Venerdì scorso l’associazione culturale «Aldo Moro» ha iniziato gli incontri autunnali maceratesi con un tema di attualità, riguardante la cittadinanza ai nuovi italiani, ospitando il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che ha specificato che è meglio parlare dello “ius culturae”: «Si tratta di far crescere i nuovi italiani su basi ancor più solide, quelle culturali, dell’istruzione. Finora abbiamo solamente temuti questi “aspiranti” compatrioti, perdendo in tal modo un’intera generazione. Sul piano complessivo della previdenza c’è stato un vuoto terribile riscontrabile nei nostri conti pubblici».

Il direttore ha poi riportato articoli di giornale americani degli inizi XX secolo, quando ad essere immigrati erano italiani, mettendo a paragone gli articoli di giornale italiani di inizio XXI secolo; ci si trova davanti ad articoli che sono perfettamente sovrapponibili, a volte senza dover nemmeno “cambiare una virgola”: “irascibili, maleducati, pericolosi”.

Secondo Tarquinio nel corso degli anni nulla è cambiato, perché è la paura dell’altro a spaventare: «C’è un vento di secolarizzazione che soffia in maniera indiscriminato da quando è stata varata la legge “Bossi-Fini”, che tocca soprattutto i bambini, figli di genitori stabilizzati in Italia… C’è bisogno di una politica alta e coraggiosa per far fronte a questo problema epocale».

A questo punto diventa logico parlare di “ius culturae” più che di “ius soli”: «Di persone cioè che sono nate in Italia e/o qui stanno studiando, che parlano la nostra lingua, che hanno anche i nostri costumi e i cui genitori, residenti nel nostro Paese da tempo, non hanno commesso reati, qui lavorano e qui pagano contributi e tasse…

Ed è chiaro come il sole che non arriverà mai troppo presto il giorno in cui ci risolveremo, anche per legge, a riconoscere come italiani giovani che già italiani sono. Bambini e ragazzi sui quali l’Italia sta investendo risorse di istruzione e di welfare. Che frequentano scuole italiane e giardini e piazze e oratori italiani assieme ai nostri figli, che sono loro compagni di giochi e di studio e che saranno loro compagni di vita e di lavoro. Concittadini, insomma, dentro la misura fissata dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica. Misura che dobbiamo deciderci a rendere completa e salda».

E portando alcuni esempi di diritti di cittadinanza negati, il direttore di Avvenire ha terminato il proprio intervento affermando che essi sono parte integrante dei giovani italiani: «Eppure i nuovi italiani sono e restano parte integrante di una generazione di giovani concittadini che non possiamo permetterci di perdere e disperdere. Sono parte integrante di un patrimonio di umanità, una ricchezza d’Italia.

Dipende da noi, anche con una legge giusta e finalmente tempestiva, farli essere e sentire continuatori e interpreti del nostro grande passato e protagonisti del presente e del futuro comuni. Insieme».

Gli incontri di autunno del circolo culturale Aldo Moro proseguono venerdì prossimo con l’intervento di don Gino Rigoldi sul confronto tra adolescenti ed adulti.

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