Oggi – a giudizio delle Acli – nella nostra società stiamo vivendo una svalutazione del lavoro, una vera e propria spirale di impoverimento dei lavoratori e una forte diffusione del lavoro irregolare. Altissimo ancora il numero dei disoccupati.

Questo diritto fondamentale, sancito dalla nostra Costituzione, oggi è negato a molte persone e soprattutto ai giovani. Vista l’importanza del lavoro per la nostra identità e per la vita civile, privare un’intera generazione di questa esperienza vuol dire creare un danno inestimabile per il nostro tessuto sociale.

La sempre maggiore flessibilità richiesta dal mercato del lavoro si è spesso tradotta in precariato e in precarietà della vita. Con la crisi sono cresciute ulteriormente anche l’economia sommersa e l’economia criminale, mai debellate nel nostro Paese. Di fronte a questa situazione, servono autentiche politiche attive del lavoro. Un sistema efficiente di politiche attive dovrebbe portare all’attuazione di una rete di sostegno al lavoro con orientamento personalizzato, formazione professionale, consolidamento delle competenze, accompagnamento all’autoimprenditorialità e al lavoro autonomo, tirocini ed esperienze pratiche di alternanza formazione-lavoro, tutoraggio per il reinserimento lavorativo e un sistematico incrocio tra domanda e offerta: sono tutte misure fondamentali per la ricerca del lavoro e per l’inserimento nel mondo del lavoro.

La moltiplicazione dei lavori flessibili e i nuovi scenari industriali tendono sempre più a erodere le forme di sicurezza del lavoro, compresa la sicurezza professionale. Per questo oggi, di fronte alle difficoltà di garantire la continuità del posto di lavoro, è fondamentale creare le condizioni per una continua riqualificazione della vita lavorativa.

L’innovazione tecnologica è da sempre un fattore cruciale di cambiamento dell’organizzazione produttiva e dei sistemi sociali. Chi vive del proprio lavoro oggi non vede i frutti di questa grande innovazione; anzi sta subendo un progressivo peggioramento delle proprie condizioni lavorative. Nel mondo del lavoro la rivoluzione digitale spesso ha incrementato quella che papa Francesco ha chiamato “la cultura dello scarto”. Negli ultimi decenni sono cresciute le disuguaglianze ed è aumentato il divario tra ricchi e poveri.

In Italia oggi, a fronte di una forte crescita dei super-ricchi, circa un quarto dei cittadini è a rischio di povertà o di esclusione sociale. I cambiamenti che investono le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori richiedono una ridefinizione delle tutele sociali. In questa direzione va il Rei (Reddito di inclusione sociale), che è la prima misura strutturale di contrasto alla povertà introdotta in Italia.

Di fronte a questa realtà, caratterizzata dalla crescita delle disuguaglianze sociali, il tema dell’occupazione non può essere affrontato soltanto con politiche del lavoro: sono necessarie politiche economiche e industriali volte a creare nuova occupazione e capaci di promuovere uno sviluppo più equilibrato.

In questo quadro emerge in modo drammatico l’emergenza giovani. Un’intera generazione sta diventando adulta senza incontrare il lavoro. La disoccupazione giovanile è “una vera ipoteca per il futuro” del nostro Paese. È assurdo tener fuori i giovani da un sistema produttivo rivoluzionato dall’innovazione tecnologica: solo con il loro contributo l’Italia riuscirà a non essere tagliata fuori dalla quarta rivoluzione industriale, ormai alle porte. Invece le politiche attive finalizzate all’occupazione giovanile sono in grave ritardo.

Nonostante le criticità finora richiamate, vanno colti alcuni motivi di speranza. Vi sono buone pratiche, soprattutto nel mondo delle imprese sociali; anche nelle imprese innovative vi sono esperienze che valorizzano la creatività delle persone e stimolano legami e reti. Attorno al lavoro si collocano le grandi questioni di oggi: democrazia, etica pubblica, partecipazione, rispetto delle regole, dialogo fra le parti sociali, riforma delle istituzioni, solidarietà, coesione sociale, rapporto fra cittadini, comunità e Stato.

Il lavoro da problema deve diventare progetto: un progetto che preveda di inserire il lavoro in un nuovo modello di convivenza civile a misura d’uomo. A questo può e deve servire la Settimana sociale di Cagliari.

(Marco Moroni è Segretario di Acli Marche con delega al Lavoro e al Centro studi)

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