Unicam. Il premier Gentiloni: «Siate orgogliosi di questa Università»

Il Capo del Governo a Camerino ha sottolineato gli sforzi compiuti dall'Ateneo dopo il sisma del 2016

«Grazie per non aver chiuso le vostre aule, per non aver mai smesso di lavorare, l’Italia e il Governo è al vostro fianco». Sentito il ringraziamento del primo ministro Paolo Gentiloni, ricordando anche le origini familiari nelle Marche, evidenziando come il lavoro debba accelerare «con ogni sforzo, per fare degli ulteriori passi in avanti».

«Sulle vostre spalle – ha detto Gentiloni rivolgendosi alla comunità di Unicam – c’è una responsabilità particolare nei confronti del territorio che esercitate con onore e con coraggio». Dai 7mila studenti Unicam «dipende una parte del futuro di questo territorio e non solo dell’Ateneo: un contributo straordinario a rimarginare tutte le cicatrici causate dal sisma». Per Gentiloni, «Unicam è una bandiera della ricostruzione». La scommessa è realizzare qui una vera e propria “Città dei beni culturali”, attraverso i beni dismessi del demanio, perché la cultura fa parte dell’identità del territorio maceratese che «hanno una vocazione universitaria da secoli», ha affermato ancora il Capo del Governo.

«A Camerino siamo tutti estremamente legati come all’importanza dell’Universita nonostante i numeri con cui dobbiamo fare i conti – ha aggiunto -, con la consapevolezza di quanto sia importante la crescita della popolazione universitaria, un dato da seguire insieme a quello della crescita del Pil: numeri che vanno nella direzione del futuro è che vanno incoraggiati con tutte le misure possibili». In tal senso Gentiloni annuncia l’assunzione di 1611 nuovi ricercatori e, citando, Enrico Mattei, ricorda come «lo sviluppo del mondo di domani» dipenda «dallo sviluppo della scienza», principio che fa parte del “lavoro” di Unicam. Il legame tra innovazione, tecnologia e radici di saggezza, così come il lavoro di domani, sono per il premier presupposti importanti cosi come i valori umani che dovranno prevalere in una visione di futuro che rifiuta lo sfruttamento lavorativo e culturale dei cittadini.

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