Film. «La ragazza nella nebbia»: l’esordio di Donato Carrisi alla regia

Filo conduttore la storia di una sparizione, che avviene poco prima di Natale, della sedicenne Anna Lou e delle indagini mediatizzate e di dubbia moralità, condotte dall’ispettore Vogel, interpretato da un teatrale Toni Servillo

Tra flashback e flashforward, “La ragazza nella nebbia” racconta la storia di una sparizione, che avviene poco prima di Natale, della sedicenne Anna Lou e delle indagini mediatizzate e di dubbia moralità, condotte dall’ispettore Vogel, interpretato da un teatrale Toni Servillo. «La prima regola di un grande romanziere è copiare» afferma il sospettato numero uno, il professor Loris Martini con il volto di Alessio Boni, ed è proprio quello che fa Donato Carrisi all’esordio alla regia del suo stesso best seller: attinge dai migliori. Ci sono molti riferimenti cinematografici ai grandi thriller degli anni ‘90 ma anche alle più recenti serie tv.

Il cartello “Benvenuti ad Avechot” come in “Twin Peaks”, l’arrivo dell’ispettore Vogel che richiama quello di Cooper, le locandine di scomparsa in stile americano, una poliziotta simile (ma solo per il cappello a paraorecchie) a Frances McDormand in “Fargo”, dei fratelli Cohen e poi Fincher de “L’amore bugiardo” e tanto altro ancora.

Le vicende di “La ragazza nella nebbia”, che vede nel cast anche Jean Reno nel ruolo dello psichiatra, sono ambientate in un paese di montagna chiamato Avechot, un non-luogo che potrebbe essere ovunque e che richiama molto quello di “Les Revenants”, serie tv francese andata in onda in Italia nel 2014. Tutto è rarefatto e avvolto da una nebbia perenne, da boschi e colori caldi, l’atmosfera natalizia è quella giusta per una verità che è un inganno, per inserire la scomparsa di una ragazzina dai capelli rossi, appartenente ad una strana confraternita che popola il paese e la caccia al “mostro” alla quale fanno eco i più famosi delitti italiani, tanto strumentalizzati dai media.

«Ho una regola base: i film che mi piacciono di più sono sempre quelli di cui mi ricordo il finale. Il finale deve seguire lo spettatore fuori dal cinema» e Donato Carrisi ci riesce e senza mettere in scena alcuna violenza trova la giusta alchimia nella suspense.

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