Cingoli: i dirigenti dell’Asur Marche «sfiduciati» dal Consiglio Comunale

Al Presidente della Repubblica verrà chiesto di garantire l'uniformità di trattamento e l'osservanza del principio di uguaglianza

I dirigenti dell’Asur regionale Marche sfiduciati dal Consiglio Comunale di Cingoli. L’atto di sfiducia è il primo passo di un territorio che muove pesanti accuse ai dirigenti Asur delle Marche quello approvato lunedì sera dal Consiglio Comunale di Cingoli all’unanimità dei presenti. «I dirigenti, indipendentemente da chi li abbia nominati dovrebbero garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’Amministrazione che dirigono – ha affermato il sindaco Filippo Saltamartini -, proprio perché dovrebbero essere al servizio della Nazione e questa è formata da Comuni, Regioni e Stato ex artt.97 e 114 Cost. Richiamo la Costituzione perché a quella dovrebbero aver reso giuramento, ricordando che il servizio alla Nazione si realizza attraverso il principio di legalità e di solidarietà».

Il Comune di Cingoli è stato colpito dal Sisma che un anno fa ha distrutto una larga parte del territorio della Provincia di Macerata ed è all’interno del c.d. “cratere Sismico” ma, secondo il Primo cittadino, «nonostante tutto questo, dopo 2 mesi dai crolli e dallo spaventoso evento, l’Asur regionale a gennaio di quest’anno ha trasformato il Ppi in Punto di Assistenza territoriale, una specie di “infermieria” che finora ha svolto questa funzione: accompagnano le persone che si sono presentate al Pronto soccorso verso l’ospedale di Jesi. Uno sperpero di risorse pubbliche, perché con lo stesso personale medico e sanitario in servizio a Cingoli, prima di questo depauperamento del servizio sanitario, era perfettamente funzionante il Ppi. Un danno a migliaia di persone particolarmente provate e bisognose di assistenza non solo sanitaria. Hanno compiuto un atto di discriminazione territoriale – ha aggiunto Saltamartini -, perché altri Ospedali, di altri Comuni persino fuori dal cratere sismico, hanno mantenuto il servizio del Ppi».

A ciò si aggiunge il funzionamento «ad horas del servizio di radiologia, reso una specie di simulacro. I 40 degenti, per la maggior parte anziani e sottoposti a terapie post acuzie – si domanda il sindaco -, possono fare a meno della radiologia, l’ecografia, il servizio analisi (oggi affidato in parte alle Poct) in un Ospedale? Ed ancora: la Tac donata dalla Fondazione Carima e costata mezzo milione di euro ha una funzionalità prossima allo zero, con grave pregiudizio per la rapida obsolescenza di queste tecnologie».

La richiesta indirizzata al Presidente della Repubblica Mattarella punta a far «rispristinare l’ordinario rispetto della Costituzione» che a Saltamartini appare «calpestata e vilipesa»: «Ci sentiamo umiliati e profondamente prostrati – ha concluso il Sindaco -, e siamo stanchi di dover manifestare ogni volta sotto il Palazzo della Regione per il riconoscimento di questi che sono i diritti fondamentali ex art. 32 della Costituzione».

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