Il piano deve rispettare una serie di requisiti: «1 – Definizione dei punti di forza e il messaggio dei prodotti; 2 – Analisi del posizionamento del brand; 3 – Evidenza degli obiettivi del lancio; 4 – Definizione del target di riferimento; 5 – Definizione del budget; 6 – Dettaglio delle tattiche ed elenco delle azioni di comunicazione».

La proposta di tale piano da parte del vincitore sarà poi realizzata dall’azienda, ma anche le altre idee dei partecipanti diventano di proprietà dell’azienda stessa e devono essere libere da copyright, come prevede l’articolo 10 del regolamento: «Con l’invio del/i proprio/i contenuto/i i partecipanti rinunciano a qualsiasi diritto sullo/gli stesso/i (diritto che sarà riconosciuto al promotore), e non potranno avanzare richieste economiche per l’eventuale futuro utilizzo. I contenuti dovranno essere liberi da copyright e non saranno restituiti».

Come si legge nel bando, il periodo di stage andrà dal 6 novembre al 5 dicembre di quest’anno, con un compenso di 500 euro, presso l’ufficio marketing della sede di Nola (Na).

La proposta ha fatto irritare molti, perché si tratta in concreto di una violazione dei diritti del lavoratore, visto che nessuno dovrebbe mai pagare per ottenere un impiego, ma anche perché arriva da Carpisa (Kuvera Spa), azienda che chiude il 2016 con un fatturato che supera i 146 milioni di euro.

Il fatto poi di dover lavorare a un progetto, per cui solitamente i professionisti vengono pagati profumatamente – per un lancio di tale portata anche con baget difficilmente inferiori ai 25mila euro, dicono gli esperti – potrebbe sembrare, tra l’altro, come una sorta di «sfruttamento legalizzato». Ed inoltre, pur volendo considerare che per i giovani interessati questa sarebbe un’ottima opportunità per mettersi in mostra davanti a uno dei più importanti brand italiani, la cosa sconcertante è proprio che uno dei requisiti richiesti per partecipare al concorso sia l’acquisto di una delle borse della collezione autunno-inverno 2017/2018. In parole povere, si tratta di pagare per poter lavorare, o almeno per avere la speranza di poter essere il vincitore del concorso. Altrimenti, per la serie oltre al danno la beffa, rimani solo con la tua bella borsa.

«È da ieri che è presente questo annuncio e ancora non è stato licenziato il capo del marketing di Carpisa. Complimenti per il coraggio!» è una delle mille reazioni indignate degli internauti. «Chissà chi me l’ha fatto fare di iscrivermi all’università, quando potevo comprare una borsa», afferma un’altra. «Ma davvero fate? Io dovrei acquistare una borsa, darvi un’idea e in cambio lavorare per voi gratis per un mese?», osserva Valeria. Chiara parla invece di «proposta umiliante». «Siete ridicoli», le fa eco Luigi. Altri si soffermano sull’effetto boomerang di questa campagna, parlando di «autogol», «epic fail» e «autolesionismo». E così via…

A farsi sentire sono stati anche i sindacati.  Si tratta di «un concorso svilente e irrispettoso per i tanti giovani che studiano, si impegnano e aspirano ad un lavoro nel settore del marketing e della comunicazione, ha affermato Fabrizio Russo, segretario nazionale della Filcams Cgil, ed ha aggiunto: «Ancora una volta si fa leva sulle necessità di chi è più in difficoltà, di chi in questo momento fatica a trovare un’attività e un concreto sostegno economico, ma soprattutto si continua ad alimentare l’idea che il lavoro sia una concessione invece che un diritto, e che sia lecito e giustificato sfruttare le idee e la mano d’opera senza un’adeguata retribuzione».

Di fronte alle moltissime contestazioni e alla bufera anti Carpisa su Twitter, l’azienda ha comunicato le sue scuse, ammettendo «la superficialità con la quale è stato affrontato un tema così delicato come quello del lavoro, in completa antitesi con una realtà imprenditoriale fatta invece di occupazione e opportunità», offerte da Carpisa. Ma sono parole, visto che a fatti il concorso, a tutt’oggi, resta valido.

Anche questo fatto, che abbiamo volutamente descritto nei particolari – purtroppo ce ne sono altri del genere – sta fortemente a dimostrare come sia estremante urgente rivendicare il diritto ad un lavoro «degno», che trovi un’effettiva attuazione nel rispetto e nella promozione della dignità della persona umana. Per questo, ben a ragione il tema che verrà approfondito e per il quale battersi con la prossima “48^ Settimana sociale” (Cagliari, 26-29 ottobre) riguarderà il lavoro secondo cinque concrete prospettive: come vocazione, opportunità, valore, fondamento di comunità e promotore di legalità. 

 

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