Vent’anni dal sisma del 1997, un anno dal terremoto del 2016

Il racconto delle esperienze nel convegno all'Abbadia di Fiastra

«Siamo oggi a distanza di vent’anni a ricordare quell’evento drammatico ma in situazioni totalmente diverse per quanto riguarda il Paese sia per ciò che concerne l’economia, la pubblica amministrazione, gli strumenti di comunicazione». Così il presidente Luca Ceriscioli nel saluto al convegno “1997- 2017. I terremoti e levent’anni Marche. Rinascita e Ricostruzione” tenutosi all’Abbadia di Fiastra e moderato dalla giornalista caporedattore Ansa, Cristina Morbiducci.

«È cambiato completamente il contesto sociale – ha proseguito Ceriscioli- e quindi le esperienze sono molto diverse anche per le dimensioni del sisma, per intensità, estensione e persone coinvolte. Ciò non toglie che possiamo riflettere in questa occasione, naturalmente per ricordare le vittime, i volontari tutte le persone che si sono impegnate e che dobbiamo ringraziare anche a distanza di vent’anni. E diventa naturale prendere spunti positivi dall’esperienza trascorsa del 97, come il trasferimento di competenze ai territori. Già stiamo lavorando insieme e in squadra, ma potenziare questo aspetto diventa una risposta importante per le comunità».

L’ex presidente della Regione e Commissario straordinario per il sisma del 97,Vito D’Ambrosio ha rimarcato come le dimensioni del sisma del 2016 siano state molto più ampie: «Di questo bisogna tenere conto – ha detto – perché è facilissima la tentazione di fare paragoni tra le due esperienze e non è giusto compararle. Io porto la mia esperienza che posso dire positiva, ripercorrendo i punti fondamentali che ci eravamo dati per costruire un programma di interventi. Devo però dare atto che la ricostruzione nelle Marche è stata esemplare quanto quella del Friuli secondo uno schema che privilegiava il decentramento ai territori, la facilitiazione, la semplificazione e l’accelerazione. Una ricostruzione che ha salvato vite umane nel sisma dello scorso anno».

«L’esperienza vissuta nel ’97 – ha detto il sindaco Mauro Falcucci di Castel Santangelo sul Nera – l’abbiamo messa a frutto in questo sisma anche se i due terremoti non sono compatibili sia per le magnitudo che per le normative, quest’ultime differenti rispetto ad oggi.All’epoca c’era un’autonomia da parte dei Commissari delle Regioni.Occorre identificare misure specifiche in base ai danni subiti dai territori montani e dare misure necessarie sotto l’aspetto fiscale e puntare sul lavoro». «Siamo preoccupati – ha sottolineato Renzo Marinelli sindaco di Castelraimondo – perché occorre ricostruire il tessuto sociale attraverso le seconde case affinché si ricostruiscano le eccellenze. Tessuto economico e produttivo con investimenti di qualità per essere competitivi in futuro». «Il personale tecnico e amministrativo assunto per questo sisma – ha detto Pietro Cecoli sindaco di Montecavallo – deve essere formato prima di andare a regime. Tante chiese, strade devono essere sistemate e non sappiamo i tempi soprattutto per la viabilità che è determinante. Occorre che tutti i sindaci facciano una grande squadra».

«Le attività messe in atto nel sisma del ’97 – ha sottolineato Roberto Oreficini ex direttore dipartimento regionale protezione civile Marche – hanno costituito il modello della protezione civile.Il terremoto dell’epoca venne gestito grazie la legge 225 del ’92. Con lo stato di emergenza i presidenti delle Regioni erano delegati Commissari con ampiezza di poteri durante l’emergenza. Il ruolo svolto dal Presidente della Regione si e’ ritenuto efficace e ha dato l’avvio alla formulazione del decreto legislativo 112 che attribuiva competenze di protezione civile alle Regioni».

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