Una conferenza stampa sulla vicenda che in questi giorni ha visto il destino dei locali dell’ex Upim al centro del dibattito cittadino. A convocarla è stato il sindaco Romano Carancini, sostenuto e affiancato dalla maggioranza che ha ringraziato, per sciogliere la tensione, mettere un punto fermo sulla questione e chiarire la posizione dell’Amministrazione comunale nel merito. «Sui locali ex Upim, anche tenuto conto del confronto con i consiglieri comunali di maggioranza che abbiamo avuto la scorsa settimana, – ha esordito il sindaco – l’indirizzo politico dell’Amministrazione è positivo, cioè si accoglie la richiesta di trasformare i locali commerciali che hanno ospitato per tanti anni l’Upim in polo di didattico convegnistico e archivio a servizio dell’Università. Questo – ha proseguito Carancini – è il tratto inequivocabile, netto, saliente della comunicazione che l’Università di Macerata ha ricevuto lo scorso 19 settembre in merito all’indirizzo amministrativo fornito dall’Amministrazione sulla vicenda ex Upim».

Allegato alla comunicazione anche il parere del dirigente dei Servizi tecnici Tristano Luchetti, che testualmente riporta: «In riferimento alla richiesta di un parere preliminare da parte dell’Università di Macerata si ritiene l’intervento di ristrutturazione dell’immobile ex Upim con cambio di destinazione d’uso da commerciale a polo didattico ammissibile previo adeguamento della strumentazione urbanistica comunale». A questo proposito il sindaco ha tenuto a precisare che i tempi amministrativi per l’adeguamento urbanistico corrisponderebbero a circa due mesi e non ad anni «come ha sostenuto il direttore generale dell’Università – ha affermato il sindaco -. Infatti, essendo il Piano particolareggiato del centro storico scaduto, occorre fare una variante attraverso una delibera di Giunta e, passati i 60 giorni per le osservazioni come previsto dalla legge, l’atto tornerebbe all’attenzione dell’Esecutivo per essere approvato, dopo di che i lavori potrebbero iniziare. E quindi ribadisco che quanto affermato dal direttore generale dell’Ateneo non corrisponde assolutamente a verità. Non c’è la volontà di frapporre ostacoli ma semplicemente la necessità di rispettare le norme».

Il sindaco di Macerata Romano Carancini e il segretario del Pd Macerata Stefano Di Pietro

Il sindaco ha proseguito sottolineando che per la soluzione del problema ex Upim non è stata posta alcuna condizione: «Quello che è più odioso – ha detto ancora Carancini- è il fatto che si sia fatto credere che l’Amministrazione comunale utilizzi il pretesto piscine come merce di scambio per il cambio di destinazione dei locali in questione. Invece non è stata posta alcuna condizione. Preciso che l’Amministrazione comunale ha preso atto della volontà dell’Università di uscire dal progetto delle piscine e allora è stato chiesto al rettore, e nulla c’entra con l’ex Upim, solamente di poter parlare e accelerare la definizione congiunta dell’accordo di programma stretto a suo tempo sul polo natatorio. Dunque nessuna interferenza tra i tre temi posti all’ordine del giorno nel tavolo di confronto ovvero locali ex Upim, Villa Lauri e piscine, ma solo l’opportunità di sciogliere una dopo l’altra le questioni che vedono coinvolti Comune e Ateneo».

E sulla questione parcheggi «è solo una questione tecnica – ha detto Carancini- . Lo spazio dell’ex Upim si trasforma da locale commerciale a struttura scolastica e quindi ci sono degli adempimenti formali che prevedono la verifica dell’esistenza di spazi adibiti a parcheggi e in questo senso è sufficiente che nella relazione ne venga affermata l’esistenza, perché ci sono, vedi parcheggi via Armaroli e Garibaldi e aree di sosta intorno alle mura». Il sindaco ha concluso affermando che «c’è amarezza per le parole del rettore con le quali ha affermato che senza l’Università ci troveremmo ad amministrare il deserto. Credo che sia un passaggio che la città non merita. L’Amministrazione comunale farà di tutto per andare incontro alle esigenze e agli obiettivi dell’Università. L’augurio è che ora partano le interlocuzioni tecniche perché quelle politiche le abbiamo comunicate».

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