Vigorose visioni è la mostra antologica che il Comune di Macerata dedica ad uno dei protagonisti della ricerca astratta nelle Marche del secondo dopoguerra, Silvio Craia, presentata alla stampa questa mattina, venerdì 22 settembre, dall’assessore alla Cultura Stefania Monteverde e dai curatori Giuliana Pascucci, Maria Vittoria Carloni e David Miliozzi in collegamento Skype dall’Istituto della cultura italiano a Praga alla presenza dello stesso Craia. «Siamo onorati di festeggiare gli 80 anni di Silvio Craia con una mostra che racconta un pezzo di storia dell’arte – ha affermato l’assessore alla cultura Stefania Monteverde. – Insieme alla città ringraziamo Silvio Craia per la formidabile produzione artistica in tanti anni di attività, per la fantasia artistica con cui ancora oggi ci travolge di idee e progetti, ma ancor di più per l’ottimismo gioioso del suo amore per le istituzioni e per la città. Grazie Silvio!».

La mostra, promossa dall’assessorato alla Cultura insieme all’Istituzione Macerata Cultura e a Macerata Musei, si inaugura mercoledì 27 settembre alle 18 a Palazzo Buonaccorsi e resterà aperta fino al 12 novembre. L’ideazione è frutto di una stretta collaborazione tra Silvio Craia, David Miliozzi e le storiche dell’arte di Macerata Musei, Giuliana Pascucci e Maria Vittoria Carloni.

Classe 1937, Craia è presente dalla fine degli anni Cinquanta sulla scena artistica. Ironia dadaista, dissacrazione di ogni forma di mondana autoreferenzialità, incessante capacità di rigenerarsi sono i tratti che sembrano meglio descrivere la sua personalità.
La mostra mette in luce la sua poliedrica presenza in campo artistico e omaggia allo stesso tempo la sua attività a favore delle istituzioni comunali di Macerata dove ha lungamente operato come Curatore e come Presidente della Pinacoteca, a partire dagli anni ‘70 grazie al fervido sodalizio con Elverio Maurizi.

Nelle sale espositive di Palazzo Buonaccorsi la selezione delle opere tocca ognuno dei momenti che caratterizzano il lavoro di Craia: dal Naturalismo lirico all’Informale, alle Idrologie, alle Influorescenze, ai Recuperi formidabili fino al confronto con le ceramiche, per concludersi con la suggestiva installazione esposta alla 54 Biennale nel 2011. Complementare, in esterni il grande cubo di Baia Domizia, opera realizzata con Sante Monachesi e Giorgio Cegna, fondatori insieme a lui nel 1968 di AgràMa, movimento contestatario di rottura. Un percorso di circa 40 opere che restituisce con linearità e chiarezza la parabola dell’artista. Negli spazi della Biblioteca Mozzi Borgetti, con diretto richiamo alla sede storica della Pinacoteca e alle salette espositive al tempo animate dalle mostre della Brigata Amici dell’arte, oggi sono ambientati due approfondimenti dedicati alla produzione gestuale e alle Idrologie, frutto, queste ultime, del sodalizio con il poeta Emilio Villa (1914 -2003), esponente di spicco della neoavanguardia. Infine, poco fuori dal centro storico, il borgo di case di terra di Villa Ficana, grazie alla collaborazione con l’Ecomuseo che lo anima, ospita la recente produzione dedicata ai legni e alcune ceramiche.

Il catalogo della mostra, in corso di stampa, raccoglie testi critici di Paola Ballesi, Massimo Bignardi, Lucia Cataldo, Loretta Fabrizi, Ada Patrizia Fiorillo e Alvaro Valentini.

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