L’attuale realtà migratoria in Europa e in Africa è caratterizzata da una crescente dinamica e complessità che pongono delle sfide concrete alla società e alla Chiesa. La Congregazione Scalabriniana, che compie 130 anni di vita, è continuamente chiamata ad offrire il proprio contributo concreto: «Fedele al carisma e ispirata dall’esempio di Scalabrini, la Congregazione si pone in attento ascolto della realtà e coopera con gli attori sociali ed ecclesiali, ponendosi innanzitutto al servizio della Chiesa a livello locale, regionale ed universale.

Il servizio concreto alla persona e alla famiglia migrante e rifugiata, la riflessione, la ricerca e la promozione di politiche e di azioni concrete (come forma di nuova evangelizzazione), esigono sempre più un coordinamento e una cooperazione di tutti gli attori presenti nelle realtà dove siamo presenti».

Con questa premessa i missionari scalabriniani organizzano a Loreto dal 14 al 15 novembre un corso di formazione per gli operatori pastorali del territorio, implicati nell’argomento migratorio, come i responsabili diocesani della Regione Marche della Migrantes, degli Uffici Missionari e delle Caritas.

Per approfondire l’argomento abbiamo chiesto a padre Gianni Borin, superiore dei missionari di San Carlo – Scalabriniani, di spiegarci a quale missione è chiamata oggi la Chiesa: «Penso che papa Francesco abbia espresso molto chiaramente nel suo Messaggio in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, che si celebrerà il prossimo 14 gennaio, la Missione della Chiesa nei confronti della realtà drammatica dei migranti e dei rifugiati: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

Si tratta di azioni concrete di facile comprensione, anche se spesso di difficile attuazione, perché talvolta un po’ impopolari. Non dimentichiamo inoltre che la Chiesa sta già dando anche numerosi segni nei confronti di una necessaria azione precedente: quella di ‘prevenire” l’emigrazione».

Quale è la sfida degli Scalabriniani di fronte ai movimenti migratori?
«La nostra Congregazione, che compie quest’anno 130 anni di vita, è continuamente chiamata ad offrire il proprio contributo concreto, fedele al carisma ed ispirata dall’esempio del beato Giovanni Battista Scalabrini. La nostra lunga e diversificata storia di azione pastorale è comunque sostenuta da alcune convinzioni pastorali di fondo.

Si tratta, infatti, di una pastorale che richiede una lettura interdisciplinare attualizzata del fenomeno migratorio, in cui le migrazioni sono analizzate come risultato di asimmetrie sociali ed economiche, ma anche come denuncia di un ordine mondiale ingiusto; si fonda su una lettura di fede delle migrazioni, viste come simbolo della condizione umana e luogo teologico in cui si attua il disegno salvifico; è declinata lungo l’asse della memoria e della profezia:

fedele al carisma attualizzato con creatività e guidata dallo Spirito che oggi fa ascoltare la voce di Dio; è organica e integrale perché include l’impegno per la giustizia, la difesa della dignità e dei diritti dei migranti, soprattutto quelli di non essere costretti ad emigrare, ma anche di vivere nella terra che glielo permette con dignità; implica un’azione di comunione nella Chiesa locale, con e tra migranti e autoctoni, in vista della realizzazione visibile del sacramento del Regno».

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