di Massimiliano Colombi e Marco Marcatili *

“Macerata 2020” si candida a essere una Capitale Estroversa: ESTro-versa perché guarda ad EST; ESTRO-versa perché la sua traiettoria di sviluppo pone al centro l’estro declinato in creatività, cultura e conoscenza; EST-ROVERSA (libero ed “estroso” adattamento del latino reverso) in quanto terra sconquassata e rivoltata dal sisma che, accanto a dolori e sofferenze, fa riscoprire una nuova fertilità valoriale, culturale, spirituale e sociale.

Per Macerata proiettarsi come Capitale Estroversa significa superare i rischi di una propensione all’introversione di “Macerata Bella”, che per molto tempo ha valorizzato maggiormente la rendita di posizione piuttosto che i rischi di un’intrapresa collettiva. Consolidare la capacità di estroversione significa in particolare proseguire e rinforzare un grande lavoro pedagogico con l’intera comunità. Trasformare la cifra dell’estroversione in progetto di sviluppo appare la medesima sfida che attraversa l’intero Paese. Per questo Macerata Estroversa diventa un’efficace metafora per l’intera coralità produttiva nazionale chiamata – non da oggi – ad affrontare con intenzionalità e visione strategica la trasformazione del Paese in una Italia Estroversa.

Macerata è una media città italiana che con la sua candidatura segnala il valore di un fitto reticolo di città che rischiano l’invisibilità strette tra le “aree metropolitane” e le “aree interne” e che invece costituiscono una specificità: la città micropolitana.

Nello stesso tempo la città si candida ad essere un laboratorio a cielo aperto per la sperimentazione delle nuove tecnologie in una prospettiva che tende a superare l’idea di Smart city per orientarsi verso una logica di Senseable City (C.Ratti, MIT di Boston) in cui la tecnologia si pone al servizio della persona e diventa un fattore che concorre al miglioramento della qualità della vita nel contesto urbano.

La candidatura a Capitale Italiana della Cultura si basa altresì su un preciso orientamento strategico: favorire la transizione da una città di fruizione della cultura ad una città di produzione della cultura. Grazie ad un percorso iniziato nel 2010 a partire dagli studi promossi dalla Camera di Commercio di Macerata e coordinati dal professor Antonio Calafati (docente di Studi urbani all’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera Italiana) la città ha avviato una transizione lunga, complessa e affatto scontata verso la “città della cultura”. L’originalità di Macerata non sta tanto nella sua dotazione di stock di beni culturali quanto nella presenza di un ecosistema in grado di accogliere e di attrarre un numero elevato di “produttori culturali”.

Un contributo fondamentale è offerto dall’Università di Macerata che rappresenta la più importante “impresa culturale” della città non solo in relazione alla presenza di un numero rilevante di studenti e di docenti che diventano importanti city users, ma anche per la capacità di proiettare la città in un contesto internazionale. Nello stesso tempo la presenza dell’Accademia delle Belle Arti contribuisce a creare un contesto attrattivo per giovani creativi. Accanto al Macerata Opera Festival e a Musicultura, già noti a livello nazionale e internazionale, operano tantissime esperienze che sviluppano processi creativi in diversi settori, dalla fotografia all’editoria, dalla produzione teatrale a quella musicale, fino ad alcune esperienze di nicchia che arricchiscono continuamente una larghissima offerta che scandisce tutte le stagioni dell’anno.

La nascita della Marca Maceratese, un network per lo sviluppo di politiche innovative per la promozione del territorio, è il segnale più eloquente per un posizionamento di Macerata al servizio di una rete di città che riconoscono la presenza di una “capitale territoriale” che nel tempo ha saputo costruire connessioni e progettualità condivise. In questo senso siamo di fronte ad una candidatura di territorio.

Candidatura che per Macerata vale ulteriori 6 milioni di Euro di risorse aggiuntive a quelle del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (1 milione di Euro) e che in termini di effetti economici potranno significare per la città-territorio un aumento del 27% dei turisti italiani, del 33% di quelli stranieri e di 28 milioni di euro di valore economico incrementale generato dal progetto culturale. L’innovazione di metodo nella candidatura basata su evidenze e obiettivi dichiarati, che questo Ministero potrà accogliere e utilizzare per le future capitali della cultura, è l’esito di una valutazione di impatto elaborata da Nomisma, non numeri che «un ubriaco utilizzerebbe come i lampioni per sostenersi, non per illuminarsi».

Macerata Capitale significa soprattutto pensare una città ESTroversa in quanto inclusiva, capace di ri-giocare il “buon lascito” di Padre Matteo Ricci che al termine della prefazione al Mappamondo universale di Pechino (1602) scrive: «Io Matteo, così poco intelligente, dedico questa mappa a tutti coloro che, insieme con me, respirano sotto lo stesso Cielo e poggiano i sandali sull’augusta Terra».

  • rispettivamente sociologo ed economista, Coordinatori del Dossier di candidatura di Macerata Capitale Italiana della Cultura 2020
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