San Nicola, festa ferita ma per questo più viva

Vedere il Santo “terremotato” in un garage non ha lasciato indifferenti i tolentinati

La facciata della Basilica di San Nicola come appare oggi durante il restauro post sisma

È la tredicesima volta che vivo le feste di San Nicola come membro della comunità agostiniana che ne custodisce le reliquie, ma ho dovuto attendere quest’anno, l’anno in cui si è senza la nostra meravigliosa basilica, la suggestiva cappella delle Sante Braccia, l’elegante Cripta, l’artistico Cappellone giottesco e il magnifico chiostro quattrocentesco per giungere a testare veramente la devozione per San Nicola, concludendo, al termine di queste feste, che non è stata per nulla scalfita dalla terribile esperienza del terremoto. Questo, anzi, sembra aver aperto non solo ferite nelle nostre case e nei nostri cuori ma anche feritoie da cui, se uno accetta l’assurdo e doloroso momento come scuola da cui imparare, è possibile ricevere luce,  grazia e forza per una vera trasformazione della vita.

Certo è che la fatica c’è stata e non poca! In questi mesi e anche in questi ultimi giorni di Festa. Non avere lo spazio per accogliere tutti; vedere persone che durante le Celebrazioni sotto un violento acquazzone come quello del 10 settembre, non avendo posto all’interno sono state sotto la pioggia o costrette ad abbandonare la Messa per tentare la fortuna più tardi, è un colpo al cuore!

Vedere il Santo “terremotato” in un garage – per quanto imbellettato e camuffato, ma sempre garage – non ha lasciato indifferenti i tolentinati e non solo loro! Ho visto lacrime sul volto in modo particolare la sera dell’8 settembre, occasione in cui, ricordando il Viatico di San Nicola al termine dell’Eucaristia, abbiamo realizzato una piccola processione verso la piazza dinanzi alla Basilica e lì per la prima volta, pur rimanendo fuori, i fedeli hanno potuto rimirare la Basilica a porte aperte e intravedere il nostro caro Santuario.

Per il resto tutto è scorso, come ormai ci siamo abituati a vivere in questo ultimo anno, nella provvisorietà e precarietà di chi sa trasformare il portico di una casa mobile in confessionale, il giardino del convento in un oratorio, un dormitorio in cappella, la Sala medievale in un locale per far organizzare ai giovani la Pesca per raccogliere fondi per le loro attività.

Questa esperienza ci ha sicuramente ridimensionati ma non scoraggiati! Come ogni evento della nostra vita possiamo scegliere di leggerlo come un semplice inconveniente o come una possibile opportunità, la nostra comunità agostiniana e tanti devoti e pellegrini hanno voluto cogliervi un’opportunità e così il nostro amico San Nicola non ha mancato di elargire i suoi favori!

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