Sfogliando oggi martedì 19 settembre il quotidiano Avvenire troviamo una lettera che il prof Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana, ha inviato al direttore del giornale in merito al dibattito sullo “ius culturae”. È un tema di forte attualità nel nostro paese dove capita che la paura del diverso si trasforma in odio verso di lui. Il presidente avverte sempre più forte «l’incidenza sulla società italiana di campagne di disinformazione e di tentativi di manipolazione della realtà che per ragioni ideologiche o peggio per scopi tristemente strumentali, sfruttano la paura e il senso di smarrimento che è legittimo provare di fronte ai grandi cambiamenti della nostra epoca».

Poi la lettera prosegue affermando che «così diventa facile confondere le acque, mischiando notizie di cronaca nera e numeri sugli sbarchi, appelli all’identità nazionale e accuse di buonismo perbenista, eruditi discorsi sul concetto di cittadinanza e primordiali affermazioni sul diritto all’egoismo. Quando invece, anche se sembra paradossale dirlo, per poter capire cosa c’è in ballo, quando parliamo di “ius culturae” e “ius soli temperato” basterebbe che ci aiutassimo a fare una cosa semplice: guardare la realtà che abbiamo attorno, cercando di leggerla con semplicità, profondità e sincerità». Sono queste le caratteristiche che, come tutti sappiamo, appartengono ai bambini e che si perdono diventando adulti.

«I bambini sono i primi a domandarci perché questi loro coetanei, provenienti dall’Africa, dal Sud America, dall’Asia, devono rimanere diversi da loro, non possono essere e sentirsi italiani, europei, cittadini della città in cui vivono».

Truffelli, come presidente di una associazione diffusa su tutto il territorio nazionale, dalle grandi città ai piccoli paesi di montagna può dire con tranquillità: i tanti gruppi di ragazzi, giovanissimi e giovani che animano le nostre parrocchie, i nostri quartieri son già pieni “di non cittadini” di figli di questa o di altre terre che desiderano crescere, formarsi, fare amicizie, innamorarsi e trovare il proprio posto qui in Italia, o forse domani in un altro paese, esattamente come tutti i figli di genitori italiani».

L’A.C., ricorda Matteo Truffelli, ha accolto nella sua ultima assemblea elettiva dell’aprile scorso la richiesta proveniente dai ragazzi di inserire, tra le proprie scelte, quella di impegnarsi a sostegno della possibilità che sia riconosciuta la cittadinanza italiana a tutti i bambini che sono nati e vanno a scuola in Italia, anche se figli di genitori stranieri.

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