Dopo il terremoto, Porto Recanati è «Solidale»

L'Associazione no profit è nata con una "mission" semplice solo sulla carta: aiutare chi ha avuto la sfortuna di perdere tutto

All’inizio speravano di riuscire a riempire almeno un paio di furgoncini, invece sono partite dieci tonnellate di beni di prima necessità raccolti in sole trentasei ore: così, un anno fa, tanti portorecanatesi e turisti hanno risposto al grido di aiuto delle popolazioni terremotate. Un’onda di solidarietà spontanea che si è levata il 24 agosto e da allora non si è più arrestata: anzi, subito dopo la scossa devastante del 30 ottobre, ha dimostrato che insieme alla forza distruttrice del sisma se ne era sprigionata un’altra di segno opposto, salvifica e generosa.

Oggi, quei giovani, quelle donne e quegli uomini continuano la loro opera attraverso l’associazione non–profit “Porto Recanati Solidale”, nata con una “mission” semplice solo sulla carta: aiutare chi ha avuto la sfortuna di perdere tutto. «Ad Amatrice abbiamo svolto lavori di falegnameria per la costruzione di un nucleo di casette in legno che verranno realizzate nell’immediata periferia – raccontano i ragazzi dell’Associazione –, e abbiamo promosso una raccolta fondi per acquistarne le finestre».

Non solo la cittadina laziale quasi completamente rasa al suolo, anche tanti centri del Maceratese, come Ussita, Visso, Pieve Torina, San Severino, Castelsantangelo sul Nera, Gagliole: in questi dodici mesi “Porto Recanati Solidale” non ha mai smesso di visitare le zone terremotate, per cercare di soddisfare i bisogni materiali di chi è rimasto, ma anche per donare un sorriso, un abbraccio o parole di incoraggiamento, tanto importanti quanto una stufetta quando fuori c’è un metro e mezzo di neve. «Abbiamo incontrato persone che hanno bisogno solo di scambiare due chiacchiere – proseguono –, di qualcuno che dica loro che quando i riflettori dei media si spegneranno, non saranno lasciati soli, mai».
Solitudine, sconforto e sfiducia sono sentimenti ancora molto diffusi, in particolare tra coloro che sono costretti a vivere lontani dai familiari che si trovano nelle località costiere: «Solo nelle ultime settimane – continua la testimonianza – sono iniziati i lavori per rendere di nuovo fruibili arterie fondamentali per la circolazione nell’entroterra, e anche se in alcuni centri si stanno predisponendo i terreni che ospiteranno le tanto agognate casette, in tanti hanno smesso di credere all’efficienza di uno Stato che si è mosso con una lentezza spesso difficile da comprendere».

Se il cuore dell’Associazione batte nelle zone terremotate, è anche vero che la solidarietà non ha confini. L’esigenza di reagire, di non restare con le mani in mano di fronte alle notizie e alle immagini provenienti dalla Siria ha portato il presidente Giampiero Cappetti per due volte a Kilis, città al confine turco–siriano, dove centinaia di migliaia di profughi, tra cui molti minori, vivono in fatiscenti strutture di fortuna. Alla spedizione di un container di aiuti si è affiancata l’adozione a distanza di quattro bambini: in questo modo, altrettante famiglie hanno la possibilità di consumare almeno due pasti caldi al giorno. Goccia dopo goccia, l’onda solidale avanza.

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments