Tre anni sono passati veloci! È il tempo trascorso dal momento in cui il vescovo Nazzareno Marconi ha preso servizio presso la Diocesi di Macerata. È apparsa oggi, venerdì 15 settembre, sul quotidiano Avvenire, un’ampia intervista a firma di Gianni Cardinale (leggi qui il testo completo), nella quale il pastore della Diocesi, “dal nome più lungo d’Italia” (Macerata-Tolentino-Recanti-Cingoli e Treia), descrive il suo cammino in mezzo a un territorio e a un Chiesa ricca di storia e che si rifà anche a personaggi celebri come Giacomo Leopardi, padre Matteo Ricci e papa Pio VIII.

Mons. Marconi al suo ingresso in Cattedrale a Macerata

Mons. Marconi confida nel dialogo che, nel suo inizio di episcopato, gli ha permesso di «incontrare tanta gente dalla fede schietta e semplice». Il Vescovo ritiene che questa sia una delle gioie più grandi mai provate, ma, accanto a queste, ha notato anche la pesantezza di un Chiesa che rischia di guardare al passato come su uno “specchietto retrovisore”. Marconi ricorda come ci sia «consegnato non di piangere sul passato ma di piantare dei semi». Rispetto al confronto con le Istituzioni civili, aggiunge poi come un Vescovo debba tenere sempre comportamento civile, ovvero «costruire dei rapporti di rispetto e di chiara distinzione».

Il dialogo ha permesso al Vescovo di incontrare tanta gente dalla fede schietta e semplice

Fin dall’inizio del suo servizio, mons. Marconi ha tenuto a far presente agli Amministratori locali l’impossibilità di innescare campagne elettorali “per” o “contro” nessuno, tuttavia ha ribadito il suo interesse verso la politica nel senso della “polis”, cioè nell’attenzione alla città: «Se vedo che non ci sono degli “intrallazzi” lobbistici – ha detto -, la mia serena collaborazione è piena». Certamente il terremoto ha molto condizionato l’azione Pastorale del Vescovo con la Cattedrale e le chiese significative di Macerata e Tolentino rese inagibili. «La ricostruzione sta andando avanti con molta difficoltà», ha sottolineato il Presule, confidando nella burocrazia e nella legge come antidoto alla corruzione e agli imbrogli fin tanto che queste non possano evitare a chi di dovere le proprie responsabilità.

Ai Sindaci: no a campagne elettorali ma collaborazioni nell’interesse della polis

Infine, mons. Nazzareno ha ricordato il suo incontro con la figura di padre Matteo Ricci durante un convegno negli anni Ottanta sulla inculturazione presso l’Università Gregoriana. «La fede si incarna e diventa carne, sangue e cultura di un popolo, questa è una grande sintonia che ho con papa Francesco – ha affermato -, i popoli e le culture sono una ricchezza del mondo. La globalizzazione se è globalizzazione dell’uguale è un disastro – ha poi ribadito -, la diversità che non vuol dire disparità, è una ricchezza: la sfida è incarnare la nostra fede, che è una nelle mille diversità dei popoli e delle culture; Matteo Ricci questo l’aveva capito, ed è oggi un messaggio importantissimo».

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