Diomede Pantaleoni

«Carneade! Chi era costui?». La famosa frase che Alessandro Manzoni fa dire a don Abbondio nell’ottavo capitolo de I Promessi Sposi ben potrebbe essere oggi (purtroppo!) parafrasata – specie tra i più giovani – da quanti, transitando in quel tratto delle mura di Macerata tra lo Sferisterio e Rampa Zara, si dovessero soffermare con lo sguardo sulla targa della toponomastica che indica “via Diomede Pantaleoni”. La stessa cosa per coloro che, scendendo dallo Sferisterio verso la Pace, si trovino a transitare per “via Maffeo Pantaleoni”.

Diomede e Maffeo, padre e figlio, sono stati i due maggiori esponenti di una delle famiglie più in vista della Macerata tra Ottocento e Novecento, i Pantaleoni.

Maffeo Pantaleoni

Il primo, medico chirurgo, amico e confidente di Cavour e di Massimo D’Azeglio (a sua volta consuocero del maceratese conte Domenico Ricci), fu deputato e poi senatore nel primo parlamento post unitario. Il secondo, nato dal matrimonio tra Diomede Pantaleoni e la nobildonna irlandese Jane Isabella Massy Dawson, dopo gli studi in Italia e all’estero si dedicò all’insegnamento universitario diventando uno dei maggiori economisti italiani della sua epoca. S’impegnò anche in politica, prima come deputato e poi – nell’ultimo anno di vita – come senatore.

Nonostante ruoli rilevanti ricoperti nella vita cittadina e nazionale, Diomede e Maffeo Pantaleoni sono oggi per tanta gente e (ahimè) anche per molti maceratesi, due “Carneade”.

Relatori del Convegno

Perché mai? Probabilmente non c’è una ragione univoca e alcune risposte ha cercato di darle il convegno – non a caso intitolato “I grandi dimenticati” – che si è svolto all’università di Macerata (peraltro nell’aula verde del Polo Pantaleoni) per iniziativa dell’Associazione laureati ateneo maceratese nella ricorrenza del 160° anniversario dalla nascita di Maffeo Pantaleoni. Un’occasione – ha detto Daniela Gasparrini, presidente dell’Alam – per continuare un percorso di “riscoperta” di personaggi maceratesi che hanno lasciato un segno nella storia, non solo locale, iniziato mesi fa con l’incontro dedicato ad Arturo Mugnoz.

Relatori del Convegno

Riccardo Piccioni, docente di storia contemporanea presso l’ateneo cittadino e autore anni fa di un libro su Diomede Panteleoni, edito dall’Istituito per la storia del Risorgimento, ha ricordato l’apporto dato dal medico e patriota maceratese al tentativo di risolvere pacificamente la “Questione romana” sulla base del famoso principio “libera Chiesa in libero Stato”. Frase non coniata da Panteleoni, ma che Diomede utilizzò per spiegare a Cavour la sua strategia di mediazione con la Santa Sede, poi fallita a causa di una parallela e poco chiara trattativa con le alte sfere della curia papale autorizzata da Cavour stesso e alla quale Pantaleoni si oppose.

Il sindaco di Macerata Romano Carancini

Di Maffeo, «pensatore originale», ha parlato Antonella Paolini, docente di economia. Per le sue teorie, spesso fuori degli schemi classici del tempo e per la sua poliedricità, Maffeo Pantaleoni è stato un economista per molti versi innovativo, in seguito molto studiato per le sue teorie sulla «capacità incentivante della concorrenza”, sul concetto e ruolo dell’imprenditore quale figura centrale del sistema economico, per essere stato un sostenitore delle “aggregazioni” tra imprese in una forma che oggi può essere vista come “filiera produttiva”. Pur essendo molto «patriottico» – ha aggiunto la docente – Maffeo aveva già a quel tempo una visione di economia alquanto globale. Un aspetto probabilmente frutto degli studi che lo avevano portato a soggiornare a lungo all’estero.

L’attrice Tea Pantaleoni in visita nel 2015 alla biblioteca Pantaleoni custodita alla Mozzi Borgetti di Macerata

Molti degli scritti di Maffeo, sia quelli concernenti gli studi economici, sia gli epistolari con l’amico Vilfredo Pareto e altri economisti, rappresentano il cuore della sua biblioteca rimasta per ben 75 anni inaccessibile in una stanza del ministero del Tesoro a Roma. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1924, l’esecuzione del testamento di Maffeo Pantaleoni per quanto concerne la proprietà del fondo librario è rimasta una diatriba irrisolta e, solo grazie all’opera svolta dall’onorevole Valerio Calzolaio, che nella seconda metà degli anni ’90 è stato anche sottosegretario di Stato, la difficile questione ha potuto trovare uno sbocco positivo. È stato lo stesso Calzolaio a rievocare la vicenda nel corso del convegno.

L’esterno del Mausoleo prima del terremoto

La soluzione – ha ricordato l’ex parlamentare maceratese – è stata trovata con una procedura avviata nel 1995 e giunta a conclusione nel 2000 basata sulla separazione tra la questione proprietaria e l’uso del fondo librario. Ciò ha permesso la stipula di una convenzione tra Comune e Ministero in base alla quale oggi la biblioteca di Maffeo Pantaleoni è custodita presso la Mozzi Borgetti di Macerata, dove – aperta dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi – è stata completamente

L’attrice Tea Pantaleoni in visita nel 2015 al Mausoleo

catalogata ed è ora a disposizione degli studiosi. La prima ad avviare uno studio sistematico del fondo Pantaleoni oggi presente alla Mozzi Borgetti è stata nel 2006 la ricercatrice Daniela Giaconi.

Tra i relatori del convegno anche la professoressa Gabriella Saretto, autrice del libro Villa Isabella, uscito lo scorso settembre per i tipi di Europa Edizioni e gratificato pochi giorni fa con una menzione speciale al “Premio internazionale Michelangelo Buonarroti”, promosso annualmente a Seravezza (Lucca). La Villa Isabella del libro è la casa della famiglia Pantaleoni, nel quartiere Vergini di Macerata, fatta costruire da Diomede tra il 1860 e il 1862, subito dopo aver abbandonato Roma. Andando anni fa ad abitare in quella casa, Gabriella Saretto – come lei stessa ha ricordato nel corso del suo intervento – ha sentito il bisogno di esplorare nella memoria di coloro che avevano abitato in quelle stanze. Attraverso le lunghe ricerche condotte per ricostruire l’albero genealogico dei Pantaleoni, «le emozioni suscitate dalla conoscenza delle vicende della famiglia che prima di me ha vissuto tra le mura della mia casa – ha sottolineato l’autrice – mi hanno ispirata e quasi obbligata a scrivere il libro, guidata da quello che ho chiamato il genius loci, sotto la cui influenza ho avvertito la curiosità di scavare, come un’archeologa, nella memoria fisica degli abitanti originari di Villa Isabella».

Il libro – con prefazione di Carlo Nicolini – contiene anche diverse foto d’epoca e riporta alla luce aspetti poco noti di quell’edificio in stile neogotico che durante la Prima Guerra mondiale fu adibito ad ospedale militare e negli anni 50 e 60 del Novecento a sede di colonie estive. Tra le vicende della villa si intrecciano quelle dei Pantaleoni, «tra le loro opere pubbliche di elevato e insolito impegno e le vicende familiari romanticamente cariche di quotidianità spicciola, non esente da drammi». «Da donna innamorata di questi Pantaleoni, uomini probi, coltissimi, autenticamente virili, intelligenti e costruttivi – ha concluso Gabriella Saretto – mi reco ogni tanto a ricordarli sulla loro tomba, luogo simbolo della loro eredità di opere, di affetti e di valori. Ma lo stato in cui oggi versa il loro Mausoleo non fa onore a Macerata».

La locandina del Convegno

E il convegno, infatti, è stato anche l’occasione per “accendere un faro” sul piccolo mausoleo che custodisce i resti mortali dei maggiori esponenti dalla famiglia Pantaleoni, da anni in precarie condizioni e ulteriormente lesionato lo scorso anno dal terremoto, tanto che oggi è inagibile. Si tratta di una costruzione in stile neoclassico a pianta esagonale per il cui recupero l’architetto Massimo Canesin, il quale sul manufatto ha compiuto ricerche catastali e realizzato un accurato rilievo topografico e fotografico, ha proposto – qualora non risultino percorribili altre strade – di fare ricorso al crowdfunding, ovvero a quella pratica ancora poco conosciuta in Italia, ma molto utilizzata all’estero, che consiste in una pubblica sottoscrizione finalizzata a uno scopo condiviso. Dedicato a Diomede Pantaleoni, di cui all’interno sulla lapida funebre che lo ricorda è trascritto il testamento olografo, il mausoleo fu fatto costruire a poche decine di metri dalla villa per iniziativa dello stesso Diomede quando era ancora in vita.
Il recupero della struttura, destinandola magari anche alla libera visita, sarebbe un concreto gesto di riconoscenza della comunità verso una famiglia con un forte sentimento patriottico, rimasta sempre legata alla sua città a cominciare dal capostipite, Pantaleone Pantaleoni (avvocato e per trent’anni docente all’università di Macerata) al quale di deve il più cospicuo, ma soprattutto decisivo, cofinanziamento per la costruzione dello Sferisterio.

Il sindaco Romano Carancini e l’assessore ai beni culturali, Stefania Monteverde, intervenuti in momenti diversi, hanno elogiato iniziative volte a recuperare la “memoria” di quanti nel tempo hanno contribuito in vari modi alla crescita di Macerata, mentre Maria Paola Scialdone, responsabile della delegazione provinciale del FAI, ha proposto – con il coinvolgimento delle scuole – l’istituzione di una giornata dedicata alla visita e alla conoscenza dei luoghi della città legati ai Pantaleoni.

Intanto il prossimo 21 novembre i nomi di Macerata e dei Pantaleoni entreranno nelle case degli americani. Infatti, la rete televisive statunitense PBS, un network che raggruppa 349 stazioni televisive pubbliche nazionali, trasmetterà in prima serata un programma di un’ora il cui titolo, tradotto in italiano, è “I parenti che non sapevamo di avere”. La trasmissione, per la quale la rete televisiva si è avvalsa anche di materiale documentario fornito dalla professoressa Saretto e dal professor Piccioni, ha preso spunto dagli echi della visita compiuta due anni fa a Macerata dall’attrice americana Tèa (Panta)Leoni venuta in città per conoscere i luoghi dei propri avi. Il bisnonno dell’attrice, Guido Pantaleoni, fratello di Maffeo e figlio di Diomede, quando era ancora fresco di laurea in ingegneria conseguita al Politecnico di Torino, emigrò negli Stati Uniti d’America, dove nel 1886 contribuì a fondare la Westinghouse Electric Company, poi destinata a divenire una dei colossi dell’industria mondiale.

Un altro modo per riscoprire e valorizzare i maceratesi illustri – ha ricordato Riccardo Piccioni – è quello di favorire nuove ricerche attraverso tesi di laurea nelle università. Dei Pantaleoni, nel 2018, si continuerà a parlare probabilmente anche oltre Macerata. Per il prossimo anno, infatti, è attesa la pubblicazione di un libro attualmente in preparazione per conto di un noto editore maceratese.

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments